Jamyourself, il social network tutto italiano per la musica emergente

Jamyourself, il social network tutto italiano per la musica emergente

Ultim’ora dalla terra dei talent: la musica italiana non è morta e un social network potrebbe contribuire a farla rinascere. Si chiama Jamyourself, è un progetto completamente tricolore, è in forte espansione e ha un obiettivo semplice: connettere artisti emergenti, fan, etichette e locali tra di loro, fornendo il terreno fertile per far uscire dal “sottobosco sonoro” i protagonisti nascosti della musica italiana.

Jamyourself è nato a febbraio 2012 come evoluzione di un sito internet di successo dedicato alla promozione gratuita della musica emergente, che ospitava articoli e recensioni relativi al mondo dell’underground italiano. La trasformazione in social network è stata un’idea di Alessandro Ghilarducci, 31 anni, che gestisce il sito insieme a Luca Gianneschi e Jacopo Casati. Alle loro spalle, una redazione di otto elementi si occupa della produzione di contenuti e dell’aggiornamento e della manutenzione del portale.

Il portale offre la scelta tra quattro profili diversi ritagliati sulle singole necessità degli utenti: profilo “artista”, profilo “fan”, profilo “locale”, profilo “etichetta”. La pagina dedicata ai musicisti, il vero e proprio cuore del progetto, permetterà di caricare al suo interno album o singoli brani oltre a foto, video e date dei propri concerti; un punto di partenza imprescindibile per chi vuol far conoscere la propria musica. Per il Ceo Alessandro Ghilarducci, Jamyourself è – in estrema sintesi – «un’esperienza social che punta alla valorizzazione dei collegamenti via web tra gli utenti per accrescere la propria visibilità e aumentare il proprio pubblico in maniera totalmente gratuita».

Qual è l’obiettivo di JamYourself?
La scena musicale mainstream italiana è dominata da personaggi costruiti ad hoc da talent show e simili. Il panorama nazionale però presenta, nel suo underground, molte band e artisti di assoluta qualità così come Label indipendenti che sono davvero in grado di valorizzare il talento quando lo incontrano. É per questo che abbiamo pensato a un social network che valorizzi la vera musica, senza preclusioni di genere e sound. Ci piacerebbe riuscire a creare una community appassionata, attraverso un marchio che diventi un simbolo di legame immediato con la tematica della musica emergente.

Che cosa manca di più nella musica italiana, oggi?
La scena musicale emergente italiana è fortemente viva ma povera di opportunità. Mancano le possibilità, per band e artisti emergenti ma anche per per le etichette indipendenti, di far valere la propria musica. Jamyourself si propone come canale interamente dedicato alla musica emergente, pensato e realizzato per rispondere alle esigenze e alle aspettative di questo tipo di pubblico. Semplice, veloce, funzionale e gratuito: sono questi gli aspetti che consideriamo essenziali di Jamyourself.

Il vostro predecessore più illustre si chiama Myspace. Il social network acquistato dalla News Corporation di Murdoch, però, è fallito. Non c’è il rischio di riproporre una formula perdente?
MySpace ha rappresentato un passo importante nello sviluppo della rete e ha fatto capire alla “massa” che il web è un valido strumento per diffondere il proprio talento artistico. Detto questo, ritengo che MySpace abbia mancato nel non essersi evoluto nella direzione in cui si stava andando il web: relazioni social sempre più costanti. Non è stato in grado di rinnovarsi e questo ne ha decretato il fallimento. Sulla rete esiste un enorme bacino di utenti alla ricerca del canale giusto per proporre a un vasto pubblico la propria musica. E per far questo questo non basta nemmeno il “generalista” Facebook dove la propria promozione si limita a un “mi piace” su una pagina che poi, con ogni probabilità, non sarà più visitata. Con Jamyourself vogliamo offrire uno strumento diverso.

Cosa offre Jamyourself all’utente?
Ogni pagina costruita dall’utente contiene cover, player per ascolto brani, informazioni sull’opera, link per l’acquisto (tramite servizi esterni a Jamyourself) e la possibilità per gli ascoltatori di inserire commenti e voti. Una funzione che riteniamo importantissima per gli utenti, visto anche il fatto che tali pagine dispongono di un URL univoco e possono in questo modo essere linkate sul web per permetterne l’ascolto. Inoltre, grazie al nostro partner Outune.net, uno dei maggiori magazine online relativi al mondo della musica, realizziamo una serie di servizi redazionali, quali recensioni, interviste e speciali, volti a dare la necessaria visibilità a coloro iscritti a Jamyourself che reputiamo degni di nota. Una sezione redazionale guidata da Jacopo Casati, fondatore di Outune e socio di Jamyourself, potrà dare un feedback a band e artisti emergenti da parte di professionisti del settore musicale italiano.

É vero che avete in progetto di espandervi sui mercati esteri?
Sì. Entro fine estate 2012 apriremo la versione in lingua inglese, per poi puntare nel 2013 sul posizionamento all’interno di altri mercati, in primis Russia, Spagna e America Latina.

Come state finanziando il progetto? Siete alla ricerca di investitori?
Per il momento tutto è uscito dalle nostre tasche e grazie agli introiti pubblicitari che abbiamo avuto nel corso del 2011. Adesso siamo alla ricerca di investitori seri che vogliano credere nel progetto Jamyourself. Le prime impressioni e i primi contatti sono positivi ma, non volendo peccare di eccessivo ottimismo, qua mi fermo. Adesso ci stiamo “divertendo” con analisi economiche e stime di crescita. Stiamo facendo le cose nel migliore dei modi e spero proprio a breve di poter chiudere qualcuno di questi discorsi avviati con investitori. Abbiamo bisogno di investire in Jamyourself soprattutto lato Seo: posizionamento sui motori di ricerca, politiche di branding e viral marketing.

Quanto è difficile, oggi, fondare una startup in Italia?
Fino a qualche tempo fa ti avrei risposto, parafrasando il titolo di un famoso film, che “l’Italia non è un Paese per startupper”. In realtà devo oggi, e con estrema gioia, rimangiare almeno in parte questo mio giudizio. Qualcosa si sta muovendo in Italia a livello culturale. Si inizia a credere, nonostante il momento economico disastroso in cui ci troviamo a vivere, alle idee e ne sono dimostrazione una serie di realtà che si stanno consolidando sempre più nel nostro paese. Penso a H-Farm ma anche a canali come Working Capital di Telecom Italia. Naturalmente c’è ancora molto da lavorare e forse non raggiungeremo mai, per cultura e struttura stessa del nostro sistema economico, i livelli Usa. Ma qualcosa si muove e non è detto che il paradigma americano sia l’unico possibile sbocco di una crescita in tal senso. Per quanto mi riguarda sarei felice di poter far crescere il nostro Jamyourself in Italia piuttosto che rivolgerci immediatamente all’estero per avere investimenti e veder valorizzato il nostro potenziale.