Il giorno atteso dai pub irlandesi: a San Patrizio scompare la crisi

Il giorno atteso dai pub irlandesi: a San Patrizio scompare la crisi

È il colore della speranza, il verde. Quella che coltivano in Irlanda, una delle prime nazioni europee a venire a patto con la crisi economica e finanziaria. Mentre il verde il 17 marzo è ormai tonalità internazionale perché la festa di san Patrizio non rimane confinata nell’isola. Da una parte s’incontrano irlandesi ovunque (possono pure vantare un presidente degli Stati Uniti), dall’altra è occasione per dissetarsi alcolicamente e la cosa non dispiace alle diverse latitudini del mondo.

San Patrizio, sapore di tradizione cattolica e non solo di Guinness. Per di più in tempo di Quaresima, quando il venerdì santo è una battaglia diplomatica riuscire a dedicare la serata ad un evento di sportivo che sia il calcio galeico, il rugby o l’hurling, che per spiegarlo ai profani è una specie di hockey sull’erba con il carattere tipicamente celtico, ovviamente. Patrizio o Cothraige in irlandese antico fu apostolo e la sua vita nell’immaginario è fatta di leggende: dai serpenti scacciati al pozzo senza fondo che porta al Purgatorio. Poi c’è il trifoglio, utilizzato per spiegare il concetto di Trinità.

Il sacro ed il profano. Oggi ad esempio l’Irlanda disputa l’ultima partita del Sei Nazioni contro l’Inghilterra a Twickenham, Londra: i nemici di sempre hanno remote possibilità di vincere il torneo, ormai in mani gallesi, e agli irlandesi rimane solo un certo orgoglio da dimostrare. L’anno scorso, a Dublino, all’indomani dei festeggiamenti di san Patrizio, sconfissero i sudditi di sua maestà negandogli il Grand Slam che va alla nazionale vincente in tutte le partite della competizione e la Triple Crown, il trofeo che si disputano le Old Unions (Inghilterra, Irlanda, Galles e Scozia).

Nel 2009 l’economia del paese è entrata in depressione, altro che recessione. La disoccupazione è salita dal 4,2% del 2007 al 14,6% registrato un mese fa. Tra il 2009 e il 2010 in 34.500 sono emigrati all’estero e di questi 27.000 erano irlandesi. Facile intuire perché la festa di san Patrizio non sia confinata alle province tra Leinster, Munster, Galway o Ulster, fronte cattolico.

È il giorno che i gestori di pub attendono con impazienza per vedere crescere sensibilmente il proprio fatturato. E con loro i cantori di vecchie storie come “The fields of Athenry”. Se ne sono interessati anche i giornalisti di Forbes, che hanno ospitato e intervistato John Whelan, arrivato negli Stati Uniti con una valigia e gli attrezzi del mestiere. John ricorda come negli Anni ’80 per il giorno di san Patrizio raccogliesse 200/300 dollari per le esibizioni, mentre adesso riesce a racimolarne anche 12.000. Alle band vengono assicurati 15.000 dollari per show e siccome è giorno di festa, è un continuo cantare e passare di locale in locale.

Nell’anno di grazia 2012, commenta oggi l’Irish Times, la festa di san Patrizio assume nuovi significati che si aggiornano con il susseguirsi di generazioni. È tempo di ritrovarsi e ripartire, la tigre gaelica è sempre in letargo e si affrontano temi contemporanei, come la proposta di concedere agli emigrati il diritto di votare alle elezioni presidenziali. La diaspora irlandese non ha solo tratti drammatici (la grande fuga dall’isola per la carestia tra il 1845 e il 1849), ma si accompagna ad intuizioni e proposte che arrivano degli angoli della terra. C’è pure il contributo di marca italiana, con i nostri connazionali che nel passato e nel presente sono approdati nella patria che religiosamente ha uno stretto legame con la penisola: non solo perché cattolica, ma anche per il viaggio compiuto da san Colombano, monaco e missionario, morto nel 615 a Bobbio, sulle colline piacentine. Colombano o Colum Bàn, che in gaelico significa colomba bianca, altro simbolo di speranza.
Per tutto il resto c’è san Patrizio.