Portineria MilanoFinmeccanica, la tangente “balla” sul voto in Lombardia

Finmeccanica, la tangente “balla” sul voto in Lombardia

Ci sono dieci milioni di euro che pesano sulle prossime elezioni in Lombardia. Sono quelli della presunta tangente – che sarebbe finita attraverso un giro di fondi neri alla Lega Nord e a Comunione e Liberazione – nata dalla fornitura di 12 elicotteri al governo indiano da parte di Agusta Westland, controllata del gruppo Finmeccanica. L’arresto di Paolo Pozzessere, ex direttore commerciale della holding della Difesa e per questo responsabile di tutte le commesse estere, potrebbe creare più di un collegamento tra l’inchiesta di Napoli e quella di Busto Arsizio, dove il pm Eugenio Fusco si appresta, la prossima settimana, a iniziare un primo giro di interrogatori.

Nell’ordinanza che ha portato in carcere Pozzessere, infatti, si parla ancora una volta degli interrogatori di Lorenzo Borgogni – ex responsabile delle Relazioni istituzionali della società – e soprattutto di quel Guido Ralph Haschke, che per l’attività «di mediazione svolta (peraltro vietata dalla legge indiana) avrebbe ottenuto il riconoscimento di un compenso di 41 milioni di euro – divenuti 51 dopo la richiesta di Giuseppe Orsi, amministratore delegato di Finmeccanica – finalizzata a costituire fondi neri per distribuire denaro a Lega Nord e Cl». A quanto trapela, gli investigatori sono da settimane al lavoro sui nomi dei politici (sarebbero almeno quattro) che avrebbero intascato la mazzetta, finita poi su conti all’estero, in Tunisia e alle Mauritius.

Non è una novità che Comunione e Liberazione e il Carroccio siano tutt’ora l’asse portante del sistema di potere economico politico della Lombardia. È un asse di ferro che va avanti da più di dieci anni, fondato sull’accordo tra Umberto Bossi e Silvio Berlusconi nel 2001, continuato fino a quello attuale tra Formigoni e Maroni. Il fatto che la procura di Busto continui a indagare su quei dieci milioni di euro, quindi, non fa dormire sonni tranquilli né ai leghisti né a pezzi del Popolo della Libertà, che si apprestano a preparare le liste per elezioni regionali. Dopo lo scioglimento del consiglio, il Celeste ha annunciato che si potrebbe andare a votare già il 16 dicembre oppure il 27 gennaio, anche se in ambienti del Carroccio si sostiene che alla fine si arriverà all’election day di aprile insieme con le politiche.

Sulla data, l’ultima parola spetta al ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri. Ma quello che invece spetta a centrodestra e centrosinistra è trovare un candidato capace di vincere e di superare 17 anni di formigonismo. Se all’opposizione, al momento, i riflettori sono tutti puntati su Fabio Pizzul, figlio del celebre cronista Bruno e consigliere regionale del Partito democratico, nell’ormai caduta maggioranza è una notte dei lunghi coltelli. I nomi dei possibili candidati alla carica di governatore stanno iniziando a circolare. Anzi, durante l’ultima seduta del consiglio regionale, di mano in mano, ai consiglieri, è passato un sondaggio sui potenziali candidati di centrodestra e centrosinistra.

Tra Pdl e Lega, i nomi sono quelli di Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano, Mariastella Gelmini, ex ministro dell’Istruzione, Maurizio Lupi, deputato, lo stesso Formigoni (che però ha già detto che non ci sarà), Matteo Salvini, segretario lombardo del Carroccio, Attilio Fontana, sindaco leghista di Varese e Maroni, il segretario federale della Lega. Il governatore lombardo uscente – che resterà in carica fino alla fine della legislatura – ha già annunciato che «se Albertini farà una lista civica e chiedesse sostegno al Pdl, credo che il mio partito dovrebbe garantirgli il sostegno, perché ritengo che Albertini abbia le caratteristiche che la gente oggi va cercando».

Il progetto dell’ex primo cittadino di Milano potrebbe prendere piede, anche perché il sondaggio circolato al Pirelli lo piazza al 28,7 % dei consensi, contro il 21, 7% di Maroni, il 7,3% di Lupi e il 9,8 di Formigoni. Salvini è al 4,5 % e Fontana allo 0,6. Ma i giochi sono complessi. Tra Albertini e la Lega non corre buon sangue. La fine della legislatura lombarda, poi, segna uno spartiacque tra Formigoni e i leghisti, con Salvini, segretario lombardo della Lega, che ha già detto di non voler avere più nulla a che fare con lui. Si mormora che un nome su cui alla fine potrebbero convergere le varie fazioni, potrebbe essere quello di Lupi, pidiellino, persona stimata pure in ambienti leghisti e già lodato da Maroni nelle scorse settimane.

Fino a questo momento l’unico partito politico coinvolto sulle pagine dei quotidiani – in particolare il Fatto che ha pubblicato alcune intercettazioni – è stata la Lega. Secondo Borgogni, una parte di quei 10 milioni di euro sarebbe stata consegnata al Carroccio per favorire la nomina di Orsi ad amministratore delegato di Finmeccanica. Dichiarazioni, queste ultime, che hanno già spinto Maroni a depositare a metà settembre in procura una querela proprio nei confronti di Borgogni. Ma intanto le indagini continuano e le elezioni si avvicinano.  

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