Ci pensa la magistratura a spegnere l’inceneritore a Parma

Ci pensa la magistratura a spegnere l'inceneritore a Parma

PARMA – A spegnere l’inceneritore di Parma potrebbe non essere il sindaco a Cinque Stelle Federico Pizzarotti, ma la magistratura. La Procura ha chiesto il sequestro preventivo dell’impianto, destinato a essere acceso a dicembre in località Ugozzolo. Adesso la palla passa al gip Maria Cristina Sarli, attesa al pronunciamento la prossima settimana. Nell’indagine, condotta dal procuratore Gerardo Laguardia e dalla pm Roberta Licci, spuntano anche dieci indagati. Nel mirino degli inquirenti i dirigenti di Provincia e Comune, ma anche i vertici della multiutility Iren. Secondo la Procura, Enia, la società poi confluita in Iren, non ha indetto alcuna gara pubblica per progettare l’impianto: da qui l’ipotesi di abuso d’ufficio. Il secondo reato contestato è l’abuso edilizio: le Fiamme gialle, titolari delle indagini, avrebbero rilevato anche l’assenza di alcune autorizzazioni edilizie, come il mancato pagamento al Comune degli oneri di urbanizzazione. La richiesta di sequestro è datata 30 luglio scorso, ma la notizia è stata resa pubblica solo ieri sera. Tuttavia la città è piccola, e se ne parlava da giorni nei bar del centro.

«Vedrete che succederà». Prime dell’annuncio nel Movimento Cinque stelle serpeggiava un’enorme soddisfazione – al di là delle dichiarazioni di facciata – per un intervento reclamato da giorni pubblicamente. La vittoria del primo round. L’assessore all’ambiente Gabrielle Folli, già animatore del comitato “No inceneritore”, professa calma e gesso. Ma a Linkiesta spiega: «Ce lo aspettavamo, nel senso che i nostri consulenti avevano già messo in evidenza una serie di illegittimità clamorose sull’impianto. Ora attendiamo serenamente la decisione del giudice per le indagini preliminari». Non a caso da mesi sopra le scrivanie della Procura sono accatastati decine di esposti presentati dal Movimento in questi mesi di battaglia e cortei sfociati nel trionfo delle urne.

A Parma, sulla partita termovalorizzatore si è giocata e si gioca la credibilità del beppegrillismo. È la prova del fuoco e di maturità nella Stalingrado a Cinque stelle, «la città da dove inizierà la Terza Repubblica, la città della nostra rivoluzione culturale», ripeteva il leader già in campagna elettorale. Il «forno» è stato un referendum: la linea del Piave delle elezioni. «La dimostrazione che i cittadini possono credere in un altro modello di società è possibile, a partire dall’ambiente, dalla gestione dei rifiuti e dalla salute», continua a dire il capogruppo grillino Marco Bosi.

A 100 giorni dal successo, appena finita la luna di più miele (e fiele) di Pizzarotti, arriva questo primo tuono. Un colpo per il partito del sì composto dai ridimensionati poteri forti (gli industriali) e di un pezzo di Pd, rappresentato da Vincenzo Bernazzoli, il gran sconfitto rimasto a fare il presidente della Provincia rinunciando a guidare l’opposizione in Comune. 

La matassa rimane anche dal punto di vista giuridico ingarbugliata: nei mesi scorsi si era espresso il Tar di Parma che aveva dato ragione a Iren, annullando il fermo del cantiere deciso in precedenza dalla giunta dell’ex sindaco Pietro Vignali (travolto poi dagli scandali giudiziari dei suoi collaboratori più stretti). Una sentenza a cui il Comune – nel frattempo retto dal commissario prefettizio Mario Ciclosi – non si è opposto, lasciando perdere il ricorso al Consiglio di Stato. Ecco perché in Provincia si sentono con la coscienza a posto: stiamo rispettando le sentenze del Tar, dicono. Ma si è mossa la Procura.

Dopo un agosto rovente per una serie di fogli usciti dal palazzo: il piano economico finanziario di Iren, pubblicato dal sito Parmadaily. E proprio da quelle carte è uscita la questione delle tariffe: i cittadini di Parma, a impianto acceso, pagheranno per i prossimi 20 anni 168 euro per bruciare una tonnellata di rifiuti nel camino alle porte della città. Un euro in meno rispetto a quanto spendono ora per bruciarli negli altri impianti fuori città. Iren conta di ricavare da qui al 2032 fino a 12.925 milioni di euro. La prova provata che «non solo far venire i tumori con le nano particelle che insinuano tra le cellule», ma «morire» non è affatto conveniente. Adesso la battaglia prende un altro binario. E a fine mese è prevista una manifestazione davanti ai cancelli di Ugozzolo, «il luogo del delitto» e per l’occasione potrebbe ritornare di Beppe Grillo. Il cantiere intanto sarà stato sequestrato?
 

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