In Portogallo falliscono più persone che aziende

In Portogallo falliscono più persone che aziende

Lisbona rifiuta nuove misure di austerity e sfida la crisi. Oggi il governo portoghese ha approvato la manovra economica per il 2012, senza misure addizionali rispetto a quanto previsto nello scorso autunno. L’obiettivo di bilancio resta quindi il raggiungimento del rapporto deficit/Pil del 4,5 per cento. Ma peggiorano le previsioni macroeconomiche del Banco de Portugal, la banca centrale nazionale, che rivede al ribasso la crescita per il 2012 e per il 2013. E sull’onda dei dati negativi, torna la discussione intorno al Private sector involvement (Psi), ovvero il meccanismo di coinvolgimento da parte dei creditori privati nella ristrutturazione del debito. Tuttavia, per ora, il premier Pedro Passos Coelho continua a ricordare che nulla di ciò è sul piatto. Eppure, i dati congiunturali vanno in un’altra direzione.

Nel 2012 Lisbona sarà uno dei Paesi dell’eurozona in cui la recessione sarà più pesante. Le ultime stime della Commissione europea prevedono una contrazione del Pil di 3,3 punti percentuali. Dati alla mano, solo Atene farà peggio quest’anno. Non si prevedono invece scossoni sul debito pubblico, che dovrebbe toccare quota 111% del Pil, in lieve aumento rispetto all’anno passato. Passos Coelho e troika sono tranquilli. «Le riforme e il piano di rientro del debito stanno andando avanti secondo i programmi», dice l’ultimo rapporto del Fmi. E lo stesso ha detto oggi il segretario generale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), Angel Gurria, escludendo un ulteriore intervento tramite aiuti internazionali.

Per le prossime settimane i sindacati hanno indetto nuovi scioperi contro l’austerity, che nei prossimi mesi diventerà ancora più dura. Nelle intenzioni del governo di Passos Coelho c’è infatti un’ulteriore riduzione del personale pubblico e un aumento dell’Iva, già innalzata dal 21% al 23% dal primo gennaio 2011. E in tanti, fra Lisbona e Porto hanno fatto ricorso al fallimento personale, che nello scorso anno ha superato quello imprenditoriale. Il 55% di tutte le insolvenze registrate lo scorso anno sono infatti state richieste da singoli cittadini che non riuscivano più a pagare i debiti contratti. E secondo il Banco de Portugal in questi primi tre mesi dell’anno il numero è arrivato al 59% delle insolvenze totali.

Nel frattempo, la banca nipponica Nomura, due giorni fa, ha compiuto un’analisi costi-benefici dell’uso del Psi sul Portogallo. A spingere verso questa soluzione, tre elementi. In primis il fatto che la Banca centrale europea (Bce) ha comprato grandi quantità di titoli di Stato lusitani tramite il Securities markets programme (Smp). Così facendo, ha di fatto drogato il mercato, prendendo rischi al posto delle banche. E nel caso sia conclamata l’insostenibilità del piano di rientro fiscale lusitano, l’Eurotower sarebbe comunque protetta, dato che, come avvenuto per Atene, non dovrebbe partecipare alla ristrutturazione del debito in quanto creditore pubblico. Inoltre, a far optare verso il Psi potrebbe essere proprio la dinamica del debito portoghese nei prossimi anni. «La vulnerabilità è elevata, specie dopo l’esempio della Grecia», notano gli analisti. Infine, il terzo fattore positivo. Il Psi potrebbe essere la conditio sine qua non per ottenere un altro sostegno nel caso ve ne fosse bisogno.

Di contro, Nomura spiega che il Psi per il Portogallo potrebbe scatenare tre conseguenze. Da un lato il contagio derivante da una ristrutturazione del debito lusitano potrebbe impattare sul comparto bancario spagnolo già sotto stress. Dall’altro, data la composizione del debito, circa 195 miliardi di euro detenuto al 63% da investitori esteri, c’è il rischio che l’esercizio possa avere un beneficio minore rispetto alla Grecia. Infine, la riduzione forzosa del debito potrebbe ritardare ulteriormente il ritorno sui mercati da parte di Lisbona, un po’ come sta accadendo per Atene.

Delle due l’una. O si adotta una soluzione come quella usata per la Grecia o saranno necessari altri soldi. Nomura calcola che occorreranno almeno altri 50 miliardi di euro per garantire un ritorno sui mercati obbligazionari al Portogallo nel 2013, come stimato dal Fmi. Come spiegano gli analisti di Nomura e Citigroup, autore di un’altra analisi su Lisbona alcune settimane fa, il sistema per la ristrutturazione del debito si è trovato. Infatti, ricordano dalla Commissione Ue, dopo il default ordinato di Atene, non ci sono stati scossoni rilevanti sui mercati finanziari, che hanno avuto diverso tempo per chiudere le posizioni aperte sulla Grecia. Ma non è detto che sia questa la via più virtuosa per uscire dall’emergenza in cui è entrata Lisbona.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

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