In Egitto è l’ora della giustizia sommaria fai da te

Il Guardasigilli Ahmed al Mekki: «Questa è la morte dello Stato»

Iniziato in sordina, come una conseguenza della mancanza di sicurezza nelle strade delle città egiziane, acuitesi con il recente sciopero della polizia che chiede maggiori strumenti nella gestione delle manifestazioni al governo, quello della giustizia fai da te e delle esecuzioni sommarie in Egitto è divenuto ormai un fenomeno in costante aumento. Ancora ignorato dai media occidentali, e messo in secondo piano da quelli arabi, l’unico ad aver capito la portata di questo fenomeno sembra essere stato il ministro della Giustizia, Ahmed al Mekki, quando pochi giorni fa, alla notizia dell’uccisione per mano di una folla inferocita di due presunti criminali ha commentato: «Questa è la morte dello Stato».

Secondo un ufficiale della polizia egiziana, citato dal giornale al Quds al Arabi, sono 17 i casi di questo genere registrati in Egitto, 15 solo nella zona di al Sharqiya, in particolare da quando è caduto il regime di Hosni Mubarak nel 2011. L’ultimo è avvenuto il 20 marzo, quando un uomo accusato di essere un ladro è stato impiccato in piazza nel villaggio di Azba al Jundi, sul Delta del Nilo. L’episodio è avvenuto a soli tre giorni di distanza da uno analogo registrato in un altro villaggio dove due uomini sono stati impiccati, sempre dalla gente del luogo, con l’accusa di aver compiuto una serie di crimini. L’ultima vittima di queste esecuzioni sommarie è stata picchiata e poi appesa a un albero da una folla di persone che lo aveva fermato perché era stato accusato di un furto, mentre i due giovani uccisi tre giorni prima erano stati accusati anche di sequestro di persona.

Su Youtube è possibile vedere il video che ritrae il giovane ucciso a Azba al Jundi, appeso a un albero dopo aver tentato di rubare un’auto, dopo aver fermato il proprietario di una vettura con la scusa di chiedere aiuto. Il suo cadavere è stato mostrato pubblicamene in modo che fosse un monito per gli altri ed evitare che altri reati del genere fossero commessi nella zona, dove la presenza della polizia è scarsa. Esiste un video anche dei due giovani picchiati tre giorni prima e appesi a un palo con l’accusa di aver rapito una ragazza. La foto dei loro cadaveri è stata diffusa su Internet. Nelle scorse settimane l’assenza della polizia si è fatta sentire in Egitto a causa di uno sciopero proclamato dagli agenti contro il ministero dell’Interno per le scarse dotazioni fornite agli operatori di sicurezza in occasione delle manifestazioni di piazza nel paese. A questo problema si aggiunge anche la nascita di nuove milizie popolari, per lo più create dai gruppi islamici per riportare l’ordine nel Paese.

Fenomeno che è sorto poche settimane fa, dopo che la procura del Cairo ha consentito ai civili di fermare e consegnare alla polizia persone colte in flagranza di reato, consentendo quindi alle milizie di svolgere il ruolo di forze dell’ordine. La diffusione delle milizie popolari – le prime sono state create al gruppo estremista al Jamaa al Islamiya – hanno già creato i primi scontri e il malcontento di parte della popolazione. Il 12 marzo scorso ad Alessandria un gruppo di cittadini della zona di Mazlaqan Baqus si è scontrato con i militanti dei gruppi islamici del posto, dopo che questi ultimi hanno tentato di dare vita ai Comitati popolari per garantire la sicurezza nel quartiere. Secondo quanto riportano i media egiziani, i residenti della zona si sono ribellati dopo che «i militanti islamici hanno formato delle ronde che fermavano i passanti e ne controllavano l’identità». I militanti islamici sono però stati messi in fuga da un gruppo di giovani che sono intervenuti armati di spranghe di ferro.

Eppure il fenomeni delle ronde di cittadini armate di spranghe è in costante aumento in Egitto. A lanciare l’allarme è un ufficiale di polizia della zona di al Sharqiya, che al giornale egiziano al Wafd ha denunciato che «il ladro ucciso a Azba al Jundi aveva solo 23 anni ed era residente nella zona di al Zaqaziq. È stato ammazzato da decine di persone inferocite che hanno sventato il furto dell’auto che stava rubando. Il ladro ha obbligato l’autista a scendere dalla vettura con la minaccia di una pistola, ma nulla ha potuto contro una decina di persone chiamate in soccorso dalla sua vittima che lo hanno circondato. Quando ha tentato di fuggire è caduto in un canale. Quella è stata la sua fine, perché la gente del posto lo ha tirato fuori dal canale e lo ha riempito di botte fino ad ucciderlo. Solo dopo lo hanno appeso a un albero in modo che tutti lo vedessero esalare il suo ultimo respiro».

Le forze di sicurezza egiziane nulla hanno potuto contro questo scempio, se non intervenire solo dopo per portare la salma del giovane all’obitorio per l’autopsia e i controlli di rito da parte del procuratore. Eppure questa è la quindicesima vittima della violenza sommaria solo nella regione di al Sharqiya in Egitto, dove da mesi i villaggi sono stati messi in scacco da bande di delinquenti comuni, ladri e rapinatori che hanno approfittato dello sciopero dei poliziotti, molti dei quali impegnati anche nelle proteste del Cairo e di Port Said, per compiere i loro crimini indisturbati.

Il giornale egiziano al Fajr si è recato nella zona dove è stato ucciso il maggior numero di criminali da parte della popolazione locale e ha intervistato uno studente, Ahmed S., il quale ha spiegato che «siamo contenti di quanto accaduto perché sono anni che i delinquenti ci attaccano e ora la gente ha reagito. Il ladro ucciso a Azba al Jundi era da tre giorni che provava a compiere un furto e aveva programmato diversi colpi. La gente lo stava seguendo e lui ha tentato di fuggire in uno dei canali presenti in zona. È stato preso perché la gente della zona si era organizzata e lo ha inseguito a bordo di un battello in modo da poterlo tirare fuori dall’acqua».

Secondo lo sceicco Said, imam della moschea locale, «la gente lo ha preso e ha fatto il modo che la vittima potesse testimoniare contro di lui, poi con un processo di piazza rapido è stato giustiziato perché aveva commesso già altri reati in zona». Il religioso ha lanciato un appello al presidente egiziano, Mohammed Morsi, affinché «riporti presto la sicurezza e la stabilità in Egitto». La popolazione locale si è invece lamentata, sostenendo di essere stata costretto al ricorso alla forza perché «più volte abbiamo chiesto l’aiuto della polizia che non ci ha risposto. Nell’era di Hosni Mubarak eravamo soliti lavorare fino a notte tarda, ora dobbiamo smettere prima di cena perché abbiamo paura a girare per strada di sera».

L’appello lanciato dall’Imam di Azba al Jundi difficilmente però potrà essere ascoltato. Questo perché Mohammed Morsi è impegnato non solo ad affrontare una crisi economica e politica senza precedenti nel suo paese, ma perché la sua stessa abitazione è stata circondata venerdì da un migliaia di manifestanti del gruppo “6 aprile”, mentre altre migliaia di militanti di sinistra si scontrava con quelli dei Fratelli Musulmani davanti alla sede del gruppo islamico nella zona di al Moqatta del Cairo, dove nei giorni precedenti erano avvenuti scontri analoghi. Le sedi del partito islamico sono infatti da giorni prese di mira dagli oppositori e se Morsi non scenderà a patti con loro il rischio della guerra civile nel paese si farà sempre più concreto.

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