Portineria MilanoI leghisti a Bergamo: «Rosy Mauro sei come Cosentino»

I leghisti a Bergamo: «Rosy Mauro sei come Cosentino»

Suonano le note del menestrello padano Davide Van De Sfross alla fiera di Bergamo per l’orgoglio della Lega Nord, dopo le indagini di tre procure contro l’ex tesoriere Francesco Belsito. Nonostante il marasma dell’ultima settimana, dagli scandali dei soldi pubblici usati per lauree fantasma fino alle dimissioni di Umberto Bossi da segretario federale e in ultimo quelle di Renzo il Trota da consigliere regionale, l’entusiasmo è alle stelle. Prima dell’entrata in scena del Senatùr e del leader in pectore Roberto Maroni, scorrono le immagini dei vecchi raduni di Pontida, con le urla dello speaker, ex ultras dell’Atalanta, Daniele Belotti.

«Sono come i musulmani, hanno lo stesso fideismo che può colpire un fanatico religioso», commenta l’ex leghista Leonadro Facco, che assiste divertito all’assise bergamasca. Magari tra i padani c’è una certa incertezza per il futuro, tanto che si dice che le indagini potrebbero allargarsi nei prossimi giorni. Ma le salamelle al baracchino dell’entrata sono finite almeno due ore prima dell’inizio delle danze sul palco insieme con Maroni. Si urla «secessione» e si prendono in giro cerchisti. C’è pure Monica Rizzi, assessore allo Sport di regione Lombardia. Alcuni cartelli sono impietosi: «Monica sei falsa come la tua Laurea». Ci ha dovuto pensare il marito Alessandro Uggeri a toglierlo. 

Tra le note di colore: scope verdi e cartelli contro il cerchio magico di Umberto Bossi. Il più gettonato è questo: «Bossi e Maroni in Padania, quei 4 coglioni in Tanzania». Riferimento nemmeno troppo velato oltre che a Rosy Mauro, all’ex tesoriere Belsito, all’ex capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni e alla moglie di Bossi Manuela Marrone. C’è voglia di epurazione. Il cartello però indica pure l’obiettivo dell’anima del Carroccio: tenere Bossi e Maroni uniti nel movimento con il primo presidente e il secondo segretario.

Ma i maroniani sembrano rimasti con le scope in mano: la Mauro ha annunciato a Porta a Porta che non si dimetterà da vicepresidente del Senato. E qualcuno ha iniziato a protestare. «La Mauro è come Cosentino, ha paura della piazza. Glielo faremo vedere noi». Magari qualcuno dimentica che alla Camera dei Deputati proprio i leghisti votarono contro l’arresto di Nick l’Americano. Ma è un dettaglio. Del resto, la minacca alla «badante» resta al momento inascoltata. Presa di posizione che lascia aperti molti interrogativi, dopo che persino l’altro triumviro Manuela Dal Lago gliele ha imposte. «Me le ha chieste Bossi, ma ho detto no», ha detto la Mauro, poi scoppiata in lacrime. Ma adesso non è chiaro a molti padani cosa abbia in mente la badante di Bossi. La sua testa sarà messa ai voti al prossimo consiglio federale di giovedì prossimo.

A Porta a Porta, il segretario del Sinpa ha lanciato accuse mirate. Ha detto che la «Nera» non è lei, ma l’infermiera che ha curato Bossi in Svizzera. Richiamo che a molti è parso alquanto particolare: le indagini della procura di Milano infatti hanno già scavalcato le Alpi per capire se parte dei presunti fondi neri sia stata dirottata pure per le cure del Capo. 
Ma se la Mauro avesse qualche scheletro nell’armadio nel cassetto per mantenere la sua posizione? « iniziata la stagione dei ricatti», chiosa qualche dirigente di via Bellerio. È questo il timore di molti leghisti, che però continuano a chiedere con insistenza le dimissioni della senatrice pugliese. E allo stesso tempo alla Fiera circolano voci sul fatto che nei prossimi giorni ci saranno nuovi indagati. «La gente ha iniziato a parlare», ci ricorda un leghista romagnolo. 

Alla fiera di Bergamo hanno chieste praticamente tutti le dimissioni della Mauro. Dal deputato bergamasco Giacomo Stucchi, fino appunto all’ultimo triumviro Roberto Calderoli. «In assenza di un seguito all’invito fattole il movimento dovrà assumere decisioni nei suoi confronti. Mi auguro che anche in extremis Rosy prenda la decisione più saggia e non si debba arrivare a provvedimenti del genere», ha spiegato l’ex ministro per la Semplificazione. E infine Matteo Salvini: «Se non ritiene di fare lei un passo indietro direttamente, verrà invitata a farlo dalla militanza». Fino adesso però non è cambiato nulla. Se ne riparlerà al consiglio federale di giovedì, dove Maroni chiederà la testa sua e quella di Belsito.