“In Egitto hanno vinto gli islamici, l’esercito si rassegni”

“In Egitto hanno vinto gli islamici, l'esercito si rassegni”

IL CAIRO – Ala Al Aswani è uno dei più mportanti scrittori egiziani. È una storica voce di opposizione al regime di Mubarak. Durante la Rivoluzione, ha contribuito alle dimissioni di Hamed Shafiq da Primo Ministro, dopo un faccia a faccia televisivo nella nota trasmissione politica, “Last Words”, in onda tutte le sere sul canale televisivo Ontv.

Parlando con Linkiesta critica il Consiglio Supremo delle Forze Armate di corruzione, lo accusa di avere portato nel baratro l’Egitto e, sul risultato delle presidenziali, non nasconde una certa sicurezza: «Mohamed Moursi, il candidato della Fratellanza, ha vinto. Non lo dico io, sono dati certi. Se Lo Scaf, il Consiglio Supremo delle Forze Armate, non farà qualche gioco sporco, il risultato verrà formalizzato in via definitiva domenica. Questa è stata l’ultima mossa dei militari, inizialmente si era detto che il voto sarebbe stato ufficializzato giovedì, ma hanno deciso di posticipare a domenica per due motivi: il primo è la sicurezza, i militari sono preoccupati delle manifestazioni del venerdì; il secondo è prendere tempo: hanno bisogno di qualche giorno in più per testare il terreno con la Fratellanza». Per quanto concerne la velocità con la quale la campagna di Moursi ha reso noto la vittoria, poche ore dopo la chiusura dei seggi, Ala al-Aswani aggiunge, «hanno pubblicato subito il risultato semplicemente perché avevano i numeri per farlo. Sono ben organizzati. Chi si occupa della campagna di Ahmed Shafiq sa benissimo che Moursi ha vinto. Al momento, anche se non è ufficiale, Moursi è il Presidente dell’Egitto». Ci tiene, prima di continuare l’intervista, a puntualizzare la sua posizione: «Ho boicottato le elezioni, non ho votato. Dare una preferenza voleva dire votare il meno peggio, non l’ho fatto».

L’intervista si svolge nella sua clinica dentistica nel quartiere residenziale di Garden City. Ala Al Aswani, oltre ad essere un noto scrittore, è anche un dentista di successo. Opera due volte a settimana. Il suo lavoro da dottore non gli impedisce di essere una figura di rilievo nell’agone politica egiziana. E sulla Corte costituzionale che ha sciolto, con una doppia sentenza, il Parlamento egiziano, lo scrittore incalza: «Posso essere d’accordo con la Corte ma, come al solito, il dubbio riguarda il comportamento ambiguo dello Scaf: perché, visto che sapevano già da diversi mesi che la legge elettorale era incostituzionale, non hanno detto niente prima, e lo fanno solo ora? Ebbene : prima avevano i loro interessi per rimanere in silenzio, le loro esigenze si incontravano- temporalmente- con quelle della Fratellanza. Ora il rapporto tra loro è cambiato».

Si ferma accende una sigaretta e continua il suo discorso. «Sono furbi. Hanno giocato molto bene con la Fratellanza. Ti faccio un esempio. L’articolo 4 della dichiarazione costituzionale, scritto dallo Scaf, recita che “non è consentito impegnarsi direttamente in attività politica o costituire partiti politici su base religiosa”. Prima, però, hanno accettato la presenza dei salafiti in Parlamento, adesso dicono che non possono starci perché la costituzione lo vieta. Come vedi, sono molto bravi a manipolare e strumentalizzare le persone. Sono abituati, lo fanno da sempre. Ti dirò un’altra cosa. Hanno manipolato abilmente anche i sondaggi pubblicati prima del primo turno delle elezioni presidenziali».

Le pesanti critiche contro lo Scaf non riguardano solo l’ambito politico ma anche- e soprattutto- quello economico. «Hanno privilegi che nessuno conosce e si autogestiscono non facendo trapelare nulla dei loro affari; Producono tra il 20 e 25% dell’economia del Paese, nessuno sa come gestiscono i loro soldi». Alla domanda su quale sarà, dopo l’ufficializzazione del Nuovo Presidente, il primo scontro tra Fratellanza e Scaf, Ala al-Aswani non ha dubbi: «Sulla Costituzione. È stata abilmente scritta dai militari per mettersi al riparo da chi vorrà strappargli privilegi e ricchezze. Si tratta di una dichiarazione costituzionale scritta su misura per loro, per proteggersi dagli islamisti al potere. Questa è la loro vera e unica preoccupazione. I fratelli musulmani, dal canto loro, sapevano di vincere le Presidenziali ed hanno vinto. È per questo che hanno partecipato alle elezioni presidenziali anche se temevano le scorrettezza dello Scaf». Spegne , riaccende velocemente un’altra sigaretta e continua: «Tra l’altro i militari, in Egitto, non possono votare. Perché invece hanno votato in maniere massiccia per Shafiq? Inoltre contro l’ex Ministro dell’aviazione ci sono 35 casi di corruzione ma nessuno investigherà contro di lui: lo Scaf farà di tutto per tenerlo al riparo da qualsiasi tipo di problema. Ti do un dato molto allarmante: una Ong, l’Associazione dei giudici egiziani, ha pubblicato un documento in cui dice che non si conosce l’identità di cinque milioni di votanti per Shafiq. Ma anche in questo caso nessuno può permettersi di investigare perché i militari detengono, oggi come ieri, il potere nel Paese».

Da giorni si discute animatamente, in tv e sui giornali nazionali, sul processo in corso contro I Fratelli Musulmani, sulla illegalità della loro Organizzazione. Moursi, di fatto, potrebbe diventare il primo Presidente egiziano membro di un organizzazione illegale. «Mi fa ridere questa situazione- sorride al-Aswani- Potevano tirare fuori questa storia molto prima, ma lo fanno solo ora perché gli fa comodo. Vogliono limitare il più possibile i potere del futuro presidente egiziano. Il loro obiettivo, ripeto, è che il Presidente non possa interferire con i loro affari».

L’Egitto è un Paese che conta più 80 milioni di abitanti. Deve affrontare una grande sfida nel futuro: il 30% della popolazione è analfabeta e quasi la metà vive sotto la soglia di povertà. «Sì è vero, il problema degli analfabeti in Egitto va affrontato e risolto. A chi non sa leggere né scrivere bisognerebbe proibire di votare, perché sono facilmente influenzabili. Questo è solo un mio punto di vista, ovviamente. Sono persone che vanno aiutate, non va fatta l’elemosina, bisogna educarli. Sulla povertà non sono d’accordo. Comprare i voti succede anche nelle democrazie più avanzate, guarda in Italia, è successo molte volte nel tuo Paese. Bisognerebbe intervenire con una legge che impedisca la comprabilità del voto. Ma è un passaggio che richiede tempo e non è il più urgente in questo momento».

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