Volete manipolare il voto coi sondaggi? Imparate dall’Egitto

Volete manipolare il voto coi sondaggi? Imparate dall’Egitto

IL CAIRO – «I sondaggi fatti prima delle elezioni, pubblicati dai quotidiani nazionali, sono stati falsificati dallo Scaf, il Consiglio Supremo delle Forze Armate, con lo scopo di influenzare il voto delle persone. E così è stato». Questa è l’accusa senza mezzi termini di un giovane egiziano davanti il comitato di Ahmad Shafiq, ex ministro dell’era Mubarak, ora in corsa per le presidenziali. La sede di Shafiq è stata data alle fiamme da un folto gruppo di attivisti dopo l’ufficializzazione dei risultati delle elezioni presidenziali. Andranno al ballottaggio, il 16 e 17 giugno, il candidato ufficiale dei Fratelli Musulmani, Mohammed Moursi e l’ex ministro dell’aviazione nel regime di Mubarak, Ahmad Shafiq, considerato da molti come il rappresentate ufficiale della ‘vecchia guardia’.

«Ad esempio – spiega il giovane egiziano – chi ha proposto i sondaggi ufficiali, cioè il quotidiano nazionale Al-Arham e il centro per gli studi politici e strategici ( il cui presidente è un ex generale Sameh Seif Elyazal), sono istituzioni filogovernative, non è un segreto. I dati da loro pubblicati, qualche giorno prima del voto, vedevano primo Amr Moussa, secondo Ahmed Shafiq, terzo Mohamed Moursi e quarto Abul-Fotouh. Amdin Sabbahi, di fatto, non compariva tra i favoriti». Amdin Sabbahi è il candidato laico del partito di sinistra Al-Karamah, e si è posizionato al terzo posto nei risultati ufficiali, a soli due punti percentuali da Shafik (471.000 voti), dimostrando di essere un rivale forte nel Paese. «Sabbahi è stato senz’altro quello più penalizzato», incalza il giovane.

La discussione si fa animata ed un altro ragazzo, studente universitario, interviene: «Molti ti diranno che i sondaggi non sono stati accurati, che può capitare in Egitto. Io sono certo che sono stati consapevolmente modificati. Hanno imbrogliato nuovamente gli egiziani. Moussa, ad esempio, emergeva come ‘il favorito’, invece è arrivato ultimo tra i cinque candidati in testa. Io – tuona- avrei votato sicuramente Sabbahi. Ma visto che era sempre ultimo, non ho voluto sprecare il voto e ho dato la mia preferenza al candidato islamista indipendente Abdel Aboul Futuh». Non se ne fa una ragione: «Ora vado con dei miei amici a casa di Sabbahi, vogliamo offrirci come volontari nel suo comitato». E prosegue: « I risultati di questi sondaggi sono stati trasmessi anche nei programmi televisivi. Chi non li aveva letti sui giornali cartacei, li ha visti in tv. Insomma, la divulgazione dei dati è stata capillare. Questi quotidiani, è evidente, sono strumenti in mano al regime. E lo Scaf ha precisi interessi nel manovrare a proprio piacimento dati e informazioni, soprattutto in questo momento storico di transizione nel Paese».

Molte delle persone interpellate su questo argomento, davanti al comitato di Shafiq, la pensano allo stesso modo. Uno di loro, copto, di mezza età, dopo aver ascoltato l’animata conversazione, racconta: «Ho votato per Shafiq. Anche la mia prima opzione era Hamdin Sabbahi. Non volevo che vincesse il candidato dei Fratelli Musulmani, Moursi, sempre in alto nei sondaggi e per questo ho votato Shafiq, anche lui dato per favorito». È evidentemente amareggiato, scuote la testa e conclude «Se avessi saputo che Sabbahi era così forte, l’avrei votato sicuramente».

Dati alla mano, emerge che i sondaggi reali, privati oppure online, differiscono molto da quelli di dominio pubblico, citati dai giornali nazionali egiziani. Ad esempio Al-Mogaz, un sito privato che pubblica notizie politiche, subito prima delle votazioni dava il candidato Sabbahi al secondo posto ( col 20%) e Shafiq al terzo posto, col 17%. Anche il sondaggio svolto da ‘Al-Jazeera Mubashr Masr’, uno dei canali televisivi in arabo di Al Jazeera, vedeva Sabbahi al secondo posto.
Said Sadek, professore di sociologia politica all’università americana al Cairo ha commentato: «Questi sondaggi possono manipolare la gente, soprattutto gli indecisi. Possano far credere alla persone che i concorrenti in testa siano gli unici candidati che hanno possibilità di vincere. Di conseguenza, rafforzano la loro popolarità e la necessità del ‘voto utile’; dall’altra parte, invece, chi ha concretamente, molte possibilità di successo, se è posizionato in basso nei sondaggi, viene etichettato come ‘candidato debole’. Può scattare, in questa circostanza, l’esigenza di non ‘sprecare’ il voto, e dare la propria preferenza ‘al meno peggio’, paradossalmente. Infine – conclude il professore – non so se questi sondaggi siano stati volutamente manipolati oppure siano stati semplicemente condotti da gente incompetente. Io propendo per la seconda opzione: in Egitto la professionalità non è sempre garantita ed è facile trovare persone incompetenti che ricoprono ruoli di responsabilità Questa non è una sorpresa, purtroppo». Gli ‘indecisi’, tra le persone interpellate dal giornale socialista e non governativo Almasryalyoum, erano il 33% prima del voto. Un fetta che, secondo il professore Said Sadek, «può essere stata facilmente ‘manipolata’».