La Sicilia non usa i fondi europei e rischia di perderli

La Sicilia non usa i fondi europei e rischia di perderli

Un’altra stroncatura per la Sicilia sulla spesa, mancata, dei fondi europei. Stavolta proviene da una fonte autorevole e qualificata: il commissario europeo per le Politiche regionali Johannes Hanh che si trovava ieri in Sardegna insieme al ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca. La stilettata del commissario europeo ha riguardato, dopo le pacche di incoraggiamento a Campania e Sardegna, proprio la Sicilia. “Desta una certa preoccupazione – ha dichiarato il commissario – che la Regione Siciliana non abbia capito bene il rischio che corre se non spende entro il 2013 i 600 milioni Ue più un miliardo di cofinanziamento statale”.

“Le regole dicono – ha concluso Hanh – che se non si spendono le risorse esse sono perse”. Le parole del commissario europeo vanno ad aggiungersi alla dura relazione stilata lo scorso 2 maggio dalla Sezione di Controllo della Corte dei Conti, che segnalava tutte le negligenze dell’ente regionale isolano sui fondi strutturali europei, con particolare riferimento al FESR, il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale.

La relazione della magistratura contabile ha segnalato tutte le opacità nella gestione dei fondi europei: pochi controlli, molte truffe e svariati progetti già finanziati che non vengono portati a termine per irregolarità, circa il 35% del totale. La Presidenza della Regione Siciliana ha risposto alle parole del commissario Hanh diramando un comunicato sottolineando come “al 31 dicembre 2011 risultano rispettati tutti gli obiettivi di spesa e di impegno necessari per evitare che la Sicilia perda le risorse comunitarie assegnate”.

Però la spesa dei fondi europei non sembra sia stata studiata con efficacia dalla Regione. Ad esempio sui 6,5 miliardi disponibili del Fser sono stati spesi poco meno di 800 milioni. Le cifre, assessorato per assessorato, parlano chiaro. Rispettivamente gli assessorati Bilancio e Famiglia non hanno speso un solo euro a fronte della disponibilità del Por 2007 – 2013 di 200 milioni di euro. L’assessorato all’Urbanistica ha speso soltanto 50mila euro con un tesoretto europeo di 5,7 milioni di euro. Le infrastrutture, da sempre tallone d’Achille della Regione, avevano per l’assessorato competente a disposizione 1,9 miliardi di euro ma hanno speso soltanto 370 milioni, così come l’assessorato alle Attività Produttive che ha speso soltanto 3,6 milioni a fronte dei 535 previsti.

Così la Sicilia rischia di perdere circa 1,6 miliardi di euro e forti si sono levati gli strali della politica contro il governatore Lombardo, specie dagli europarlamentari isolani.
Rita Borsellino, del Pd, ha dichiarato che “l’allarme lanciato dal commissario europeo è un atto d’accusa contro la scellerata gestione delle risorse europee da parte del governo Lombardo. Una gestione che ho più volte denunciato anche in Parlamento europeo e che è uno schiaffo alle imprese e ai cittadini che soffrono per la crisi. Altre regioni del Sud hanno saputo colmare il ritardo nella spesa di queste risorse. Il rischio di perdere buona parte di queste risorse è dunque dietro l’angolo. Per la nostra regione si tratterà dell’ennesima occasione sprecata”. Anche Salvatore Iacolino del Pdl ha sottolineato che le parole del commissario rappresentano “l’ulteriore conferma del fallimento di un Governo regionale dissoltosi nel discredito generale. Piuttosto che continuare a cercare consenso elettorale regalando poltrone e affidando inutili e costose consulenze ad amici”.

Alle critiche provenienti dalla commissario europeo e dagli europarlamentari ha risposto ancora la Presidenza della Regione che, nella sua nota diramata ieri, ha precisato: “Nei primi mesi del 2012, sono state emanate una serie di direttive per individuare eventuali responsabilità nella perdita e nell’uso non efficace dei fondi europei, con precisi meccanismi sanzionatori. La direttiva presidenziale prevede infatti un tavolo di valutazione sull’avanzamento della spesa e sui processi di qualificazione della stessa con cadenza bisettimanale a partire dal 27 febbraio scorso. Il monitoraggio, quindi, non sarà consuntivo, intervenendo cioè “a giochi fatti”, come in passato, ma è già partito e sarà costante”. Un monitoraggio probabilmente tardivo e che non esenta dalle pesanti critiche degli organi europei e della dura relazione della Corte dei Conti che testimoniano l’incapacità della Regione di sfruttare pienamente la ballata di miliardi provenienti dall’Europa.

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