Così la internet economy premia le eccellenze

Così la internet economy premia le eccellenze

Intervenendo nel dibattito di Linkiesta sulla manifattura, partito dal blog Technology Review, Romano Prodi ha scritto: «Mentre sul ruolo rilevante della manifattura a favore dell’innovazione non ci sono molti dubbi, sul tema del digitale si deve studiare di più allargando soprattutto il discorso del ruolo appena agli inizi dei social media». Questo auspicio è sicuramente da raccogliere ma, nel frattempo, risulterà altrettanto utile intraprendere una revisione delle evidenze su cui possiamo oggi contare per valutare il ruolo dei suddetti settori nel contesto dei cambiamenti strutturali nell’economia globale globale.

Nel Marzo del 2011, Michael Spence e Sandile Hlatshwayo hanno pubblicato The evolving structure of the American Economy and the Employment Challenge, uno studio in cui l’evoluzione dell’economia americana è analizzata secondo la triplice prospettiva dei trend nell’occupazione, nel valore aggiunto e nel valore aggiunto per lavoratore, dal 1990 al 2008. Nel periodo considerato, sono stati creati negli Usa un totale di 27.3 milioni di posti di lavoro (partendo da una base di 121.9 milioni) di cui il 97.7% è stato assorbito dai settori dei beni e servizi non commerciabili internazionalmente (nontradable), con governo e sanità in testa, due settori che hanno totalizzato complessivamente 10 milioni di nuovi posti di lavoro – ossia il 40% incremento totale (quota che sale al 65% contando i primi cinque settori dei nontradable).

Cambiamento totale nei posti di lavoro, 1990-2008

Il settore dei beni statunitensi commerciabili internazionalmente (tradable), invece, ha visto una crescita nell’occupazione per i servizi di alta gamma, equilibrata però dal trend al ribasso dell’occupazione nella maggior parte delle aree del manifatturiero, causato dalla migrazione di svariate funzioni della supply chain, in particolare quelle associate a lavori con basso valore aggiunto per addetto. La manifattura è il settore che ha subito il più forte declino nell’occupazione, perdendo in totale 4,3 milioni di posti di lavoro tra il 1990 e il 2008. L’agricoltura ha invece perso 535mila addetti, mentre finanza e servizi d’architettura e ingegneristici hanno la maggiore crescita. L’information technology è cresciuta alla fine del periodo ma è calata drammaticamente durante la bolla di internet, che ha colpito anche i servizi di creazione di software informatici, ossia il settore che mostra la maggiore crescita tra i tradable di piccole dimensioni, assieme a management e consulenza, servizi alle imprese e accounting.

Posti di lavoro nel settore dei tradables, 1990-2008

Guardando al valore aggiunto, ci si potrebbe attendere che questo abbia un andamento corrispondente a quello nell’occupazione, con alcuni settori in aumento e alcuni in declino. In realtà, quasi tutti i settori tradable aumentano il loro valore aggiunto tra il 1990 e il 2008, non solamente nei settori in cui l’occupazione cresce ma anche nella manifattura, che vede aumentare il proprio valore aggiunto complessivo di circa il 17 per cento.

La maggiore crescita nel periodo si osserva nel settore dell’elettronica (+363%), che è un altro dei settori in cui l’occupazione è fortemente diminuita. Secondo Spence, la ragione di questo andamento è da ritrovarsi nella delocalizzazione di un crescente numero di parti della supply chain, dall’assemblaggio labor-intensive alla manifattura di semiconduttori (il che ha causato il declino nell’occupazione) mentre sono rimaste negli Stati Uniti le porzioni della supply chain a maggior valore aggiunto, con un numero di posti di lavoro disponibili molto più contenuto. Il rapporto tra il valore aggiunto e l’occupazione fornisce infine il valore aggiunto per lavoratore. Questo è cresciuto sia nei settori manifatturieri (come d’altronde ci si poteva attendere, visto il divergente pattern tra occupazione e valore aggiunto) sia nei settori dei servizi in cui l’occupazione è aumentata tra il 1990 e il 2008. In particolare, i servizi di alta gamma come l’informazione (+67%) e l’elettronica (+405%, anche se si tratta di una misura in parte sopravvalutata) hanno visto notevoli aumenti nel valore aggiunto per addetto.

