A Gaza Hamas separa bambini e bambine nelle scuole

La nuova norma appena entrata in vigore

Se da un lato il processo di riconciliazione con i laici di Fatah si raffredda, dall’altro il gruppo islamico palestinese di Hamas sceglie la via della sharia e dell’emirato islamico introducendo per la prima volta le classi miste nelle scuole di Gaza e il divieto per gli studenti di entrambi i sessi di stare insieme nello stesso edificio scolastico. La norma approvata nei giorni scorsi dal governo della striscia di Gaza, a guida Hamas, di separare gli studenti che finora hanno studiato in classi miste, come avviene in Arabia Saudita e in altri Paesi islamici, è considerata da molti osservatori arabi come la riprova della volontà del premier Ismayl Haniye di fare della striscia un piccolo Stato islamico dove vige la sharia.

La nuova norma, entrata in vigore a partire da domenica 31 marzo, prevede che tutti i bambini dai nove anni in su debbano studiare in classi separate e non più miste, come era stato fino al giorno prima. Si tratta di una direttiva che vale anche nelle scuole private e in quelle straniere. Obiettivo, secondo il governo di Hamas, «è quello di preservare l’identità nazionale islamica del popolo palestinese e rafforzare il sentimento di ostilità nei confronti di Israele».

In realtà l’obiettivo è quello di educare i bambini sin da piccoli ad avere la stessa visione del mondo di Hamas. Non si tratta di una norma inaspettata se si considera che già da tempo molte scuole, gestite da gruppi o enti caritatevoli islamici nella striscia palestinese, avevano adottato questo metodo. La maggior parte delle scuole presenti in zona sono o del governo, del premier Haniye, o dell’Onu. Secondo il sito informativo arabo Elaph, il provvedimento è stato anche ben accolto dalla popolazione di Gaza, che lo considera in linea con la propria cultura. Poche sono state invece le critiche e forti gli apprezzamenti, soprattutto da parte di quei gruppi salafiti ed estremisti islamici che in questo momento rappresentano la fonte di buona parte delle preoccupazioni del governo di Hamas. In molti ritengono che sia proprio a causa loro che il governo di Gaza stia cercando di rendere la società sempre più conservatrice.

Ha commentato Walid Mazhar, consigliere legale del ministero dell’Istruzione, che «il nostro è un popolo musulmano. Non vogliamo rendere tutti musulmani ma certamente lavoriamo al loro servizio. Le leggi in vigore in passato non rispettavano la nostra fede. Queste norme dovranno essere applicate da tutti, anche delle scuole dell’Onu e da quelle cristiane». Si dice contraria Zaynab al Ghanimi, femminista palestinese, la quale in un comunicato ha spiegato che «questa nuova norma rientra nel progetto di Hamas di imporre la sharia agli abitanti di Gaza. Loro vogliono islamizzare la società nascondendosi dietro le usanze e le tradizioni». Non si tratta del primo provvedimento di questo tipo adottato dal governo di Gaza. Aveva fatto scalpore anche quello deciso lo scorso anno che imponeva il velo islamico alle avvocatesse e alle studentesse, o quello precedente che vietava agli uomini di fare i parrucchieri o che vietava a ragazzi e ragazze di passeggiare insieme per le strade di Gaza.

Non è d’accordo con chi critica questo provvedimento il sindaco di al Bureij, cittadina della parte centrale della striscia di Gaza, lo sceicco Anees Abu Shammala. Incontrato al termine del Forum sociale mondiale che si è tenuto a fine marzo a Tunisi, Abu Shammala ha spiegato a Linkiesta che «è sbagliato analizzare questi singoli provvedimenti, che si rifanno alla nostra cultura e tradizione. I problemi di Gaza non sono questi ma molti altri. Io sono qui a Tunisi con una delegazione di Hamas per chiedere la fine dell’embargo sulla striscia che causa forti sofferenza alla popolazione palestinese». Secondo l’amministratore locale «non sono le classi miste il problema, quanto il fatto di avere elettricità per solo otto ore al giorno, non potendo ricevere il carburante necessario a far funzionare le centrali elettriche. Il fatto di non avere sempre l’acqua corrente e di non avere infrastrutture e di dover scavare dei tunnel illegali al confine con l’Egitto per importare beni, che hanno causato la morte di 150 palestinesi in un anno».

C’è chi pensa che la decisione di introdurre la sharia nelle scuole sia l’atto definitivo che sancisce la divisione tra Hamas e Fatah, nonostante da mesi si parli di riconciliazione nazionale palestinese. Non a caso mentre questa settimana Fatah a Ramallah ha deciso, durante la direzione del suo direttivo, di riprendere i negoziati con Israele, Hamas ha annunciato un nuovo raid aereo israeliano sulla striscia palestinese, il primo da quando lo scorso novembre è stata firmata la tregua dopo una settimana di conflitto armato. E a causare questo raid sono stati i miliziani del Majlis dei Mujahidin, formazione vicina ad al Qaeda, che hanno lanciato due razzi contro lo stato ebraico, violando la tregua. Lo stesso gruppo che in questi anni è riuscito sempre di più a portare Hamas sulle sue posizioni.

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