Renzi e l’affluenza: «Sotto i tre milioni perdiamo, sopra vinciamo»

Renzi e l’affluenza: «Sotto i tre milioni perdiamo, sopra vinciamo»

Più gente andrà a votare alle primarie, più vicina è la vittoria di Matteo Renzi. I sostenitori del sindaco di Firenze ne sono convinti. I sondaggi che circolano in questi giorni, secondo loro, lasciano il tempo che trovano. Se domenica l’affluenza ai seggi sarà alta, tutto è possibile. Nessun dato scientifico, certo. Nessuna controprova. «È una questione di logica – racconta alla Camera uno dei pochissimi deputati democrat renziani – Gli iscritti al Partito democratico sono 600mila in tutta Italia. A parte loro, nel Paese non ci sono tanti altri estimatori del segretario». In altre parole: se alle primarie parteciperà soprattutto chi frequenta i circoli di partito, la vittoria di Bersani è scontata. Se ai seggi si presenteranno tanti cittadini a digiuno di militanza, il pronostico può essere sovvertito.

E allora i renziani si giocano tutto sulla partecipazione. Tre anni fa, alle primarie che incoronarono Bersani segretario, si presentarono ai seggi in poco più di tre milioni. In quell’occasione la competizione era aperta solo agli elettori del Pd, ma potevano partecipare anche sedicenni e diciassettenni (al contrario di oggi). Il record è del 2005, quando sostennero la candidatura di Romano Prodi – così almeno si stimò all’epoca, le prove non sono mai state presentate – oltre quattro milioni di votanti. Quante schede servono oggi a Renzi per vincere? I suoi sono convinti che attorno ai 3 milioni di votanti si potranno raggiungere le  percentuali di Bersani. Ma se domenica ai seggi si presenteranno quattro milioni di elettori, i fedelissimi del sindaco fiorentino sono convinti che Renzi potrebbe addirittura chiudere il primo turno in testa.

Impressioni, certo. Dalle parti di Bersani si respinge ogni ipotesi. Renzi? La sua campagna è stata sopravvalutata. Anzi, gonfiata dai media (come ha spiegato poco fa anche il candidato e leader di Sel Nichi Vendola). E poi perché ai seggi dovrebbero presentarsi così tante persone? È vero che il principale partito della coalizione, il Partito democratico, è in crescita. Ormai ha superato il 30 per cento in tutti i sondaggi. Ma in Italia la disaffezione verso la politica non è mai stata così diffusa. Non solo. Tante persone potrebbero essere scoraggiate a votare dalle lunghe code che si preannunciano alle urne. Ecco l’altra incognita. Probabilmente domenica ai seggi ci sarà da aspettare. Colpa del regolamento, dell’iscrizione all’albo degli elettori. Anche per questo Renzi ha studiato alla Leopolda lo slogan “Meglio perdere 15 minuti in coda che perdere cinque anni”. Ultimo tentativo per provare a motivare i suoi simpatizzanti. «Già ci saranno le file. Figuriamoci poi se piove» racconta un renziano improvvisatosi meteorologo.

Al momento si sono iscritti negli uffici elettorali o su internet circa 800mila votanti. È facile che entro domenica arriveranno al milione. Forse anche qualcosa in più. Ma per raggiungere i quattro milioni di elettori, domenica dovranno presentarsi negli oltre 8mila seggi allestiti in tutta Italia molte più persone. Nel comitato Renzi c’è ottimismo. Sono convinti che alla fine il sindaco spingerà tanti indecisi a recarsi ai seggi. I primi risultati sono incoraggianti. Ieri sera si sono chiuse le registrazioni per gli italiani all’estero. Le iscrizioni sono state quasi 7mila. L’ultima volta erano 2.500. Ai fini dell’esito finale il dato è ininfluente, ma il trend della partecipazione è in netta crescita.

«Renzi è un personaggio che piace, la gente lo ascolta volentieri», assicurano. La dimostrazione sarebbe nei risultati televisivi del sindaco fiorentino. Dieci giorni fa, il confronto tv tra i cinque candidati ha avuto molto più seguito di quanto ci si aspettava. Tra SkyTg24 e Cielo il dibattito è stato visto da quasi due milioni di spettatori medi. «Ne avevano previsti 700-800mila – raccontano dal comitato Renzi – Gli stessi di X Factor, lo show più seguito sui canali della tv satellitare». A “tirare” sarebbe proprio Renzi, dicono i suoi. Le trasmissioni che lo ospitano registrerebbero chiari picchi di ascolto. Un esempio: ieri sera Pierluigi Bersani ha parlato a Otto e mezzo, su La7. Stando ai dati pubblicati questa mattina, il programma è stato seguito da 1.718.600 spettatori medi (share 5,77 per cento). Qualche settimana fa la stessa trasmissione ha ospitato Renzi. Davanti allo schermo si sono fermati oltre 1.800.000 spettatori medi, con uno share del 6,62 per cento. Peccato per Renzi, i telespettatori non votano. 

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