Mercati asiatici, l’Europa dorme e la Merkel gioca da sola

Mercati asiatici, l’Europa dorme e la Merkel gioca da sola

Angela Merkel nel centro di monitoraggio di terremoti e tsunami a Giacarta (AFP)

«Se l’Europa vuole competere, sono profondamente convinta che si debbano velocizzare le procedure per un accordo di libero scambio con questa regione», ha affermato dalla capitale indonesiana Giacarta, la cancelliera tedesca Angela Merkel durante la sua visita ufficiale.

Se i Paesi dell’eurozona faticano a trovare soluzioni e strade per uscire da un crisi che non è solo più economica, i Paesi del sud est Asia stanno vivendo un periodo di forte crescita ed espansione. Non è la prima volta che la cancelliera lancia appelli ai suoi colleghi europei dalle ’terre dei dragoni’. Una spinta a velocizzare i negoziati di libero scambio tra Unione europea e Repubblica Socialista del Vietnam era stata auspicata proprio da Hanoi ad ottobre scorso. Moniti che arrivano sempre a conclusione di accordi economico commerciali che spingono l’interesse di Berlino sempre più sull’asse est asiatico. Se in autunno erano stati siglati importantissimi accordi economici con Mongolia e Vietnam, di cui la Germania è il maggior partner commerciale europeo, a febbraio la cancelliera atterrava in Cina, dove la Repubblica Federale è il maggior investitore europeo dopo il Regno Unito.

Una strategia diplomatica che si è spinta in questi giorni verso la giovane democrazia indonesiana, con la sigla di una Dichiarazione, tra Merkel e il presidente Susilo Bambang Yudhoyono, per rafforzare la cooperazione nei settori sicurezza, sviluppo, economia, sanità e ambiente. Un Paese che lo scorso anno ha registrato una crescita pari al 6,5% e che negli ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più centrale all’interno dell’Associazione delle Nazioni del sudest asiatico (Asean). Un interlocutore fondamentale in una delle regioni che ha continuato a registrare ampi margini di crescita anche in un periodo difficile come quello vissuto nell’ultimo quinquennio. «Se questa immunità alla crisi non durerà per sempre», come ha sottolineato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio, Pascal Lamy, dal palco dell’ultimo World Economic Forum di Bangkok, i dieci membri Asean vedono nei due oceani, indiano e pacifico i loro confini naturali e interessanti possibilità di espansione.

Proprio mentre la cancelliera arrivava nel quarto Paese più popoloso del Pianeta, a Giacarta si sono aperti i lavori del terzo Asean-Latin Business Forum, alla presenza del direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde. Secondo la Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi (Eclac) il prodotto interno lordo latino americano si attesta sui 6,87 triliardi di dollari con margini di crescita previsti nell’anno in corso del 4,1%. Dati leggermente superiori alla zona Asean, il cui Pil tocca i 3,36 triliardi di dollari con previsioni di crescita superiori al 7%. «Non possiamo ignorare il fatto che nonostante gli sviluppi incoraggianti in Grecia e Spagna, la crisi nell’eurozona è ben lontana dalla fine», ha sottolineato il presidente Yudhoyono nel suo discorso di apertura. Se l’Europa è in crisi, meglio puntare l’attenzione altrove, dunque e costruire nuove rotte.

E Bruxelles? Secondo alcuni osservatori l’interesse europeo in est Asia si sarebbe scontrato sino ad oggi con motivazioni di carattere politico ed ideologico, da imputare alla violazione dei diritti umani in Paesi come l’ex-Birmania. Europa che ha così preferito seguire il cambio di rotta politico inaugurato dall’amministrazione Obama, che nel giro di due anni è riuscita a inaugurare un nuovo rapporto con il governo civile dell’ex generale Thein Sein e spostare l’interesse strategico sull’asse Asia-Pacifico. Dopo il cambio di rotta inaugurato all’inizio del 2010 da Washington, seguito da numerose visite in terra d’Asia, il segretario di Stato americano, H. Clinton è in questi giorni su percorsi già descritti.

Dopo Mongolia, Vietnam e Laos, quest’oggi il Segretario ha preso parte all’’East Asean Summit’ per ribadire non solo gli interessi economico commerciali del suo Paese, ma soprattutto ragioni geopolitiche in un gioco di alleanze che si muove all’interno della sfera d’influenza cinese. In particolare nelle acque del mar cinese meridionale, dove sei Paesi asiatici (Brunei, Cina, Filippine, Malaysia, Taiwan e Vietnam) si contendono isole e zone costiere che nasconderebbero ingenti risorse energetiche.

Se Washington riesce a far sentire la propria voce nonostante sia sempre più difficile rispondere con la stessa moneta agli ingenti finanziamenti elargiti da Pechino in area Asean, l’Unione europea sembra arrancare e inseguire con affanno l’agenda statunitense. Nonostante la firma di un accordo, avvenuta il 26 giugno scorso, per la ripresa dei negoziati di una zona di libero scambio tra UE e Vietnam, Bruxelles paga un’incoerenza politica che ha contrassegnato i rapporti con questa parte di mondo, nonché l’assenza di una chiara strategia di medio-lungo periodo. L’aver snobbato più volte gli ultimi incontri multilaterali come l’Asean Regional forum, in cui 27 Paesi discutono di questioni legate a difesa e sicurezza e dove Washington ha delineato la sua posizione, è solo uno dei tanti episodi che descrivono un’Europa miope e sempre più lontana, anche geograficamente, dal centro di un nuovo mondo che sta prendendo nuove forme e rotte.  

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