Arriva Smartika, la community per prestiti peer to peer

Arriva Smartika, la community per prestiti peer to peer

Non l’hanno attesa alla finestra, come Penelope il suo Ulisse tessendo e disfacendo la tela per 20 anni, eppure i membri della community di Zopa, la società che permetteva a privati cittadini di erogare e ricevere prestiti senza alcuna mediazione bancaria, con la moglie dell’astuto Odisseo hanno sicuramente in comune pazienza e fedeltà. Smartika, questo il nuovo nome con cui la community si presenta oggi ai suoi utenti, arriva online dopo quasi tre anni da quel luglio 2009 che vide la scomparsa non solo di Zopa, ma anche della diffusione del social lending in Italia.

Il social lending, o P2P (Peer-to-Peer) lending, è un fenomeno che permette alle persone di prestarsi denaro tra loro via web in modo conveniente e sicuro. I singoli utenti, con l’aiuto di una piattaforma di mediazione, possono infatti investire denaro dandolo in prestito, oppure richiedendolo, senza dover sottostare a intermediazioni bancarie e quindi a condizioni più vantaggiose. Il contatto diretto fra prestatori e richiedenti permette infatti ai primi di ottenere interessi più alti e ai secondi tassi più bassi.

Nato in Gran Bretagna nel 2005 con Zopa, il P2P lending in pochi anni è riuscito a diventare un modello finanziario alternativo, affermandosi non solo nel Regno Unito, dove a fine 2011 vantava la conclusione di prestiti per 180 milioni di sterline, di cui 60 solo nel 2011, ma anche nel resto del mondo, con ben 35 diversi esempi sparsi per tutto il globo come Smava in Germania, Cashare in Svizzera, Comunitae in Spagna, Prosper e LendingClub in America e così via.

Il fenomeno ha contagiato presto anche l’Italia: nel novembre del 2007 Boober introduce per la prima volta nel Paese la possibilità di concedere e richiedere prestiti peer to peer. Pochi mesi dopo, a gennaio 2008, guidata da Maurizio Sella, fa la sua comparsa Zopa, il cui nome rivela il legame con il precursore inglese (legame reciso con l’attuale passaggio da Zopa a Smartika). Nel 2010 arriva anche Prestiamoci, primo esperimento totalmente italiano. Il successo è immediato e, complice la crisi economica e la diffusa sfiducia nelle banche, in poco più di un anno dalla sua comparsa sono più di 40mila gli italiani che decidono di affidarsi al social lending per i propri investimenti.

La corsa di Boober e Zopa è però destinata ad arrestarsi bruscamente: nell’estate del 2009, a distanza di poco tempo l’una dall’altra, entrambe devono infatti interrompere la propria attività. Le motivazioni sono diverse, così come l’epilogo delle due vicende. Al momento nessun lieto fine per Boober, i cui problemi non sono legati alla piattaforma in sè, bensì a Centax, la società che si occupa della sua gestione. Secondo la Banca d’Italia Boober per riprendere a operare deve trovare un nuovo gestore, poiché Centax non risulterebbe idonea (la stessa Banca d’Italia nel 2009 ha proposto la sua cancellazione dall’elenco generale degli intermediari finanziari). Legate invece al sistema di raccolta del denaro dei prestatori le critiche mosse dalla Banca d’Italia che hanno portato al blocco di Zopa.

Ma come funziona la piattaforma e cos’ha portato alla sua chiusura? All’interno della piattaforma ci sono richiedenti e prestatori. I primi, in base al loro grado di affidabilità, sono divisi in quattro classi di merito: A+, A, B o C e possono scegliere di contrarre un debito della durata di 24, 36 o 48 mesi. I prestatori invece possono decidere in quale classe (minore è l’affidabilità del richiedente, maggiore è il tasso di interesse), per quale durata e a che tasso concedere una somma di denaro. Questa può andare da un minimo di 100 euro ad un massimo di 50mila euro. L’importo che l’utente sceglie di investire viene mediamente suddiviso su 50 diversi richiedenti, in modo da minimizzare i rischi di perdita.

Il denaro che i prestatori scelgono di investire viene raccolto in un conto corrente terzi, intestato alla piattaforma. Qui i soldi rimangono circa un mese prima che il sistema li suddivida fra i vari richiedenti, troppo tempo per la Banca d’Italia che è intervenuta segnalando l’abuso nella raccolta del risparmio, che ha poi portato all’interruzione del servizio. Secondo la Banca d’Italia infatti, i risparmi dei prestatori non erano abbastanza protetti, poiché il conto in cui questi confluivano non era intestato ai creditori stessi, bensì a Zopa. Il denaro risultava quindi formalmente aggredibile da terzi.

Come è stato risolto il problema? «Nel 2010, grazie alla ricezione di una normativa già attiva nel resto d’Europa – spiega a Linkiesta Carlo Vitali, responsabile marketing di Smartika – abbiamo potuto riprendere la nostra attività: il decreto legislativo del 27 gennaio 2010 infatti dice che:

le somme di denaro detenute nei conti di pagamento costituiscono patrimonio distinto a tutti gli effetti da quello dell’istituto di pagamento e degli altri clienti dello stesso. Su tali patrimoni distinti non sono ammesse azioni dei creditori dell’intermediario o nell’interesse degli stessi, né quelle dei creditori dell’eventuale soggetto ove tali somme di denaro sono depositate. Le azioni dei creditori dei singoli clienti degli istituti di pagamento sono ammesse nel limite del patrimonio di proprietà dei singoli clienti.

In questo modo il denaro dei prestatori risulta protetto e non aggredibile da parte terzi».

Il successo della formula di Zopa prima, e ora di Smartika, è dato dall’interazione fra soggetti cha fanno parte di una stessa community: chi investe con la piattaforma sa di prendere parte ad un rapporto di scambio, che in un certo senso potrebbe essere definito alla pari: nessun istituto di credito, ma semplici cittadini che cercano un modo diverso e più conveniente per fare i propri investimenti. Per la sua attività di mediazione Smartika richiede ai prestatori una commissione annuale pari all’1 % della somma data in prestito, mentre i richiedenti pagano una percentuale sulla somma erogata, pari a 0,50% sul mercato A+, a 1,25% su A, a 1,75% su B e a 2,50% su C, a cui si aggiungono 2€ al mese per le spese di incasso rata.

Nei 18 mesi in cui Zopa è stata attiva sono stati conclusi prestiti per 7.156.340 euro (1289 prestiti con importo medio di circa 5.500 euro e durata 33 mesi). I prestatori hanno avuto un rendimento medio del 7,8% (al lordo di commissioni, insolvenze, tasse) e i richiedenti un tasso annuale effettivo globale (TAEG) medio del 9,8%. Ora il team di Zopa è pronto a ripartire con Smartika, sperando di poter alimentare ulteriormente la community di 45 000 membri iscritti lasciatagli in eredità dall’esperienza precedente.

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