Partite Iva e precari per i sindacati italiani sono sconosciuti

Partite Iva e precari per i sindacati italiani sono sconosciuti

Il sindacato italiano si è dimenticato dei precari. Tra gli oltre quattordici milioni di iscritti a Cgil, Cisl, Uil e Ugl i lavoratori atipici sono solo una piccola minoranza. Spesso impercettibile. «Il precariato è un fenomeno relativamente nuovo» si giustifica qualche dirigente. «Una platea troppo difficile da raggiungere». Qualcun altro riconosce la responsabilità delle parti sociali: strutture troppo politicizzate, lontane dai giovani. Per altri, la colpa sarebbe addirittura degli “atipici”. Colpevoli di avere «poca coscienza dei propri diritti». E mentre in Italia cresce il numero di collaboratori e parasubordinati, le organizzazioni sindacali preferiscono far finta di niente.

Ma quanti sono i precari in Italia? Difficile fare una stima. Almeno quattro milioni, secondo un’analisi della Cgia di Mestre pubblicata pochi giorni fa. Una cifra che rischia addirittura di sottostimare il fenomeno. Alla vigilia della crisi finanziaria, nei primi mesi del 2007, un interessante studio proposto dal sito Lavoce.info aveva individuato 3.757.000 precari. Un esercito composto da 2 milioni di lavoratori a termine, 400mila persone con contratti di collaborazione o a progetto, 365mila esponenti del “popolo delle partite Iva” con chiaro rapporto di lavoro subordinato. Ma, soprattutto, da quasi 800mila disoccupati appena usciti da un contratto a tempo. Centinaia di migliaia di lavoratori senza diritti e tutele. Il 17,2 per cento di tutti gli occupati in Italia. Una realtà in continua crescita (stando ai dati Istat, quattro anni fa erano il 14,7 per cento del totale). 

Nidil-Nuove identità lavoro è la struttura della Cgil che da oltre dieci anni rappresenta i lavoratori atipici e in somministrazione (gli ex interinali). Nella sede nazionale di via Palestro, a due passi dal ministero dell’Economia, ci sono una quindicina di sindacalisti. «Tutti inquadrati con un contratto a tempo indeterminato» ci tengono a specificare. Gli iscritti sono 53mila. Un numero parziale – i precari dei settori scuola e sanità fanno capo alle rispettive categorie – ma indicativo. Rispetto agli oltre sei milioni di iscritti alla Cgil, rappresentano meno dell’uno per cento.

«È innegabile – racconta un responsabile – che da noi la realtà del lavoro atipico è ancora molto sottodimensionata». Il sindacato snobba i precari? «Ci mancherebbe – continua – la volontà di tutelare questa categoria di lavoratori è forte. Purtroppo ci sono alcune difficoltà. I contratti a termine, ad esempio, sono un vero e proprio ricatto. C’è chi non si iscrive per paura di ripercussioni sul posto di lavoro». Per venire a contatto con i collaboratori a progetto non basta distribuire volantini all’uscita delle fabbriche. «Da questo punto di vista è fondamentale operare in sintonia con le altre categorie della Cgil. Sono loro che ci segnalano le aziende con il maggior numero di precari. Ma è chiaro che nelle realtà dove la Cgil non è presente, possiamo fare ben poco». C’è anche altro. «Non è un mistero – spiega il dirigente Nidil – l’opinione pubblica non ha una gran considerazione del sindacato. C’è poca fiducia. Specie tra i giovani». 

I precari iscritti alla Uil temp – la categoria del sindacato di Luigi Angeletti che si occupa dei lavoratori atipici – sono 43mila. In percentuale, molti di più rispetto alla Cgil. Ma sempre pochi rispetto ai 2 milioni e 200 mila totali (dati tesseramento 2010). «È un dato oggettivamente piccolo – ammette il segretario generale Magda Maurelli – Ma non dimentichiamo che si tratta di una categoria più difficile da raggiungere e contattare».

Il sindacato proclama manifestazioni, sciopera. Spesso ottiene risultati importanti. Eppure le iscrizioni non crescono. Una parte delle responsabilità – stando ai dirigenti Uil – è proprio dei precari. «A volte sono lavoratori solitari – continua Maurelli – che non hanno coscienza dei propri diritti. Spesso non si preoccupano delle tutele e preferiscono non affidarsi a noi. In ogni caso si tratta di un fenomeno relativamente nuovo: non dimentichiamo che il boom di questi contratti c’è stato solo negli ultimi anni».

I lavoratori atipici vicini all’Ugl possono rivolgersi all’Ale, l’associazione Lavori Emergenti. Nonostante il sindacato possa contare su oltre 2 milioni di lavoratori (2.072.824 secondo il Censis) è difficile stimare il numero dei precari. «Molto spesso le persone vengono solo per un consiglio – spiega un responsabile Ugl – e noi le consulenze le diamo anche a chi non vuole iscriversi». Anche nell’ex sindacato di Renata Polverini, l’assenza di lavoratori atipici è una realtà. «La spiegazione è fin troppo chiara – raccontano – un collaboratore a progetto non ha le protezioni previste da altri contratti. Di conseguenza preferisce non iscriversi a un sindacato. La sua è una posizione troppo delicata, finirebbe per mettersi in una situazione difficile».

Il paradosso? Quando lo scorso 9 aprile migliaia di precari sono scesi in piazza, alcune sigle sindacali non erano neppure presenti. «Noi c’eravamo – chiariscono dalla Cgil – Era impensabile disertare, la manifestazione parlava direttamente ai nostri interlocutori». Uil temp, no. Qualcuno giustifica la defezione con motivi politici. «A livello confederale ci sono rapporti complicati – racconta un dirigente che chiede di rimanere anonimo – È evidente che non volevano esporsi insieme a quelli della Cgil».

Magda Maurelli non è d’accordo: «Non siamo scesi in piazza perché ci avevano parlato di un movimento spontaneo. Ovviamente i temi trattati ci appartengono, ma abbiamo ritenuto giusto lasciare spazio a chi ha voluto manifestare senza essere iscritto a un sindacato». Meglio rimanere a casa? «Preferiamo rispondere lavorando, ottenendo risultati. È fin troppo facile cavalcare l’onda del precariato».

Tra gli assenti anche l’Ugl. Un dirigente spiega: «Era una manifestazione politicamente troppo schierata. Non era il caso. A dirla tutta, credo che non ci abbiano nemmeno invitato». 

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