Fini apre ad Alfano. Ma il partito del segretario non nascerà mai

Fini apre ad Alfano. Ma il partito del segretario non nascerà mai

Il presidente della Camera Gianfranco Fini apre al Popolo della Libertà di Angelino Alfano. Se il partito guidato dal segretario si emanciperà da Silvio Berlusconi e si confermerà una forza responsabile, moderna ed europeista, allora anche in Italia potrà nascere un fronte dei moderati. È il progetto che Alfano sogna da tempo. Purtroppo per lui, un’utopia. Basta l’investitura dell’ex alleato per capire che il Pdl immaginato dal giovane segretario è destinato a non vedere mai la luce. Anche tra coloro che sostengono la sua leadership – spesso per convenienza personale – manca una linea comune sul governo tecnico, sull’Europa, sulle alleanze. Per non parlare del Cavaliere. Una figura ancora troppo ingombrante e imbarazzante.

Anzitutto le primarie. Il partito pensato da Alfano non è più proprietà privata di Silvio Berlusconi. Nessuna rivoluzione, per carità. Al segretario sarebbe andato più che bene un nuovo corso berlusconiano. È il Cavaliere che si è fatto da parte, poco convinto dalle residue potenzialità del Pdl. E così, mentre l’ex premier pensa alla nascita di una nuova lista di giovani imprenditori, Alfano si prepara a guidare quel che resta del partito alle prossime elezioni. Ma un partito moderno ha bisogno di un leader vero, legittimato dalla base. Il tempo delle acclamazioni è finito (pazienza se l’ultimo nominato per acclamazione è stato proprio il segretario, durante il consiglio nazionale del luglio 2011). Ecco perché oggi Alfano punta tutto sulle primarie. Il segretario ha insistito, ci ha messo la faccia. Convincendo anche un indifferente Silvio Berlusconi. Eppure senza la benedizione e la partecipazione del Cavaliere, l’occasione potrebbe diventare persino controproducente. Data la disaffezione dell’elettorato pidiellino non è difficile ipotizzare una scarsa affluenza alle urne. A quel punto che fine farà la legittimazione del nuovo leader?

C’è poi il tema delle alleanze. Angelino Alfano non ha mai fatto mistero del suo progetto: il Pdl deve tornare a dialogare con Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini in una grande intesa di centrodestra. Un polo dei moderati che rappresenti anche in Italia l’esperienza europea del Partito popolare. Lo stesso segretario ha provato a costruire il nuovo accordo. Presente qualche settimana fa a Bucarest al congresso del Ppe, Alfano ha cercato – per ora senza troppo successo – di riallacciare i rapporti con Casini. Provando a sfruttare l’invito al dialogo del presidente dei popolari Wilfried Martens.

Anche stavolta nel Pdl c’è chi non d’accordo con lui. Qualcuno coltiva ancora l’idea di allearsi con la Lega Nord di Roberto Maroni. Progetto caldeggiato, solo per fare un nome, anche da Silvio Berlusconi. Peraltro tra i dirigenti che sostengono Alfano non tutti sono disponibili a riallacciare i rapporti con Casini e Fini. Più del leader centrista è il presidente di Futuro e Libertà a creare qualche problema. Soprattutto tra gli ex An. Ecco perché oggi nel Pdl sono in molti leggere l’apertura di Fini – probabilmente a ragione – come una trappola. «Il vero banco di prova per Alfano – le parole del presidente di Montecitorio – non è nella definizione delle regole per le primarie, ma nel far chiarezza sul rapporto con il governo Monti e soprattutto sulla necessità per l’Italia di continuarne l’azione riformatrice anche dopo le elezioni. Solo se ciò accadrà si potrà davvero aprire una pagina nuova per tutti i moderati italiani. E personalmente ne sarò lieto». Fredda la reazione dei vertici Pdl. L’apertura di Fini? Un falso apprezzamento al percorso politico di Alfano, studiato per fare emergere le contraddizioni a via dell’Umiltà in tema di alleanze.

E il montismo? Il Popolo della Libertà che sogna Alfano è vicino al presidente del Consiglio e alla sua agenda. Non stupisce che alcune settimane fa, in una delle sue recenti giravolte, Berlusconi ha persino proposto il Professore come futuro leader dei moderati. Ma anche su questo punto il Pdl è spaccato. Diversi dirigenti berlusconiani chiedono da tempo di staccare la spina all’esecutivo. La linea del segretario non sembra avere troppo seguito. E c’è chi racconta che ieri, durante l’ufficio di Presidenza del partito, Giorgia Meloni sia intervenuta proprio per rappresentare il disagio di tanti nel sostenere il governo tecnico. Stesso discorso per quanto riguarda l’Europa. Un progetto e una prospettiva irrinunciabile per il Pdl di Angelino Alfano. Meno per tanti suoi dirigenti. C’è chi spara contro la moneta unica e chi – sono tanti – piuttosto che votare per il fiscal compact ha preferito disertare l’Aula.

Alfano oggi può contare comunque su gran parte della dirigenza del partito. Sono schierati con il segretario Franco Frattini e il capogruppo a Bruxelles Mario Mauro. E poi l’ex ministro Raffaele Fitto, il vicecapogruppo al Senato Gaetano Quagliariello, il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi. Già su Mariastella Gelmini – in prima fila durante la recente conferenza stampa del Cavaliere a Villa Gernetto – non tutti mettono la mano sul fuoco. L’ex titolare dell’Istruzione, raccontano, non avrebbe ancora deciso se sostenere del tutto il nuovo corso postberlusconiano. C’è poi l’incognita dei socialisti di Fabrizio Cicchitto e Maurizio Sacconi. Al momento sono con Alfano. Per convinzione o per convenienza? Per qualcuno il fronte dei dirigenti che si è stretto attorno al segretario è mosso solo da spirito di autoconservazione. Di fronte al rischio che il Cavaliere azzeri i vertici del Pdl, meglio caldeggiare il rinnovamento “gentile” di Alfano. Una rivoluzione leggera, che tuteli i dirigenti di via dell’Umiltà dal ricambio generazionale. A partire dagli ex An. Quasi tutti poco in sintonia con il partito che Alfano vagheggia, per il momento anche loro sono con lui. «Il mio voto per le primarie? Alfano» ha chiarito poco fa il coordinatore Ignazio La Russa. E chissà quanto ha influito su questa scelta il nero scenario elettorale che – stando alle indiscrezioni – potrebbe caratterizzare una scissione alla destra del Pdl. 

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