Portineria MilanoFormigoni lo smemorato fa fuori i berluscones dalla giunta lombarda

Formigoni lo smemorato fa fuori i berluscones dalla giunta lombarda

A due anni di distanza dalle elezioni regionali, Roberto Formigoni si è reso conto che le decisioni prese all’epoca da Silvio Berlusconi potevano danneggiare la sua giunta lombarda. Un po’ in ritardo verrebbe da dire, perché non si può che interpretare in questo modo l’ultimo rimpasto varato dal Celeste, che con l’esclusione dall’amministrazione regionale di Francesco Magnano e Fabio Saldini, il primo ex sottosegretario al Territorio e l’altro ex delegato alla Moda, mette fuori dai giochi due persone molto vicine alla famiglia del Cavaliere. Ma è soprattutto la scelta di pescare da Roma il nuovo assessore all’Istruzione, Valentina Aprea, e il sottosegretario alle Pari Opportunità, Moda e Design, Ombretta Colli (attualmente senatrice), ciò che potrebbe far indispettire i berlusconiani di ferro.

C’era l’esigenza di nuove donne in giunta, per il rispetto delle quote rosa. Ma pur di non inserire l’igienista dentale Nicole Minetti, una delle due rappresentanti del Pdl in consiglio insieme con Margherita Peroni, Formigoni ha dovuto scomodare Camera e Senato. Non solo. La Peroni, a cui era stato promesso il posto dell’uscente Massimo Buscemi, ha dovuto accontentarsi della presidenza della Commissione Sanità. «La più importante di regione Lombardia», ammette Formigoni, che in queste ultime settimane, prima dell’incontro con il Cavaliere ad Arcore, aveva già esternato i suoi malumori proprio contro la Minetti. «Non doveva essere candidata», disse in un’intervista a Panorama, creando più di un malumore tra le mura di villa San Martino.

Che il Celeste, nella primavera del 2010, non sapesse chi erano i nomi inseriti nel suo listino bloccato e il loro passato lavorativo o politico? Nel listino del presidente? Oppure che fosse all’oscuro che Saldini era stato per tanti anni responsabile all’Urbanistica di Forza Italia e fosse tra i curatori del progetto della Cascinazza di Monza, iniziativa immobiliare di Paolo Berlusconi, fratello dell’ex premier? Lo stesso Magnano, anche lui geometra di fiducia del Cavaliere, era stato inserito senza troppe remore tra i sicuri di essere eletti in consiglio. Così come la Minetti, che fino allo scorso mese, a distanza di un anno dallo scandalo sul caso Ruby, aveva avuto «le rassicurazioni di Don Luigi Verzè», secondo le parole dello stesso Formigoni.

È un discorso che vale, ad un altro livello, pure per Massimo Ponzoni, ex consigliere regionale finito agli arresti per lo scandalo della società Pellicano. Come per Franco Nicoli Cristiani, altro sottosegretario alla presidenza finito in un’indagine per mazzette, anche lui in carcere. Del resto, non sorprende che a perdere il posto sia stato proprio Buscemi. Ma anche qui c’è da capire se Formigoni non sapesse che «Bush», come lo chiamano amichevolmente gli amici, è stato socio della società Pellicano insieme con Ponzoni e vanta un matrimonio con Erika Daccò, figlia di quel Pierangelo Daccò finito in carcere per il fallimento del San Raffaele. Insomma, il governatore dopo due anni sembra svegliarsi da un torpore su cui l’opposizione e i quotidiani hanno insistito quasi ogni giorno. Non ci poteva pensare un po’ prima ?