Il fido di Unicredit tolto al Palermo scatena la guerra tra Zamparini e Beretta

Il fido di Unicredit tolto al Palermo scatena la guerra tra Zamparini e Beretta

Maurizio contro Maurizio. L’uno è Zamparini, presidente del Palermo e capofila degli otto club ribelli che qualche giorno fa con una missiva hanno chiesto le dimissioni all’altro, Beretta, dal 2009 al vertice della Lega Calcio, oggi Lega di serie A. «Abbiamo bisogno di un presidente a tempo pieno» ha motivato l’imprenditore friulano, riferendosi all’altra carica ricoperta da Beretta, che dallo scorso marzo è responsabile della comunicazione di Unicredit.

Ieri mattina, tramite una nota apparsa sul sitodella squadra siciliana, Zamparini ha voluto evidenziare un tempismo sospetto tra le critiche mosse a livello di lega e un fido concesso a suo tempo dall’istituto guidato da Federico Ghizzoni al team che – sognano in città – potrebbe essere allenato addirittura da Fabio Capello. Sul comunicato si legge:

Il presidente Maurizio Zamparini e i tifosi del Palermo ringraziano la Banca Unicredit per la grande fiducia dimostrata togliendo il fido di due milioni e mezzo a suo tempo concesso. Quanto sopra risulta strano per una banca fortemente interessata ad un’altra squadra di serie A. Tanto strano anche in virtù del fatto che il nostro presidente Beretta, di cui abbiamo chiesto le dimissioni, è un alto funzionario della Banca Unicredit.

L’accusa di Zamparini è, dunque, di un palese conflitto di interessi. «Unicredit ha preso una decisione strana ma stanno già ritornando sui loro passi. Hanno detto che ci avrebbero tolto un fido che risale a due anni e mezzo fa, peraltro noi non l’abbiamo mai utilizzato» ha spiegato a Linkiesta il fondatore del Mercatone Zeta, che sottolinea: «Il Palermo è una società sana e ha zero euro di esposizione nei confronti delle banche». A onor del vero, stando all’ultimo bilancio disponibile (al 30 giugno 2011), il club rosanero evidenziava un utile di 7,7 milioni di euro, immobilizzazioni immateriali a quota 55,8 milioni ma un passivo di 107,8 milioni, dei quali 19 nei confronti delle banche. Debiti che però non tengono conto della plusvalenza di 36,8 milioni di euro incassata dalla cessione di Pastore al Paris Saint Germain di Ancelotti, successiva alla chiusura del bilancio.

Su Beretta il vulcanico imprenditore è tranchant: «Cosa farà sono affari suoi, io ribadisco che ci serve un presidente a tempo pieno, la Serie A ne ha estremo bisogno». E che, possibilmente, non abbia un ruolo apicale in una banca che ha gestito il passaggio della Roma alla cordata di Thomas Di Benedetto (operazione che tra l’altro è costata ben 60 milioni di euro). Da Piazza Cordusio non è arrivato alcun commento ufficiale alle accuse di Zamparini. Tuttavia, fonti interne osservano che la firma finale sui fidi di una certa entità non rientra nelle mansioni di Beretta, ma è autorizzata dal direttore centrale del credito sulla base – in questo caso – delle valutazioni sul merito creditizio della società effettuate dalla direzione territoriale siciliana della banca.

Null’altro di una boutade, quindi: pochi mesi fa Zamparini ha fondato il combattivo “Movimento per la gente”, nato allo scopo di difendere i cittadini disarmati di fronte alla tagliola della burocrazia e alla scure di Equitalia. Se è oggettivamente molto difficile, per il presidente del Palermo, dimostrare carte alla mano che sia stato Beretta a influenzare la revoca del famigerato fido, dall’altro c’è da chiedersi in quale veste l’ex direttore delle relazioni istituzionali di Fiat abbia negoziato sponsorizzazioni e accordi nel corso di quest’anno. La resa dei conti andrà in scena il prossimo 2 marzo, data in cui è convocata l’assemblea della Lega Calcio. Un’assise che si preannuncia infuocata a dir poco.  

Comunque, al di là delle accuse di Zamparini, quella di Beretta è un’impasse da cui conviene uscire presto. Il 14 marzo dell’anno scorso viene nominato responsabile “Identity and communications” della banca, ruolo che include le deleghe sul budget per le sponsorizzazioni, come quella ufficiale alla Uefa Champions League. Pare che all’epoca Beretta avesse rimesso il mandato nelle mani dell’assemblea che riunisce i club di Serie A, mantenendo solo il disbrigo delle questioni di ordinaria amministrazione, in attesa di un nuovo presidente. Una situazione temporanea che doveva risolversi in pochissimi mesi, ma è passato un anno e Beretta mantiene ancora il doppio incarico: a capo della lobby del pallone e responsabile delle relazioni esterne del più grande gruppo bancario italiano, peraltro esposto verso diverse società calcistiche, oltre che principale sponsor della Coppa Campioni.

Chi conosce bene l’ex direttore generale di Confindustria è convinto che il diretto interessato non vedrebbe l’ora di andarsene, per poter concentrare tutte le sue energie nella cura dell’immagine di Unicredit, istituto reduce da un complesso aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro e prossimo al rinnovo del consiglio d’amministrazione. Passaggi piuttosto impegnativi e faticosi, ben poco compatibili con un doppio lavoro.

Pare inoltre che Beretta abbia deciso di rinunciare agli emolumenti che ha percepito in quest’ultimo anno di transizione ai vertici della Serie A, che ammontano a 600mila euro l’anno. Dalla Lega non confermano né smentiscono l’indiscrezione. Sommando i due stipendi, si stima che il compenso annuale dell’ex direttore di Rai Uno si aggiri intorno agli 1,5 milioni di euro. 
 

Twitter: @antoniovanuzzo