Nel quartier generale di Moussa, il moderato che in Egitto sfida i Fratelli Musulmani

Nel quartier generale di Moussa, il moderato che in Egitto sfida i Fratelli Musulmani

IL CAIRO – «Non è possibile parlare con Amr Moussa, è impegnato in delle riunioni. Poi c’è il silenzio stampa, non intendiamo infrangere le regole. Andiamo nel mio ufficio, seguitemi». E’ al secondo piano dell’edificio. La sede del comitato è in una bellissima villa di tre piani, immersa nel verde, nel quartiere residenziale “Dokki”, non lontano da Piazza Tahrir . «Qui potremo parlare con più serenità», esclama Ahamed S. Kamel, medico, oggi il responsabile dell’Ufficio stampa e comunicazione della campagna dell’ex segretario della Lega Araba.

Conosce a menadito il programma, parla in modo concitato e ripete velocemente tutti punti. Non si limita a ricordarli a voce ma li mostra, minuziosamente, sul suo I-pad . Squillano in continuazione i suoi due cellulari durante l’intervista. «Perdonatemi, sono – come potete immaginare- giorni molto concitati». Poi prende fiato e continua, «Ho accompagnato Moussa durante tutta la campagna elettorale, sono molto soddisfatto. E’ un candidato popolare e apprezzato in tutto l’ Egitto. Ha servito il Paese nel migliore dei modi, nessuno può dire il contrario». Ahmed è un fiume in piena: «le sensazioni sono ovviamente positive, abbiamo avuto un buon riscontro dalla gente in questi mesi».

Nel comitato lavorano una cinquantina di persone. L’organizzazione è impeccabile: primo piano le segretarie e gli uffici dove avvengono le riunioni, al secondo e terzo le stanze dell’ufficio stampa e comunicazione. Un via vai di persone, nessun giornalista oggi, molti volontari che indossano la tshirt con stampa la foto del loro candidato e forze di sicurezza. Moussa è in una riunione all’interno dell’edificio.

Già ministro degli Esteri di Mubarak e segretario della Lega Araba, Amr Moussa è oggi uno dei candidati favoriti alle elezioni presidenziali in Egitto. Insieme a lui, i più papabili sono Mohamed Moursi, esponente dei Fratelli Musulmani; Il candidato islamico indipendente Abdel Moneim Aboul Fotouh; Ahmed Shafiq, ex ministro dell’Aviazione civile di Mubarak e primo ministro nei giorni della rivolta del 2011. Alla domanda se gli elettori che hanno votato il partito dei Fratelli Musulmani, Libertà e Giustizia, maggioritario in parlamento, voteranno Moursi, Kamel non ha dubbi. «Nelle presidenziali è importante la persona, non il partito che il candidato ha alle spalle. Moursi non ha doti da leader, è una marionetta in mano alla Fratellanza. Moussa, viceversa, non solo è stimato ma ha tutte le caratteristiche di una guida carismatica». Poi aggiunge, «una volta eletti, i Fratelli Musulmani non hanno fatto nulla di concreto per il Paese e per gli egiziani. Se provi a chiedere per strada, molti la pensano così. In tanti si sono resi conti che la Fratellanza ha a cuore unicamente i propri interessi e persegue i propri fini. Sono i primi ad avere preso accordi con i militari prima delle elezioni parlamentari ed i primi a parlarne male quando gli conviene. La gente non si fida di loro».

Ma la critica più aspra e tagliente è nei confronti di Shafiq: «Lui rappresenta il vecchio regime di Mubarak, per questo è sostenuto- anche se non ufficialmente- dai militari. Dopo la rivoluzione ha accettato di fare il primo ministro ma la gente ‘di Tahrir’ non l’ha voluto e l’ha cacciato. Si fa promotore della sicurezza e stabilità, sono i suoi punti di forza. Ma non sono sufficienti». E’ qui la differenza sostanziale con Moussa- sostiene Kamel: «La gente voterà Moussa perché è il vero riformatore, lo è stato anche durante il governo di Mubarak, per questo motivo è stato allontanato. Ed è diventato segretario della Lega Araba. E’ arrivato il momento per l’Egitto di voltare pagina, è dare il passo alle riforme di cui il Paese ha un bisogno disperato».

«I giorni delle elezioni abbiamo chiesto al nostro elettorato di controllare e tenere gli occhi ben aperti, e di segnalare se ci sono irregolarità. Non ci fidiamo dei fratelli musulmani e delle loro “modalità” di propaganda», sorride ironicamente e cambia argomento. Ad certo punto, le persone addette alla sicurezza cominciano a muoversi in modo concitato. Moussa esce dalla riunione. «Sono fiducioso», esclama. Poi aggiunge, sorridendo, «vediamo quello che succede, ma i sondaggi nazionali ci fanno ben sperare. La conversazione è interrotta dall’arrivo dell’ambasciatore della Somalia che non appena vede l’ex segretario della lega araba, esclama: «Amico mio, ho pregato per te alla Mecca». Di seguito sopraggiunge uno dei capi della tribù araba in Egitto, che afferma: «Ti appoggiamo tutti, siamo tutti con te». Un via vai crescente che improvvisamente si sposta in un’altra sala dove si terrà una riunione. Rigorosamente a porte chiuse.