Emergenza arsenico: 130 comuni iniziano l’anno senz’acqua

Emergenza arsenico: 130 comuni iniziano l’anno senz’acqua

Bruxelles ha detto stop, e il Capodanno sarà molto amaro per quasi 800 mila persone. Sono gli abitanti di 128 comuni del Lazio, la maggior parte nella provincia di Viterbo, che non potranno più nè bere, nè usare l’acqua del rubinetto, contaminata da arsenico e fluoruri. Autobotti in arrivo per mettere un piccolo dito nella falla dell’emergenza che in realtà dura da almeno tre anni, da quando cioè l’Italia ha chiesto e ottenuto dall’Europa deroghe su deroghe. L’ultima scade domani, Bruxelles non ha concesso appelli e, a differenza di altre regioni che sono corse ai ripari, il Lazio si è fatto trovare distratto. Addirittura non sono stati ancora approvati i progetti dei depuratori necessari per pulire le acque da queste sostanze che, se ingerite in grosse quantità, possono essere nocive per la salute. L’istituto superiore di sanità ha fatto sapere che i comuni dovranno provvedere a fornire la popolazione di 8-9 litri d’acqua al giorno. E, con le elezioni alle porte, non sono previste soluzioni a breve termine.

L’impianto necessario a depurare le acque è un dearsenificatore di poche decine di migliaia di euro da apporre in resta all’acquedotto ma i tempi di attesa saranno comunque lunghi: secondo quanto denuncia Legambiente, in alcune zone particolarmente colpite dall’emergenza arsenico l’arrivo dei primi dearsenificatori è previsto in questi giorni mentre altri 13 arriveranno alla fine di marzo 2013. Purtroppo la realizzazione dei restanti 49 potabilizzatori si vedrà soltanto nel 2014, per stessa ammissione della Regione. Eppure nel 2011 il presidente Renata Polverini è stata anche nominata commissario straordinario per l’emergenza arsenico, provvedendo subito a chiedere una deroga per l’emergenza, e incassando però il niet di Bruxelles. Un piano era stato messo a punto, in verità, ma “ha preso in considerazione – ci dice il presidente di Legambiente Lazio Lorenzo Parlati – solo la situazione nei Comuni che sforavano i valori di 20 milligrammi litro, mentre da quest’anno il limite del divieto è sceso di 10 milligrammi litro”, e nella maggior parte delle zone fuorilegge la situazione non potrà essere sanata prima del 2014.

Come sempre, la malagestione diventa poi un problema di soldi: alcuni interventi in atto nel viterbese prevedono la realizzazione di 33 potabilizzatori in 16 Comuni, ma solo i primi 20 verranno ultimati entro le prime settimane dell’anno, mentre i restanti 13 entreranno in funzione probabilmente entro il 31 marzo. Il problema principale riguarda la seconda fase, con altri 49 potabilizzatori in 35 Comuni che sono ancora in fase di approvazione dei progetti, in pieno svolgimento ancora della gara per l’aggiudicazione. La prima fase dei lavori ha visto un costo di 65,6 milioni di Euro, che secondo il piano del Commissario sono stato erogati per 36,4 milioni dal gestore e dai Comuni e per 22,6 milioni dalla Regione Lazio, che ha stanziato anche ulteriori 24 milioni per la fase due. Ma non bastano, e anzi in questa fase di interregno tra una legislatura regionale e l’altra e con la fine per periodo di Commissariamento sono diventati improvvisamente incerti.

Nel frattempo, il 23 ottobre, l’VIII commissione parlamentare Ambiente in un atto di indirizzo al governo ha prospettato un prosieguo dello stato di emergenza, “La situazione relativa alla non conforme concentrazione di arsenico nelle acque destinate all’uso umano in alcuni comuni del territorio del Lazio, sia per carenze di risorse finanziare necessarie per risolverle e sia per i tempi ristretti che incombono, richiederebbe invece una prosecuzione del predetto stato di emergenza”.
Bisogna fare presto, insomma. Centinaia di migliaia di persone non possono rimanere senz’acqua fino al 2014, sempre considerando che le gare d’appalto vengano realizzate nei tempi dovuti e che non ci siano intoppi per la costruzione degli impianti.
Nel frattempo, con la prima alba dell’anno nuovo i sindaci coinvolti si vedranno costretti a emanare ordinanze che limiteranno l’uso dell’acqua potabile: oltre il divieto a berla, utilizzarla per lavarsi i denti o per l’industria alimentare, ci sarà anche la limitazione per altri usi come il lavaggio degli indumenti o le stoviglie.

Il tutto fino a quando non si faranno gli interventi necessari per abbattere le concentrazioni di arsenico, come ha riportato la nota pubblicata in questi giorni dall’Istituto Superiore di Sanità. «È uno scandalo indecente, a causa dei ritardi accumulati dalla Regione Lazio per l’emergenza arsenico, nei prossimi giorni i sindaci si troveranno a chiudere decine di migliaia di rubinetti nelle case dei cittadini e nelle imprese –dice Parlati – tutti sapevano fin dall’inizio che il 31 dicembre di quest’anno si sarebbe chiusa per fortuna per la salute dei cittadini la possibilità di deroghe ai parametri dell’arsenico e dei fluoruri, così come era chiaro che solo una minima parte degli interventi sarebbe stata completata».

* redattrice di Metro

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