Obama stasera contro Romney deve vincere

Obama stasera contro Romney deve vincere

NEW YORK – I numeri: 47,4 a 47,3% in favore di Mitt Romney. La corsa alla Casa Bianca, secondo la media dei sondaggi stilata dal sito specializzato Realclearpolitics.com, ormai è una questione di decimi di punto. Anche se i dati raccolti a livello nazionale dicono poco (le elezioni si svolgono a livello statale) su chi la spunterà il 6 Novembre, il distacco recuperato nelle ultime settimane dai repubblicani inizia a fare veramente paura ai democratici, nettamente in vantaggio fino al mese scorso.

Ecco perché stasera, nel secondo dei tre faccia a faccia presidenziali, per Obama sarà obbligatorio vincere. Il pareggio infatti non basta per far dimenticare quella che è stata considerata una delle sue peggiori performance durante il primo dibattito a Denver, il 3 Ottobre.

A questo proposito, anche Hillary Clinton, ieri sera, gli è corsa in aiuto, assumendosi ogni responsabilità riguardo la gestione degli scontri in Libia lo scorso 11 settembre. Il segretario di Stato, liberando l’inquilino della Casa Bianca da ogni “colpa”, ha cercato, dal Perù dove si trova in visita, di mettere a tacere in questo modo le accuse dei repubblicani al presidente, reo, secondo loro, di non aver detto subito che si trattava di un attentato terroristico, e di non aver ascoltato le richieste di maggior sicurezza arrivate, proprio in quei giorni, da Bengasi e dall’ambasciata americana a Tripoli. Il martellamento di Romney su questo tema rischia di far vacillare Obama proprio in politica estera, il settore dove in questi anni alla Casa Bianca ha raggiunto i maggiori risultati: dall’uccisione di Bin Laden alla fine della guerra in Iraq.

Il mea culpa della Clinton scombussola però i piani di attacco dell’ex governatore del Massachussets, costretto a rivedere il tiro a poche ore dal dibattito. I due candidati si incontreranno infatti stasera (quando in Italia saranno le 3 del mattino) nel campus universitario di Hofstra, a meno di un’ora da New York. Per arrivare preparati, ieri nessuno dei due ha fatto campagna elettorale. Romney si è rinchiuso per due giorni in una cittadina poco distante dalla sua casa in Massachussets, mentre il presidente si è preso tre giorni di tempo, andando a esercitarsi in un resort di golf in Virginia (per non distrarsi sembra che non si sia portato neanche le mazze).

Qui Obama dovrà ritrovare l’energia e la passione che sono mancati a Denver. Ci sarà sicuramente un cambio di strategia: sarà più attivo, risoluto e puntuale, ma non aggressivo come lo è stato Biden contro Ryan durante lo scontro tra i candidati alla vicepresidenza. Sia lui che Romney vogliono apparire calmi e “presidenziali” nell’atteggiamento. Ma soprattutto dovranno sembrare spontanei.

A fare le domande questa volta non saranno i giornalisti, ma un gruppo di persone classificate come ancora indecise. Guai a fare i professori o usare termini vaghi, dovranno rispondere elettori potenziali che ogni giorno vivono i problemi legati alla crisi economica, alla disoccupazione, alla sanità. A rischiare sarà soprattutto Romney, un miliardario che dovrà dimostrare di non essere insensibile ai sacrifici dell’americano medio. Un sondaggio del sito internet Politico.com rivela comunque che il candidato repubblicano è sulla giusta strada. Per la prima volta il 51% degli intervistati, contro il 44%, ha affermato di apprezzarlo come persona.

Alcuni dati positivi anche per il presidente. Secondo una ricerca condotta da Abc/Washington post, riscuote più consensi dell’avversario quando si parla di lavoro (recentemente la disoccupazione è scesa sotto l’8%) e sanità. È emerso che il 56% del campione crede che, in termini di ripresa economica, gli Stati Uniti stiano facendo bene.

Per vincere questo scontro, moderato dalla giornalista della Cnn (prima donna in 20 anni a “dirigere” un dibattito presidenziale) Candy Crowley, Obama dovrà però uscire fuori dal campus universitario e far arrivare le sue parole ai disoccupati dell’Ohio e agli anziani di Florida e Virginia. La partita per conquistare il 6 Novembre la Casa Bianca infatti si gioca tutta in questi tre Stati. Insieme raccolgono 60 delegati, fondamentali per raggiungere i 270 necessari per diventare presidente. (rappresentano la metà più uno di quelli totali). Florida (29), Virginia (13) e Ohio (18) sono tra i dieci Stati non ancora assegnati. I restanti sono già in mano dei repubblicani o dei democratici. Negli Stati certi, Obama è in vantaggio con 217 delegati contro i 191 in mano ai repubblicani. Ecco perché per vincere le elezioni gli basterebbe prendere uno dei tre Stati chiave, più qualche altro tra i più piccoli. Romney invece per arrivare a 270 deve conquistare praticamente quasi tutti gli Stati incerti.

Da qui si capisce perché i sondaggi fatti a livello locale dicono di più di quelli realizzati su base nazionale. Secondo una statistica realizzata da Nate Silver sul New York Times, il presidente ha il 60% di chance di rielezione. Un buon margine, che però è diminuito sensibilmente nell’ultimo mese. I repubblicani infatti sono in rimonta su tutti gli Stati. In Ohio sono a meno due, in Virginia sono testa a testa, mentre in Florida c’è stato il sorpasso. Stanno recuperando punti anche tra le donne, saldamente in mano ai democratici fino a settembre.

Sia da una parte che dall’altra, si cerca di convincere chi è ancora dubbioso spendendo milioni di dollari in pubblicità televisive. Negli ultimi quindici giorni, inoltre, Romney ha fatto sette tappe solo in Ohio, Obama cinque, ma ha compensato Michelle, facendo un comizio anche ieri. La First Lady ha poi annunciato su Twitter di aver votato per corrispondenza, postando una foto con la lettera contenente la scheda elettorale. «Non potevo aspettare l’Election Day, ho votato per mio marito», ha twittato, invitando implicitamente gli americani a fare lo stesso negli Stati in cui è prevista la pratica del voto anticipato (tradizionalmente favorevole ai democratici).

Obama si recherà ai seggi invece il 25 ottobre. È la prima volta che una coppia presidenziale non si fa fotografare mentre deposita la scheda il giorno dell’Election Day. Per capire quanto il filo sia teso, giovedì tornerà a parlare in Ohio, a Parma, anche l’ex presidente Clinton, accompagnato, questa si è la vera notizia, dalla musica di Bruce Sprinsteeng. Il Boss aveva detto di volersi tenere fuori dalla campagna elettorale 2012. La paura di un possibile flop di Obama però l’ha convinto a prestare la sua voce, ancora una volta, alla causa del partito democratico.

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