Il boss di Cosa Nostra all’ergastolo, la figlia nella villa confiscata

Il boss di Cosa Nostra all’ergastolo, la figlia nella villa confiscata

La tipica pietra bianca, il mare cristallino, il barocco che si erge maestoso, il sapore delle granite al limone. Siamo in provincia di Ragusa ed é qui che, in questi giorni come ormai di consuetudine da circa dodici anni, si stanno girando le riprese del Commissario Montalbano. Luca Zingaretti, alias il commissario, ha la sua dimora televisiva a Punta Secca. A pochi chilometri di distanza c’è Punta Braccetto, la location della nostra storia. Una storia che farebbe di certo indignare il commissario siciliano, ma di cui forse non si occuperebbe, visto che Camilleri ha scelto di non far entrare troppo la mafia nelle sue narrazioni.

Nello splendido borgo marinaro di Punta Braccetto, località densamente popolata nei mesi estivi, c’è in contrada Pantano, a pochi metri dal mare, una lussuosa villetta appartenuta a uno dei più feroci e temuti boss mafiosi: Piddu Madonia. Il boss, condannato all’ergastolo per la strage di Capaci e ora detenuto in regime di 41bis, prima di Montalbano aveva apprezzato quei luoghi così placidi e tranquilli. Ragusa é stata da sempre considerata una provincia “babba”, cioé una zona ideale per poter riciclare e reinvestire i proventi delle attività illecite senza alcun tipo di problemi. I palermitani, come i fratelli Salvo, i gelesi e gli ennesi hanno spesso investito cospicue quantità di denaro in immobili e aziende agricole.

La villetta, che era stata sequestrata e successivamente confiscata con un provvedimento del tribunale di Caltanissetta nel 2000, riapre pesantemente la questione dell’utilizzo dei beni appartenuti ai mafiosi. Beni che i criminali sentono ancora di loro proprietà e di cui intendono riappropriarsi: esemplificativo é il caso dell’azienda catanese di trasporti su gomma dei fratelli Riela. Caso che abbiamo ampiamente raccontato e che potrebbe rivelarsi un pericoloso paradigma anche per il futuro.

A Punta Braccetto il provvedimento di confisca é divenuto definitivo nel 2010, coinvolgendo nomi eccellenti come Totò Riina, Leoluca Bagarella e Nitto Santapaola, ma l’iter per l’assegnazione ha conosciuto, come di consueto, tempi lunghi. La villetta, composta da tre stanze da letto, due bagni, cucina e soggiorno, dovrebbe andare all’Enpa, l’ente per la protezione degli animal. E anche il comune di Santa Croce, che ha Punta Braccetto come frazione, si é impegnato per rendere disponibile il bene.

Però proprio ieri, a seguito di accurate indagini, i Carabinieri hanno denunciato la figlia del boss, Maria Stella Madonia, perché avrebbe rotto con l’aiuto del marito i sigilli e occupato per tutta la scorsa estate l’abitazione. In pratica una lunga vacanza che si é protratta per buona parte del 2011, con tanto di ferragosto festeggiato all’interno dell’abitazione in pompa magna.

Per la figlia del boss é scattata una denuncia per violazione dei sigilli, arbitraria invasione dell’edificio e violenza privata. Addirittura, come segno tangibile del passaggio dei coniugi Madonia, gli inquirenti hanno ritrovato all’interno della villetta delle lettere datate luglio e agosto 2011 spedite dal boss direttamente dal carcere.

Inoltre i coniugi avevano anche chiesto l’allaccio della corrente elettrica, a nome di Giovanna Santoro, la moglie di Piddu Madonia in carcere dal 2010, e non l’avrebbero nemmeno pagata, tanto che poi l’Enel ha provveduto a tagliare i fili. Adesso la procura iblea ha notificato agli indagati l’avviso di conclusione delle indagini e il legale dei Madonia ha spiegato che il possesso e il godimento del bene era legittimo in quanto per un errore di trascrizione del demanio risultava sequestrata un’altra villetta.

Per quest’estate la provincia di Ragusa potrà godere della compagnia del commissario Montalbano. Mentre quasi certamente Madonia junior sarà in altre faccende affacendata.

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