La sostituta di Fava: “Confido nella parte della Sicilia che resiste”

La sostituta di Fava: “Confido nella parte della Sicilia che resiste”

Nel giro di pochi minuti si è ritrovata a dover sostituire l’incandidabile Claudio Fava. Lei, Giovanna Marano, “pasionaria” della Fiom, donna di opposizione, senza tessera di partito fin dal tempo dei Ds, è la candidata alla presidenza della Regione della sinistra radicale, sostenuta dall’asse portante Idv-Sel-Fds. «Guardi, sono sulla Palermo-Catania, il telefono potrebbe non prendere. Ad ogni modo, dopo la galleria mi fermerò in un autogrill per poter rilasciare l’intervista». Sullo sfondo si sentono alcune voci, Marano è in macchina con lo staff, «altre quattro persone». Si ferma in un’area di servizio per venti minuti.

Allora, iniziamo dalla presentazione: chi è Giovanna Marano?
Giovanna Marano fino a poche ore prima di spendersi in politica per “Libera Sicilia” ricopriva un ruolo all’interno del sindacato della Fiom. Ero presidente del comitato centrale della Fiom, ho sostituito Giorgio Cremaschi. Ma il nostro Statuto prevede incompatibilità con qualsiasi carica politica. Ergo ho rimesso tutte le ricariche sindacali.

Perché un elettore del centrosinistra siciliano dovrebbe votare lei, e non il candidato dell’asse Pd-Udc Rosario Crocetta?
Perché io rappresento una candidatura di discontinuità, una candidatura che cambia pagina. In questi anni, come lei saprà, il Pd ha retto e sorretto una maggioranza che si è rivelata fallimentare: ha semplicemente riprodotto le vecchie logiche che hanno distrutto questa terra. Ad esempio, abbiamo sottoutilizzato i fondi europei. E quelli che abbiamo utilizzato li abbiamo spesi male.

Lei pensa che una candidatura “di discontinuità” come la sua possa funzionare in una regione dominata dal voto clientelare?
Io penso che la Sicilia in questi anni abbia subito pesantemente la condizione di arretratezza che consegue chi ha governato l’isola e l’ha messa in ginocchio. Ma c’è una parte di Sicilia che resiste: ad esempio nei referendum abrogativi del 2011 in Sicilia c’è stato un risultato positivo. Stessa cosa potrei dire sulla rielezione di Leoluca Orlando a sindaco di Palermo. Perché non potrebbe succedere alle regionali?

La Sicilia come la Puglia di Nichi Vendola?
La Puglia è arrivata alla svolta in un contesto differente dal nostro. I fatti che continuano a emergere anche sulla corruzione affondano il coltello sulla ferita. Ad oggi la Sicilia si è basata sull’economia del petrolio: abbiamo avuto cinque raffinerie, parecchie centrali termoelettriche, e due metanodotti. Siamo una sorta di bomba energetica.

E quindi, Marano, cosa farà?
Noi siamo convinti che tutto questo vada convertito in un sistema di green economy. Qui in Sicilia hanno fatto tanti campi eolici senza la rete di trasformazione energetica.

Quale sarà il primo provvedimento da presidente della Regione?
Prima cosa: abbattere la spesa per la politica. Ma in maniera seria non come è stato annunciato nei giorni scorsi dal presidente dell’Ars Francesco Cascio. Seconda cosa: ridurre il numero del numero dei parlamentari.

Le ricordo che c’è un ddl costituzionale alla Camera che prevede la riduzione del numero dei parlamentari da 90 a 70.
Sì, ma noi siamo disposti ad abbassare ancor di più il numero.

Poi?
Poi bisogna liberare la spesa che la Regione ha sperperato in direzione della macchina burocratica siciliana. Ad esempio, soltanto per le consulenze “esterne” sono stati spesi 9 milioni di euro dal 2008 ad oggi.

Da presidente della Regione dovrà vedersela con la questione Termini Imerese, che di certo in qualità di ex sindacalista della Fiom conoscerà al dettaglio. Cosa farà?
Sicuramente la mia prima azione su Termini Imerese sarebbe quella di attivare tutta l’autorevolezza di un quadro politico che volta pagina. Andrei a parlare subito con il ministro dello sviluppo economico Corrado Passera e con il presidente del Consiglio Mario Monti per reclamare l’intervento su quest’isola.

Cambiamo argomento. Da alcuni sondaggi emerge un testa a testa fra il candidato di centrodestra Nello Musumeci, sostenuto da Pdl-Pid-LaDestra, e quello di centrosinistra, Rosario Crocetta, sostenuto da Pd-Udc-Api. Ma allo stesso tempo, stando alle moltitudine di candidati, chi vincerà non avrà la maggioranza per governare. Se dovesse vincere Crocetta, lei sarebbe disposta a sostenere un governo presieduto dal candidato dell’asse Pd-Udc-Api?
Questa è una previsione che viene fatta secondo delle letture azzardate. In ogni caso non ci sono le condizioni. Crocetta ha costruito la sua candidatura insieme all’Udc e all’Api. Il nostro progetto è alternativo, il nostro è il vero centrosinistra. Mi sembra che anche livello nazionale ci sia una voglia di costruire un centrosinistra differente dall’asse Pd-Udc.

Ultima domanda: domenica a Palermo Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, parteciperà ad una manifestazione con Rosario Crocetta. Addirittura il segretario regionale della Cgil, Mariella Maggio, è nel listino regionale di Crocetta. Insomma il sindacato è diviso. Cosa ne pensa?
No comment. La mia risposta è questa.

(Giovanna Marano, di anni 53, catanese, ex segretaria regionale della Fiom, ex presidente del comitato centrale della Fiom. Fu compagna di scuola di Claudio Fava al Liceo “Cutelli” di Catania. Due figlie, Martina e Roberta. Un compagno: Emilio Miceli, dirigente nazionale della Cgil. A fine telefonata dice: «Scusi per davvero, ma adesso la devo lasciare. Abbiamo un incontro a Lentini fra circa un’ora».)