Monti leader del centrosinistra? L’idea spaventa non poco Bersani

Monti leader del centrosinistra? L’idea spaventa non poco Bersani

Qualcuno vuole proseguire sulla strada tracciata dal governo Monti, magari proprio con il Professore ancora al comando. Qualcun altro, pur ringraziando il presidente del Consiglio, è pronto ad archiviare l’attuale stagione politica. Nel Partito democratico la discussione è aperta. All’orizzonte c’è il nuovo asse con i moderati di Pier Ferdinando Casini. Un’alleanza che potrebbe rimanere indelebilmente legata alla figura di Mario Monti. Fantapolitica, fino a qualche settimana fa. Eppure l’ultimo grande successo del premier al Consiglio europeo di Bruxelles ha spinto alcuni esponenti del centrosinistra a bruciare le tappe. Creando qualche imbarazzo all’interno dello stesso Pd.

A lanciare l’ipotesi di un centrosinistra a guida Monti sono state alcune interviste. Come quella di Casini, che sulla Repubblica di ieri ammetteva: «C’è un signore a Palazzo Chigi che sta facendo il suo lavoro benissimo e non credo che si ritirerà a vita privata nella prossima legislatura». Se il filomontismo dei centristi non fa più notizia, meno scontato è stato l’intervento di Massimo D’Alema. Ieri sul Corriere raccontava che «in un nuovo centrosinistra europeo Monti può trovarsi a perfetto agio». Oggi a seguire la linea è il vicesegretario del Pd Enrico Letta che, parlando con l’Unità, spiega senza troppi giri di parole: «Il governo che succederà a Monti sarà di centrosinistra, in forte continuità con il governo Monti. Continuità programmatica e anche di uomini».

Insomma, è Monti il nuovo leader del fronte progressisti-moderati? Non proprio. Anzi, nel Partito democratico sono molti i distinguo. È lo stesso Bersani, pur tra mille complimenti, a prendere le distanze dal presidente del Consiglio. Nel pomeriggio il leader democrat, intervenuto a Livorno alla conferenza programmatica del Pd locale, chiarisce: «Monti è una risorsa, lo vedrebbe anche un bambino. Ma non voglio arruolarlo». Neppure nell’ottica dell’intesa progressisti-moderati che sta nascendo. «Non il centrosinistra di una volta, ma un centrosinistra di governo». Senza veti incrociati e, soprattutto, senza Grillo. Nessuna mancanza di fiducia nei confronti del premier. Ma il leader Pd non vuole avvicinare troppo Monti alla sua squadra. Le conseguenze potrebbero essere negative tanto per Bersani, quanto per il capo del governo. Dopo tutto l’esecutivo è ancora sostenuto da una larga maggioranza parlamentare che – tra alti e bassi – comprende anche il Pdl.

«Monti con il centrosinistra? È un’ipotesi che non esiste» spiega Matteo Orfini, esponente della segreteria Pd. Non è l’unico. Nel partito quasi tutti assicurano che in caso di vittoria alle prossime elezioni il ruolo di capo del governo spetterà a Bersani. O a chiunque vincerà le primarie. E al momento, tra tante incognite, una delle poche certezze è che in autunno Monti non si candiderà alle primarie del Partito democratico.

Non solo. Anche tra le aree più “moderate” del Partito democratico tutti chiedono un ritorno della politica. La stagione dei tecnici non può essere replicata. Semmai sarà possibile una fase di transizione, magari con l’ingresso nel prossimo esecutivo di autorevoli personalità di questo governo. I nomi sono sempre gli stessi: il ministro Fabrizio Barca, il collega Andrea Riccardi. Gettonatissimo anche il professore Claudio De Vincenti, sottosegretario allo Sviluppo Economico, che pochi giorni fa ha rivelato di essere iscritto al Pd, «il partito che voto». Peraltro quello di un governo misto politici – tecnici è un cavallo di battaglia dell’Udc. Già da qualche mese. «Alcuni ministri di questo governo hanno lavorato molto bene – raccontano via Due Macelli – È chiaro che nel prossimo governo alcuni di loro potrebbero essere confermati».

E Mario Monti? «Deciderà lui» spiegano dal Pd. Di certo adesso il presidente del Consiglio non può lasciare intendere una sua simpatia per questo o quel partito. Ne andrebbe della tenuta del governo. Sfumata l’ipotesi di un nuovo incarico a Palazzo Chigi, resta difficile anche quella di semplice ministro. Dopo l’esperienza a capo di governo il Professore si accontenterebbe di una poltrona a via XX settembre? Ecco allora che dalle parti dell’Udc qualcuno rispolvera un’idea. Perché non portare Monti al Quirinale? Lo schema non sarebbe neppure nuovo. Nel 1999 è stato eletto al Colle Carlo Azeglio Ciampi, anche lui un ex presidente del consiglio di un esecutivo tecnico prestato alla politica. Il paradosso è che così a trovarsi sbarrata la strada per il Colle sarebbe proprio Casini che al Quirinale – raccontano – ci ha fatto un pensierino già da qualche tempo. A quel punto in caso di vittoria elettorale dell’asse Pd-Udc, al leader centrista resterebbe un ruolo di tutto rispetto all’interno del governo. O magari alla regia di quella legislatura di riforme costituzionali che moderati e progressisti sognano di avviare la prossima primavera. 

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