Una legge elettorale anti-Grillo. L’ultimo autogol della politica

Una legge elettorale anti-Grillo. L’ultimo autogol della politica

Una nuova legge elettorale per arginare l’avanzata del Movimento Cinque Stelle. Nel Palazzo ormai lo ammettono in tanti: la riforma del Porcellum avrebbe come primo, grande obiettivo, il ridimensionamento del probabile successo grillino. A giudicare dai risultati, sarà un altro buco nell’acqua dei nostri parlamentari. Non solo. Se davvero il Senato approverà le modifiche di cui si parla in questi giorni, alle prossime Politiche Beppe Grillo rischia di aumentare considerevolmente il proprio seguito.

La modifica dell’attuale sistema elettorale rappresenta il disperato tentativo di rimanere in vita dei nostri partiti. Dall’avvento del governo tecnico, la riforma del Porcellum è l’unico impegno che il Parlamento ha assunto. Ecco perché il fallimento dell’obiettivo, da solo, garantirebbe a Grillo un successo elettorale di proporzioni inattese. Costrette a votare una nuova legge elettorale – e non è ancora certo che la trattativa arrivi a buon fine – le forze politiche avrebbero pensato bene di tutelarsi. Introducendo alcuni “accorgimenti” per limitare il Movimento Cinque Stelle.

Che il blogger genovese sia al centro dei pensieri di chi sta lavorando al provvedimento è indubbio. Lo hanno confermato le recenti Regionali in Sicilia. Di fronte al successo grillino sull’isola – il Movimento Cinque stelle è diventato il primo partito, raggiungendo il 14 per cento delle preferenze – il confronto parlamentare sul Porcellum si è arricchito di nuovi elementi. Al Senato qualcuno ha proposto di introdurre un tetto minimo di preferenze per ottenere il premio di maggioranza. Pari al 42, 5 per cento. Una soglia irraggiungibile, a detta dei più. Un escamotage per evitare che Grillo possa conquistare il Parlamento? Un espediente per dare vita a un Monti-bis?Secondo i partiti che hanno approvato l’emendamento si tratta di una norma di buon senso. Per Pdl Udc, Lega, Api è impensabile assegnare il 55 per cento dei seggi a chi ha ottenuto un terzo dei voti alle urne. Un ragionamento in linea di principio anche giusto. Peccato che il fine sia un altro.

«Una soglia significativa è la condizione base per evitare avventure – ha spiegato il giorno stesso Francesco Rutelli, uno dei firmatari dell’emendamento – In Sicilia il primo partito è stato quello di Grillo e la prima coalizione quella di centrosinistra. Occorre una soglia alta per avere un premio di maggioranza per governare, altrimenti il rischio è che il primo partito che ottiene il premio è Grillo. Ed è un rischio molto alto». Dopo un paio di giorni è stato Renato Schifani a chiarire il punto. Il presidente del Senato è certo che la riforma del Porcellum si farà, «ci sono notevoli margini per pensare che a breve si possa arrivare ad un’ampia intesa tra le forze parlamentari». La conferma? «Altrimenti altro che 30 per cento, Grillo arriva all’80 per cento».

Quella che sembrava un’indiscrezione si è trasformata in un’argomentazione politica a tutti gli effetti. Ostacolare l’ascesa elettorale di Grillo non è più un tabù. Per il vicepresidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello, se il premio di maggioranza lo prende il Movimento Cinque Stelle «si va di nuovo alle elezioni». Sul blog dell’ex comico genovese sono  alcuni parlamentari a confermare le indiscrezioni. Il senatore Elio Lannutti, indipendente eletto nelle liste dell’Italia dei Valori spiega: «Questi fanno le cose contro Beppe Grillo, tra l’altro anche questo aumento al 42,5% è in funzione anti Grillo. Uno fa la legge nell’interesse della governabilità, del Paese, non anti Grillo». In un altro post è il presidente della commissione Affari costituzionali Vizzini a puntare il dito contro i colleghi: «Quando sento dire: “Attenzione che la soglia a questo punto la potrebbe superare anche Grillo”, mi disturba dal punto di vista della mia formazione culturale. Non è che Grillo se la prende perché fa la marcia su Roma, ma perché si prende i voti degli elettori!».

Intanto in Parlamento la trattativa si è spostata sul “premietto” di maggioranza. Un pacchetto di seggi da attribuire al primo partito, qualora nessuno dovesse raggiungere la soglia del 42,5 per cento. Mentre Pd e Pdl dibattono sull’entità del riconoscimento – dal 6 al 10 per cento – al centro delle polemiche è finito ancora una volta Grillo. Vuoi vedere che anche il premio di consolazione rischia di finire al Movimento Cinque Stelle? «Con il Pdl in liquefazione il premietto al partito di cui si discute al Senato è pericoloso – ha spiegato il candidato alle primarie di centrosinistra Bruno Tabacci – Non c’è niente di peggio che sfidare gli italiani. Potrebbe venir loro voglia di votare in massa Grillo». Qualcuno è già corso ai ripari. Ora i partiti potrebbero accordarsi sull’ipotesi di attribuire il “premietto” solo a liste elettorali presentate in coalizione (in pratica tutti tranne Grillo).

Pd, Pdl e centristi stanno davvero studiando un sistema elettorale per bloccare Beppe Grillo? Probabilmente non è così. Non solo, almeno. In Parlamento i partiti si stanno confrontando sulla riforma del Porcellum, ognuno bene attento al proprio interesse. Certo, il timore per un probabile exploit del Movimento Cinque Stelle c’è. È costante e accompagna la trattativa. Ma non è questo il punto. Vere o false che siano le indiscrezioni, ormai è questa l’immagine che sta uscendo dal Palazzo. Nel Paese è già passata l’idea che i partiti stanno apparecchiando una legge elettorale contro Grillo. Ottimo comunicatore, lui fa di tutto per denunciare la vicenda. Sul suo blog il leader del M5S si è lamentato più volte del confronto in Parlamento, ha persino gridato al golpe contro il suo movimento. E così la politica italiana si trova davanti all’ennesimo paradosso. Anche se i partiti riusciranno a riformare l’odiato Porcellum, a guadagnarci sarà il loro principale nemico.