I giornali a zig zag su Marchionne-19. La politica sussurra, la Uil sta con lui

I giornali a zig zag su Marchionne-19. La politica sussurra, la Uil sta con lui

L’ad di Fiat Sergio Marchionne, costretto a riassumere 19 delegati Fiom a Pomigliano, ha deciso di mettere in mobilità altrettanti lavoratori. Si può essere più o meno d’accordo sulle strategie industriali del manager del Lingotto, ma la notizia colpisce. Una decisione di questo tipo è destinata a fare storia. A rivoluzionare i rapporti sindacali in Italia. Eppure tra i nostri giornalisti e politici sembra che qualcuno non se ne sia neppure accorto.

Lo sfoglio dei giornali di questa mattina rende bene l’idea. Alcuni quotidiani scelgono la notizia come apertura. È il caso di Pubblico, che sopra una grande fotografia di Marchionne titola: «Rappresaglia». Preferiscono il termine “Vendetta” il Fatto quotidiano e l’Unità. E poi ci sono i giornali che la notizia di Pomigliano proprio non ce l’hanno. La prima pagina del Giornale tace. La vicenda dei 19 lavoratori in odore di licenziamento è a pagina 20, nelle cronache. Subito dopo la biografia del cane-divo cinematografico Uggie. Libero ha un piccolo richiamo e relega la notizia a pagina 21, poco dopo la storia – con bella foto a centro pagina – della rarissima aragosta di Halloween pescata vicino Boston. «Il sindacato rosso colpisce ancora» si legge. «Per colpa di una sentenza Fiat lascia a casa 19 operai».

I grandi quotidiani italiani? A ruota libera. Repubblica ci va giù duro. Grande foto in prima pagina e titolo: «Operai Fiom a Pomigliano, la ritorsione della Fiat». E un articolo di Gad Lerner : «Come ostaggi di guerra». La Stampa un po’ meno. Il caso Pomigliano conquista un piccolo spazio sulla prima pagina del quotidiano torinese. E un articolo a pagina 25. Un po’ la stessa attenzione che dedica alla notizia il Messaggero. Il Corriere della Sera sembra essersi proprio dimenticato della vicenda. In prima, sotto la grande foto dell’ad Fiat, il titolo recita: «Marchionne: perché investo in Italia». È un’intervista. Sopra l’immagine, l’occhiello anticipa i temi della conversazione: «La sfida ai tedeschi, la fusione Chrysler, i 19 in mobilità». Senza dilungarsi in troppe spiegazioni.

La politica non sembra interrogarsi molto di più. Occupati a riformare il Porcellum e contenere l’avanzata di Grillo, i leader di partito che ieri hanno deciso di commentare la vicenda di Pomigliano sono pochi. Spiccano, ovviamente, i rappresentanti della sinistra. Da Vendola a Diliberto, fino a Ferrero, che parla addirittura di «nazismo». Le cronache raccontano le prese di distanza del sindaco di Napoli De Magistris e l’ex dipietrista Domenico Scilipoti. Per il Pd parlail segretario Pier Luigi Bersani, che definisce la vicenda «inaccettabile». Così anche il responsabile Lavoro dei democrat Cesare Damiano. Matteo Renzi, che pure aveva recentemente criticato Marchionne, no. Al suo posto interviene la responsabile dell’organizzazione dei suoi comitati elettorali, Sara Biagiotti, che parla di «grave attacco di Marchionne ai lavoratori della Fiat». Tutto qui.

A questo punto non stupisce che persino il leader della Uil Luigi Angeletti si sia timidamente schierato con il manager del Lingotto. Parlando della vicenda dei 19 operai, nel pomeriggio di ieri il sindacalista ha spiegato: «Una conclusione inevitabile, purtroppo. L’unica alternativa sarebbe stata che l’azienda si sobbarcasse diciannove persone per le quali non ha lavoro». 

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