Dopo Genova anche le primarie di Palermo spaccano il Pd

Dopo Genova anche le primarie di Palermo spaccano il Pd

La tregua nel Pd siciliano, diviso sull’accidentato percorso che ha portato alle primarie per il sindaco di Palermo, termina alle ore 13 di sabato 11 febbraio. Una parte del gruppo dirigente siciliano del Pd, tra cui Beppe Lumia, Antonello Cracolici e l’ex ministro Salvatore Cardinale, consegna le firme per convocare l’assemblea regionale e discutere la mozione di sfiducia ai danni dell’attuale segretario regionale Giuseppe Lupo. Per quale motivo? I firmatari contestano all’attuale segretario regionale «una linea incerta e contraddittoria» che nei fatti ha portato alla chiusura di qualsiasi possibilità di intesa con il Terzo Polo alle amministrative di Palermo.

L’assemblea regionale è composta da 369 componenti. Per convocarla occorre consegnare un terzo delle firme degli aventi diritto, ovvero 123 firme. I firmatari sono addirittura 188, la maggioranza assoluta. Il segretario regionale Giuseppe Lupo, sostenuto apertamente da Pierluigi Bersani, rischia di essere sfiduciato. E i firmatari, dal canto loro, mirano a votare la sfiducia al segretario regionale prima delle primarie del 4 marzo. Obiettivo? Una delle ipotesi che si fanno nella sede regionale dei democratici siciliani di via Bentivegna è un nuovo possibile stop alle primarie palermitana. E gli effetti per i vertici del Partito democratico, sopratutto dopo la vicenda delle primarie genovesi perse dal Pd, potrebbero essere irreversibili.

Lo statuto del Pd siciliano, al settimo comma dell’articolo 16, «impone al Presidente dell’assemblea la convocazione straordinaria dell’organismo inderogabilmente entro 15 giorni». Il segretario Lupo però non cede: «Il termine è riferito alla convocazione, non allo svolgimento della riunione». Il presidente dell’assemblea Enzo Napoli, raggiunto da Linkiesta, dice: «Voglio consultarmi prima con Bersani, Migliavacca, Lupo e con i promotori dell’iniziativa. Anche i firmatari non sembrano essere intransigenti».

Nel frattempo ieri c’è stata una direzione provinciale del Pd palermitano, alla quale hanno partecipato anche il coordinatore della segretaria nazionale Maurizio Migliavacca e il responsabile degli enti locali Davide Zoggia. Una riunione durata circa cinque ore. Al termine il segretario provinciale del partito a Palermo, Enzo Di Girolamo, è rimasto sulle posizioni di Lupo: «Non ci sono maggioranze e minoranze ma c’è un Pd unito. Ripartendo dalla compattezza del centrosinistra, batterà il centrodestra colpevole della fallimentare gestione Cammarata degli ultimi dieci anni». In sostanza la relazione del segretario provinciale, approvata con trenta sì, un contrario e tredici astenuti, vicini invece all’area Lumia-Cracolici che vorrebbe la sfiducia del segretario regionale, ha ribadito la necessità di ripartire da un’alleanza che coinvolga Idv e Sel. Oggi Lupo, rinfrancato dal risultato ottenuto ieri in direzione provinciale, ha detto: «L’assemblea regionale straordinaria per votare la sfiducia? Per me si può fare anche domani, non la temo. Il voto della direzione mi rafforza».

Sul suo blog Antonello Cracolici, uno dei protagonisti della nascita del quarto esecutivo di Raffaele Lombardo in regione e che sostiene, per le primarie di Palermo, il giovane Fabrizio Ferrandelli, smorza i toni degli scorsi giorni: «È arrivato il momento di mettere da parte le polemiche e di dedicare tutte le nostre energie alle primarie. Lavoriamo in questa direzione per far sì che da adesso al 4 marzo ci si possa confrontare lealmente sui programmi e sulle idee per la città. E sopratutto lavoriamo per le “secondarie” creando le condizioni affinché, il 5 marzo, tutti insieme possiamo possiamo iniziare la corsa che ci accompagnerà alle secondarie di maggio».

Ma la sensazione è che sia soltanto una quiete temporanea. Da poco Antonio Rubino ha rassegnato le dimissioni da Presidente del comitato per le primarie di Palermo: «Mi auguro che il clima si rassereni e che le primarie tornino ad essere quella festa democratica che la nostra gente si aspetta. Con le mie dimissioni intendo dare l’ennesimo contributo in questa direzione». L’ennesima doccia fredda per i democratici siciliani e il Pd nazionale.. E c’è chi dice «il bello deve ancora arrivare!».