Mentre l’Ilva muore i Riva mettono i soldi in Lussemburgo

Mentre l’Ilva muore i Riva mettono i soldi in Lussemburgo

Mentre gli impianti dell’Ilva si spengono progressivamente, la famiglia Riva inietta 3 milioni di euro nella holding lussemburghese che controlla l’acciaieria di Taranto ed è azionista di minoranza di Alitalia. Secondo quanto ricostruisce il settimanale Il Mondo, qualche giorno fa, davanti al notaio lussemburghese Joseph Elvinger, si è tenuta un’assemblea straordinaria di Utia, società lussemburghese amministrata da Adriano Riva – fratello di Emilio, patron dell’Ilva – che detiene il 39,9% di Riva Fire, holding che a sua volta controlla l’impianto di Taranto. L’assise ha deliberato un aumento di capitale di 3,6 milioni di franchi svizzeri (2,7 milioni di euro, ndr), da 30 a 33,6 milioni, mediante l’emissione di 600 nuovi titoli del valore nominale di 6mila franchi e con un sovrapprezzo complessivo di 20,4 milioni.

La ricapitalizzazione è stata sottoscritta dall’azionista unico di Utia, la società olandese Monomarch Holding, un altro dei veicoli esteri dei Riva. Nel 2010 le perdite di Utia riportate a nuovo sono salite a 46,3 milioni di franchi svizzeri: il passivo ha superato il 75% del capitale (30 milioni) obbligando quindi i Riva a deliberare o la messa in liquidazione o il varo di una ricapitalizzazione. 

In queste ore, intanto, nell’ufficio di Franco Sebastio, procuratore di Taranto, è in corso una riunione tra i pm dell’inchiesta per disastro ambientale a carico dell’Ilva e i tre ingegneri-custodi giudiziari degli impianti messi sotto sequestro. I custodi, scrivono le agenzie, avrebbero consegnato ai magistrati la prima relazione settimanale sullo stato delle procedure per la fermata o lo spegnimento degli impianti da risanare sul piano ambientale, in linea con quanto disposto prima dal gip e poi dal tribunale del riesame. 

Il 28 settembre scorso il ministero dell’Ambiente ha concluso il lavoro sulla nuova Autorizzazione integrata ambientale (Aia) dello stabilimento, che prevede la riduzione del carico di inquinanti e recepisce gli obiettivi indicati dal gip di Taranto per salvaguardare la salute dei lavoratori e dell’ambiente. Il documento stilato da un gruppo di esperti di vari ministeri, enti locali e istituti di ricerca, servirà a finalizzare l’istruttoria sull’Ilva, con il parere tecnico che dovrà essere emanato l’11 ottobre dal ministero dell’Ambiente. Per il 16 ottobre, invece, è prevista la conferenza dei servizi a cui parteciperanno Regione Puglia, Provincia e Comune di Taranto. Nel frattempo, il gip di Taranto ha bocciato il piano di investimenti da 400 milioni di euro avviato autonomamente dall’Ilva per la bonifica ambientale.

Al momento, dunque, resta in vigore la disposizione dei custodi giudiziari per la riduzione della produzione, lo spegnimento di una parte consistente di altiforni e altri impianti e il blocco dei parchi minerari. Ma la nuova Aia – il cui cronoprogramma non è noto, anche se Clini ha parlato nei giorni scorsi di tre-quattro anni per completare gli interventi di bonifica – potrebbe modificare i tempi e i modi degli interventi rispetto a quanto disposto dalla magistratura. Susanna Camusso, leader della Cgil, ha chiesto che l’Aia prevalga sulla chiusura disposta dal gip. «Chiudere quell’impianto, anche se per poco, vuol dire chiuderlo definitivamente. I due temi, quello del risanamento e quello dell’attività produttiva, non vanno posti in contraddizione», ha dichiarato alla Reuters

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