Al contrario, i grandi datori di lavoro nel settore dei nontradable (governo e sanità) diminuiscono il valore aggiunto per addetto del 4 e del 9% rispettivamente. Poiché tali settori impiegano per lo più persone provenienti dalle classi medie, questo fatto ha implicato un effetto depressivo nei salari del ceto medio e un aumento della diseguaglianza di reddito dovuto alla contemporanea crescita nel valore aggiunto per i beni e servizi di alto livello, solitamente collocati tra i settori che producono beni e servizi commerciabili internazionalmente. In generale, infatti, il valore aggiunto per addetto è cresciuto per i beni commerciabili in maniera molto maggiore rispetto a quanto abbia fatto per i beni non commerciabili: il valore aggiunto per i tradable era del 10% più alto rispetto a quello dei non tradable nel 1990, e del 50% più alto nel 2008.

Valore aggiunto per lavoratore, 1990-2008

Si può concludere che negli ultimi 20 anni l’economia statunitense è stata caratterizzata dal fatto che alcune parti del settore tradable sono cresciute sia in valore aggiunto sia in occupazione: si tratta ad esempio della finanza, delle assicurazioni, del computer system desing – cioè di industrie caratterizzate da addetti altamente qualificati. Altre parti del settore dei tradable, invece (come l’elettronica e l’industria dell’automobile) sono cresciute in valore aggiunto ma hanno avuto un declino nell’occupazione. Queste industrie hanno una catena del valore ad ampio raggio, con lavori a basso e alto valore aggiunto: i primi sono stati largamente mossi all’estero, causando un declino dell’occupazione e lasciando negli Stati Uniti i secondi, che sono rimasti competitivi e traggono profitto dall’operare in un ambiente economico globale con accesso ai mercati emergenti ad alta crescita, con numerose opportunità commerciali. L’esempio di quanto accaduto nel settore dell’elettronica è sicuramente uno dei più calzanti in questo senso. 

Il settore dell’elettronica

Mentre i lavori a bassa qualifica venivano spostati verso l’Asia per sfruttare il basso costo del lavoro, l’industria domestica diveniva via via più concentrata nei segmenti skill-intensive dalla catena produttiva, permettendo all’industria di fare grandi profitti anche nel pieno della recessione scaturita dalla crisi finanziaria del 2007. Non si tratta di un processo facilmente reversibile: secondo Spence e Hlatshwayo, i costi di transazione derivanti da supply chain complesse e geograficamente disperse sono destinati a calare ulteriormente, come combinazione dell’accresciuta expertise del management e della sempre più efficiente information processing technology.

L’economia globale presenta un’abbondanza di risorse umane che stanno divenendo sempre più accessibili, sostengono i due autori, e il capitale umano fornito dalle economie emergenti diventa di maggiore qualità, così che vi saranno più settori in cui il potenziale competitivo è in crescita. Ciò significa da una parte che gli impiegati nel manifatturiero delle economie avanzate potranno trovarsi a dover accettare trattamenti economici strutturalmente peggiori rispetto al passato (almeno in termini relativi) nonostante la maggiore produttività (che, infatti, deriva principalmente dall’utilizzo di nuove tecnologie) e, dall’altra, che il processo di crescita delle economie emergenti le condurrà progressivamente a competere anche per funzioni produttive più sofisticate dove, ad oggi, la pressione della competizione internazionale non è forte e dovesi si situano i lavoratori Usa ad alto reddito.

In generale, l’apporto fornito dal settore dei tradable all’occupazione statunitense è stato irrilevante nel periodo considerato, così che la forza lavoro in espansione è stata assorbita dal settore dei nontradable, il che ha implicato un importante ruolo della spesa pubblica nel sostenere l’occupazione. Se si considera poi che parte della crescita nel resto dei nontradable (come ad esempio quella nel settore della distribuzione o delle costruzioni) è stata alimentata da consumo basato sul debito (debt-fueled consumption), emergono forti dubbi circa la sostenibilità, nel prossimo futuro, di proseguire su tale sentiero di crescita, nel contesto di un sistema economico caratterizzato da processi di deleveraging da parte del settore pubblico così come di quello privato.

Se il settore tradable non si dimostrerà in grado di assorbire l’offerta di lavoro lasciata vagante da un settore pubblico in declino, l’economia statunitense potrebbe essere destinata a vivere periodi di crescita con alta disoccupazione. Recuperare l’attività manifatturiera espatriata, d’altro canto, non è semplice, poiché la competitività nella manifattura è funzione della qualificazione e del know-how dei lavoratori e di istituzioni tecniche che, una volta andate, sono difficili da ricostituire. Spence propone che un’implicazione di policy dell’analisi includa una valutazione evolutiva delle potenzialità competitive e occupazionali tra i vari settori domestici e a livello di capitale sociale e spettro educativo, con lo scopo di guidare o sospingere gli outcome di mercato verso il raggiungimento di obiettivi sociali. Se questo vale per gli Stati Uniti, per l’Italia, per la quale non abbiamo (ancora) un tale tipo di studio a disposizione, vale almeno dieci volte di più.

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