Sabato pomeriggio. A poche ore da Juventus-Napoli, il giornalista della Rai Piemonte Gian Piero Amandola si reca fuori ai cancelli dello stadio a raccogliere le testimonianze dei tifosi. Il servizio viene trasmesso nel corso del TgR Piemonte delle 19,30, a partita ormai in corso. Inizia con l’immagine di un bambino innocente che canta l’inno della Juve, continua con interviste a qualche napoletano. Poi il clou. Due giovani juventini che cantano: “O Vesuvio, lavali tu! O Vesuvio, lavali tu!”. Che non si tratti di un errore del montatore lo si evince dal seguito del servizio. Un altro ragazzo, anche lui sorridente, dice: “I napoletani sono ovunque, quindi non è che possiamo considerare Nord, Centro e Sud, sono ovunque, un po’ come i cinesi”. A questo punto il giornalista del Tg3 decide di intervenire in prima persona e afferma: “Li distinguete dalla puzza, con grande signorilità”. E ride. Ride. Mentre l’altro, simpaticamente risponde: “molto elegantemente, certo”.
Il servizio va tranquillamente in onda, come se nulla fosse. Gli animi dei napoletani si scaldano. Iniziano le proteste. La Rai Piemonte viene subissata di telefonate e il video incriminato comincia a fare il giro del web. La direzione generale della Rai chiede di visionare il filmato. Il Comitato di redazione della Rai Napoli invia una lettera di protesta alla Rai Piemonte. Anche Enzo Jacopino, presidente dell’ordine dei giornalisti, chiede all’Ordine dei giornalisti del Piemonte di aprire un procedimento disciplinare a carico di Gian Piero Amandola.
E alla Rai Piemonte, come rispondono? La tensione è forte. Molti colleghi si dissociano. Intorno alle 20 di domenica sera è presente in sede Massimo Mavaracchio, vice di Carlo Cerrato, caporedattore della Rai Piemonte. A chi lo chiama per chiedere spiegazioni, Mavaracchio risponde ammettendo candidamente che è vero, che conosce già bene il caso perché ha lanciato lui stesso il servizio. Si giustifica dicendo che è stato un imperdonabile errore, causato da un collega che si è fatto prendere la mano. Mavaracchio accusa la fretta, che a volte è una cattiva consigliera. Dice che non c’è stato tempo di controllare e che comprende perfettamente la gravità della cosa. Successivamente, lo stesso capo dirà di non poter rilasciare dichiarazioni ufficiali. In serata arrivano le scuse della componente sindacale del Tg3 Piemonte.
La questione, comunque, non finisce qui. Domani il caso approda in Parlamento.