Farfalle di bronzo grazie alla milanese Emanuela Maccarani

Farfalle di bronzo grazie alla milanese Emanuela Maccarani

Dopo i recenti risultati con tre titoli mondiali e l’argento di Atene 2004, un bronzo olimpico potrebbe essere vissuto anche come una sconfitta. Per le farfalle azzurre, la nazionale italiana di ginnastica ritmica, dopo la beffa di Pechino in cui furono buttate giù dal podio dalla giuria che le relegò al quarto posto, è comunque un bicchiere che deve essere considerato mezzo pieno. Hanno rivoluzionato il mondo della ritmica togliendo scena alle atlete dell’est, da sempre dominatrici del tappeto.

Nel 2003 cominciarono con il bronzo agli Europei, che fu una sorpresa, ma da allora non sono più scese dal podio tranne che per decisioni indipendenti da quello che hanno mostrato in pedana come accaduto in Cina. Elisa Santoni, “Sasà”, ed Elisa Bianchi, “La Blanche”, sono le veterane, romane, ventiquattro anni entrambe, accomunate da una profonda amicizia, dall’argento di Atene 2004 e dall’università di scienze motorie dell’Aquila; Romina Laurito ne ha venticinque ed è di Gallarate, futuro ingegnere; Marta Pagnini, ventun anni è di Prato. Poi ci sono Anzhelika Savrayuk e Andreea Stefanescu entrambe naturalizzate italiane pur essendo di nascita, rispettivamente, ucraina (Lutsk) e rumena (Iaşi). “Angy” arriva ad Arezzo nel 2003, italiana dal 2006 veste, al pari delle compagne più grandi, la divisa dell’Aeronautica Militare. La mamma della Stefanescu giunge a Perugia nel 2003 raggiunta poi da sua figlia rimasta in Romania.

Farfalle che hanno trovato in Emanuela Maccarani il loro mentore ed istruttore. È grazie a lei se la ritmica è diventata in Italia uno sport di vertice. Quarantasei anni, milanese, è stata atleta di buon livello anche internazionale ma il miracolo lo ha costruito con “Questa squadra” termine che è anche il titolo di un libro scritto in collaborazione con Ilaria Brugnotti. Le farfalle della ritmica non sono una individualità, ma un tutt’uno.

La loro casa è Desio, lo scorso anno furono anche sfrattate dalla pallacanestro Cantù, poi, però, è nato un centro-laboratorio dove allevare i migliori bozzoli azzurri. Una struttura di 40 metri per 20, ad hoc per le necessità delle farfalle. Una storia giovane quella dei successi della ritmica azzurra targati Maccarani, cominciata nel 1996 dopo Atlanta, quando il tecnico milanese diventò allenatore della Nazionale. Successi frutto della programmazione grazie alla federginnastica che volle creare un nucleo di élite frutto della grande base esistente in Italia.

La prima Olimpiade a Sydney con un gruppo di ragazze su cui costruire il futuro. Poi per il gruppo Maccarani è arrivato un argento olimpico ad Atene 2004, un bronzo olimpico a Londra 2012, tre mondiali nel concorso generale, due di specialità, due argenti mondiali nel concorso generale otto di specialità. Tutto costruito attorno al centro tecnico federale di Desio. Le ginnaste arrivano al centro a quindici anni.

Ultimamente l’età si è alzata alla ricerca di risultati e lavoro migliore. Le ginnaste più grandi sono alle soglie dei ventiquattro anni che per altre discipline è l’inizio dell’attività, per la ritmica una dirittura d’arrivo. Una squadra matura perché cresciuta insieme. Frutto di una programmazione che arriva da lontano. E a Rio l’Italia farà ancora una volta la voce grossa con le nuove leve Camilla Bini, Chiara Ianni, Camilla Patriarca, il meglio dell’Italia della ritmica. «Viviamo con grande allegria praticamente in simbiosi? La mia paura più grande? Sentir squillare il telefonino quando escono il sabato sera». Parola della mamma-tecnico Manuela Maccarani. 

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