Portineria MilanoBerlusconi è diventato noioso e lo sa, al Pdl dice: “Scusate per lo strazio”

Berlusconi è diventato noioso e lo sa, al Pdl dice: “Scusate per lo strazio”

MILANO – A un certo punto lo spiega lui stesso, osservando la folla tra l’addormentato e l’affamato. «Scusate per lo strazio». Che Silvio Berlusconi, negli anni d’oro abituato a barzellette, battute e ammiccamenti tra risate e sorrisoni, potesse un giorno scusarsi di fronte ai suoi elettori per la «noia» di un suo intervento, per di più in apertura di campagna elettorale, davvero non se lo aspettava nessuno. E invece è successo. Di sabato mattina, in corso di Porta Venezia a Milano, durante il congresso cittadino del Popolo della Libertà. Sarà il tentativo di riavvicinamento all’Udc di Pierferdinando Casini per riconquistarsi un posto nella casa dei moderati, ma un Berlusconi che alla fine saluta persino il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, tra i tanti partecipanti al congresso, lo ricordavano in pochi.

Il discorso del Cavaliere è durato poco meno di un’ora. La metà l’ex premier l’ha passata a discutere della riforma istituzionale e della mancanza di potere legislativo del governo. «Il governo ha il vizio di mandare in Parlamento disegni di legge che sono simili a focosi purosangue, ma quello che ne esce è poi un ippopotamo», ha detto, provocando poche  reazioni dei militanti in poltrona, nostalgici di quegli attacchi alla sinistra e alla magistratura che «insieme volevano farlo fuori» nemmeno quattro mesi fa. Oggi c’è un altro Cavaliere. Che apre persino a tutte le forze di coalizione per «riformare l’Italia». E che timidamente dice: «Il nome del partito lo cambieremo insieme al congresso nazionale. Tutti per l’Italia è un’idea di Ferrara». 

Poi, dopo aver salutato appunto Napolitano, quello che l’anno scorso definì un «comunista», Berlusconi si è lanciato in una difesa a spada tratta del segretario pidiellino Angelino Alfano. «È bravissimo», dice, « una persona preparata, colta, intelligente e leale, si mangia a colazione pranzo e cena tutti gli altri segretari». Il Cavaliere smentisce di aver detto che all’ex ministro della Giustizia manchi un «quid». E per farlo decide di mandare in onda sugli schermi del congresso la sua intervista da Bruxelles di giovedì sera. Sette minuti di replay che alla fine fanno sbottare proprio Berlusconi: «Scusate per lo strazio».

Eppure la giornata poteva rendere molto di più in termini di comunicazione. La sala stracolma. Bandiere nuove di zecca. Il nuovo inno che piace pure a un esperto di musica come il governatore lombardo Roberto Formigoni («È orecchiabile»). Certo, il risultato del congresso lo sapevano tutti da settimane, a (vincere sarà Giulio Gallera contro Pietro Tatarella) ed è anche vero che l’età media non aiuta. Ormai siamo sui 70, anche perché, come ricorda a un certo punto Antonio Tajani, «siamo qui per salutare uno dei nostri iscritti che ha compiuto 104 anni». Quando partono gli applausi a scena aperta per il centenario vecchietto in prima fila, che saluta dal suo scranno i vertici pidiellini, da Daniela Santanchè allo stesso Formigoni fino a Ignazio La Russa, un brivido freddo è corso lungo la schiena dei militanti: si è iscritto a Forza Italia che ne aveva 84.

L’attesa è stata comunque tutta per “il Silvio”. C’è chi lo aspettato con un cartello con sopra scritto «siamo con te» e la signora con l’acqua di Lourdes dentro la boccetta a forma di Madonna, che avrebbe voluto battezzarlo. Ci sono le belle europarlamentari, parlamentari e consiglieri regionali. Da Barbara Matera a a Licia Ronzulli fino a Mariarosaria Rossi. Quest’ultima, appena parte l’inno inizia a cantarlo a squarciagola. «Lo ha scritto lei», suggerisce una militante molto informata. C’è pure Nicole Minetti, che però sta in disparte, in fondo alla sala, lontana sia da Silvio sia dai fotografi. 

Insomma, più che ad Alfano, il quid sembra mancare proprio a Berlusconi. Il premier aveva messo le mani avanti all’inizio del suo intervento. «Non fatemi parlare di politica». Poi ha provato a sciogliersi, ma è rimasto con il freno a mano tirato. Unico acuto contro l’ex alleato Umberto Bossi, che l’ex premier paragona al leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro e a Marco Pannella. «Gli italiani votano male e sbagliano a frazionare così il loro voto, a dare l’1% a Pannella, il 9% a Bossi e compagnia bella». Persino i colonnelli del Pdl avrebbero voluto qualcosa di più da lui. La Russa, ex ministro della Difesa, è l’unico a prendersela con il sindaco di Milano Giuliano Pisapia.

Alla fine scoppia pure un giallo Formigoni. Doveva parlare? Perchè non ha parlato? «Abbiamo fatto più in fretta» dice a margine il governatore. Ma durante il discorso, il Cavaliere un acuto lo ha avuto anche per lui. Quando stava spiegando del quid di Alfano e di come i giornalisti «dicano spesso falsità», si è rivolto proprio al Celeste. «Anche Formigoni lo sa bene come fanno i giornalisti, vero?». Riferimento non troppo velato alla cena del Meeting di Rimini a fine agosto dello scorso anno, quando il governatore disse che se «Berlusconi avesse lasciato il Pdl avrebbe vinto nel 2013». Quelle frasi secondo i partecipanti erano vere, chissà che non lo sia anche «il quid» mancante ad Alfano.

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