Grecia, la lunga diaspora della “generazione perduta”

Grecia, la lunga diaspora della "generazione perduta"

Grecia, 1200 avanti Cristo. Mentre la civiltà micenea affondava sotto i colpi dell’invasione dorica, in Grecia cominciava il “medioevo ellenico”, ovvero un periodo, lungo tre secoli, segnato da una crisi culturale ed economica, da una povertà intellettuale e materiale, e da un calo demografico di grandi proporzioni. Quei “secoli oscuri”, raccontati magistralmente da Desborough nel suo The Greek Dark Ages del 1972, ritornano oggi come uno spettro incombente sul futuro di Atene.

La versione ellenica della crisi economicache a febbraio ha compiuto due anni – sta impoverendo, economicamente e culturalmente, la terra che cullò alcuni dei più grandi poeti, scrittori e filosofi di tutti i tempi. Artefici incolpevoli di questo processo di decadimento sono i giovani greci che, alla ricerca di orizzonti meno nebulosi, stanno abbandonando in massa la propria terra natìa, scappando da una situazione di emergenza di cui non si sentono responsabili. Un esodo cominciato già alla fine del 2010, pochi mesi dopo lo scoppio dell’emergenza finanziaria che ha travolto le istituzioni locali.

A fuggire sono soprattutto i più qualificati: ragazzi che cercano un futuro rispondente alle loro ambizioni. Hanno lauree e master, parlano più lingue, sono ricchi di idee e di voglia di fare. Eppure se ne vanno via, frustrati dai dettami dell’austerity e sfiduciati dall’immobilità della politica nei confronti di una situazione economica sempre più devastata. Oggi in Grecia, il tasso di disoccupazione degli under 25 ha toccato record storici, superando la “soglia di non ritorno” del 51%. Ma anche chi è riuscito a mantenere il proprio lavoro non se la passa bene – gli stipendi nelle strutture pubbliche si sono ridotti di oltre il 30% -, e le opportunità di carriera si assottigliano sempre di più. 

Un’emorragia costante, che costerà alla Grecia tantissimo in termini di crescita e sviluppo futuro. Tanto che, dalle parti di Atene, l’hanno già definita “la generazione perduta”. «La differenza rispetto alle precedenti ondate migratorie registrate in Grecia è che oggi, a lasciare il Paese, non sono solo i lavoratori poco qualificati», spiega Nick Malkoutzis dell’International Policy Analysis. «La Grecia sta vedendo la maggior parte dei suoi giovani talenti fuggire all’estero. Molti di loro decideranno di non tornare più. Questo renderà ancora più complicato il processo di recupero del Paese, che avrebbe invece un disperato bisogno di energie fresche e di una mentalità nuova».

Le mete scelte dai giovani greci sono le più disparate, in Europa e fuori: ovunque l’erba è più verde rispetto a quella che cresce attorno all’Acropoli. La più gettonata è la Germania, in particolare la capitale, Berlino. La settimana scorsa il Der Spiegel ha raccontato, in un reportage intitolato “I giovani greci lottano per trovare un approdo a Berlino“, le difficoltà riscontrate dal gran numero di neo-laureati greci in cerca di fortuna ad Alexanderplatz e dintorni. I dati forniti dal Rathaus della capitale tedesca parlano chiaro: circa 25mila nuovi immigrati si sono registrati alle autorità l’anno scorso, il doppio rispetto al 2010. Ma, calcolando anche quelli che non hanno segnalato la loro presenza, la cifra potrebbe alzarsi vertiginosamente, arrivando ad oltre 60mila unità.

Ma le migliaia di giovani partiti alla volta del “sogno” tedesco devono fare i conti con una realtà spesso assai inferiore alle attese. In città, infatti, la diffidenza nei loro confronti è palpabile. La maggior parte fatica sia nella ricerca del lavoro che di un appartamento. Secondo quanto riporta il settimanale tedesco, sempre più agenzie immobiliari chiudono loro le porte in faccia: «Non affittiamo ai greci», pare essere il refrain più diffuso. Ecco perché molti loro si stanno muovendo anche verso i Paesi circostanti: Francia, Danimarca, Olanda. Persino in Svizzera, che nel 2011 ha accolto oltre mille greci, il 70% in più rispetto all’anno precedente. Molti di loro sono studenti – all’Eth, l’università federale di Zurigo, il numero di iscritti provenienti dalla terra di Omero è raddoppiato nel giro di pochi mesi.

Non solo Europa. Nello scorso febbraio molti greci sono arrivati a Roma, dove hanno letteralmente preso d’assalto le ambasciate di Canada e Australia in cerca di un visto. L’Australia, in particolare, – dove ha sede la più estesa comunità greca al mondo – ha visto in pochi mesi raddoppiare le richieste. Bill Papastergiadis, il capo della Comunità Greca Ortodossa di Melbourne, secondo quanto riportato dal Daily Beast, sta facendo pressioni sul governo australiano affinché questo permetta agli immigrati greci di lavorare anche se in possesso di un normale permesso turistico. «Dobbiamo dare a questi giovani un’opportunità di rompere questo circolo vizioso, di guadagnarsi da vivere e poi di tornare in Grecia per investire», ha spiegato Papastergiadis al quotidiano americano. «In caso contrario, rischiamo di assistere alla fine della civiltà greca».

Il rischio più grande è infatti che la diaspora dei giovani greci rappresenti un problema gravissimo, più che per la Grecia del presente, per la Grecia del futuro. L’esodo di questi ragazzi giovani e promettenti impoverisce tantissimo la loro nazione di provenienza, che dopo aver scommesso su di loro in termini di educazione e formazione, si vede privata dei suoi migliori talenti. Il massiccio flusso migratorio, che nell’immediato potrebbe anche portare dei benefici (abbassando i tassi di disoccupazione), toglierà tantissimo al Paese in termini di energia e di spirito imprenditoriale e potrebbe condurre ad un nuovo “periodo oscuro” nel futuro del Paese. 

Nella struttura della tragedia greca antica, l’esodo rappresentava la parte conclusiva dell’ultimo atto: quando la situazione sembrava oramai irrisolvibile e le vie d’uscita per i protagonisti tutte ostruite, un personaggio divino – il deus ex-machina – interveniva per sbrogliare la matassa ingarbugliata. Quindi il coro, dopo aver cantato le strofe conclusive, usciva di scena, decretando la fine dello spettacolo. Ma la parola esodo, nella Grecia di oggi, sta assumendo un significato completamente nuovo. Quello di una fase molto seria, e purtroppo altrettanto tragica, che potrebbe portare  ad un impoverimento che gli ellenici potrebbero pagare a lungo in futuro. E per ora di deus ex-machina, dalle parti di Atene, non ce n’è nemmeno l’ombra.