Portineria MilanoTangentopoli nella Lega, a inguaiare Boni è un architetto pugliese

Tangentopoli nella Lega, a inguaiare Boni è un architetto pugliese

C’è una figura chiave nell’inchiesta per corruzione a carico di Davide Boni che sta facendo tremare la Lega Nord di Umberto Bossi, dove i pm già figurano il reato di finanziamento illecito ai partiti per una cifra superiore al milione di euro. È quella di Michele Ugliola, architetto pugliese di San Severo, gola profonda della procura di Milano, già noto alle cronache giudiziarie per aver inguaiato alla fine degli anni ‘90 l’ex assessore in comune di Forza italia Giovanni Terzi e l’architetto diessino Roberto Almagioni. Sarebbe stato questo tecnico, secondo l’accusa «vero collettore di tangenti sul territorio», esperto nel avvicinare imprenditori a politici, a far girare «le stecche» negli uffici del Pirellone. Del resto, quando fu arrestato nel ’98 e patteggiò, Ugliola disse di aver corrotto Terzi «con 130 milioni di vecchie lire in false consulenze e due automobili in regalo». Alla fine l’assessore azzurro fu però assolto definitivamente nel 2005.

Mentre infiamma la polemica politica, al palazzo di Giustizia di Milano si parla già della Tangentopoli del Carroccio, con il pm Alfredo Robledo che sta dirigendo le indagini e collabora anche con i magistrati monzesi che indagano sullo scandalo Penati. Stando agli atti dell’indagine il sistema messo in piedi da Boni avrebbe permesso alla Lega di rastrellare denaro contante dal 2008, in modo da finanziare l’attività politica di via Bellerio. Agli atti ci sono intercettazioni che testimonierebbero gli accordi e gli spostamenti di denaro, girati tra le mani dell’allora assessore all’Urbanistica come del suo segretario Dario Ghezzi (anche lui indagato). I due, secondo la Procura, «utilizzavano gli uffici pubblici della Regione come luogo d’incontro per raggiungere accordi o per la consegna dei soldi»

Va ricordato che dalle dichiarazioni di Ugliola si sono ampliate negli ultimi anni due indagini cardine sulla corruzione in Lombardia. La prima è quella sull’area Santa Giulia e sul re delle bonifiche Giuseppe Grossi. La seconda è sulle speculazioni immobiliari di Luigi Zunino, non solo sull’area Falck di Sesto San Giovanni ma anche su quelle dell’hinterland milanese. Da qui prende piede l’indagine per corruzione arrivata oggi nel consiglio regionale lombardo. Lo scorso anno, infatti, un’altra inchiesta sul comune di Cassano D’Adda accese i fari sull’assessore leghista Marco Paoletti, uomo di Boni sul territorio, che secondo i magistrati avrebbe agevolato alcune varianti urbanistiche, tra il 2008 e il 2010, favorendo diversi imprenditori. Tra questi ci sarebbe stato appunto Zunino, anche lui indagato, che sarebbe stato favorito grazie ai nulla osta in regione Lombardia dell’allora assessore all’Urbanistica Boni.

«Io non mi arrendo, chiarirò tutto», ha spiegato il lumbard sulla sua pagina Facebook. Ma l’inchiesta promette di creare non pochi problemi al movimento leghista. Soprattutto dal punto di vista dell’immagine, a pochi mesi dalle elezioni amministrative, dove il Carroccio correrà per la prima volta da solo dopo 10 anni di sodalizio con Silvio Berlusconi. E soprattutto rischia di avere un effetto valanga contro il Senatùr, che nemmeno a fine gennaio minacciava di far cadere la giunta di Roberto Formigoni per «i troppi indagati».

Del resto, a fare capolino tra le maglie della Lega Nord c’è un reato di cui in via Bellerio non si parlava dai tempi della tangente Enimont, periodo ruggente di Tangentopoli e del tesoriere Alessandro Patelli, all’inizio degli anni ’90. È quello appunto di mazzette ai partiti per svolgere attività politica sul territorio. È la bomba che rischia di deflagrare dentro il movimento di Bossi e Roberto Maroni, senza guardare in faccia né i barbari sognanti né i pretoriani del cerchio magico di Gemonio. Miscela esplosiva che rischia di fare più male dei soldi spediti in Tanzania dal tesoriere Francesco Belsito o dalla grana ancora aperta sui rapporti tra gli splafonatori delle quote latte e il fallimento di banca Credieuronord.

I pm hanno in mano le intercettazioni che testimonierebbero come Boni, quando era assessore al Territorio e Urbanistica, attraverso Paoletti e Ugliola, abbia incassato proprio al grattacielo Pirelli mazzette dagli imprenditori per agevolare la realizzazione di centri commerciali nell’hinterland milanese. I soldi sarebbero stati versati in contanti tra il 2008 e il 2010, nell’ambito di una decina di accordi, nelle mani di Boni e e del capo della sua segreteria Ghezzi. Il sistema Lega quindi prenderebbe corpo tra i magistrati. E rischia di fare male soprattutto in chiave elettorale.

Nel Popolo della Libertà nessuno ha chiesto le dimissioni del presidente leghista. Mentre tra le fila dell’opposizione c’è sconcerto per il quarto esponente dell’ufficio di presidenza che viene indagato. C’è chi vorrebbe andare a elezioni anticipate, ma per il momento il governatore Roberto Formigoni nicchia.