Attentato a Tripoli, non c’è pace per la Libia

Un’autobomba è esplosa davanti all'ambasciata francese a Tripoli, causando diversi feriti

Il premier libico Ali Zidan ha annunciato la nascita della Guardia nazionale, un servizio di sicurezza militare legato al ministero della Difesa e allo Stato maggiore libico, indipendente dai partiti e dai gruppi politici e religiosi. È questa la soluzione trovata dalle autorità di Tripoli per cercare di porre un freno all’anarchia delle milizie rivoluzionarie che si sono rifiutate finora di consegnare le armi e controllano in modo autonomo ampie fette del territorio, provocando instabilità e insicurezza in tutto il paese.

Non solo.«Lo scopo ufficiale di questa nuova Guardia nazionale», ha dichiarato il premier libico in diretta televisiva con un intervento sull’emittente ufficiale Libya al Hurra, «sarà proprio quello di proteggere le strade ma soprattutto gli impianti petroliferi e gasiferi presenti nel paese, facendo da supporto all’esercito e alla polizia». E ha aggiunto: «Questo nuovo apparato è stato creato per accogliere tutti i combattenti che hanno preso le armi e non fanno parte dell’esercito, per permettere una transizione dalla vita civile alla vita militare di chi ha combattuto durante la guerra di liberazione della Libia dal dominio del passato regime».  

E non è un caso che per entrare a far parte di queste nuove forze di sicurezza libiche, ha ribadito il premier, «è necessario che l’adesione sia individuale e non di gruppo, così come lo scopo ufficiale di questa nuova Guardia nazionale sarà proprio quello di proteggere le strade ma soprattutto gli impianti petroliferi e gasiferi presenti nel paese, facendo da supporto all’esercito e alla polizia».

Solo una settimana fa infatti si stava riproponendo la crisi scoppiata agli inizi di marzo nella zona di Mizda, dove a causa di una milizia che pretendeva il pagamento di una tangente per garantire la sicurezza nella zona, erano scoppiati violenti scontri a fuoco tra gruppi rivali provocando l’interruzione per alcuni giorni del rifornimento di gas verso l’Italia prodotto dall’impianto Mellitah Oil & Gas.

Il 12 aprile scorso infatti sono ripresi gli scontri tribali in quell’area dopo che una milizia ha lanciato un razzo del tipo Grad contro un’abitazione, provocando la morte di un bambino di cinque anni, Mohammed Amran al Kabashi. I siti web libici riferivano che «le milizie della zona di al Qantrar avevano attaccato con razzi Grad le abitazioni delle famiglie della tribù dei Lamshasha, a Mizda, provocando la morte di un bambino e il ferimento dei suoi familiari, ora ricoverati in ospedale».

Questo episodio ha messo in allarme le milizie della tribù dei Lamshasha, mentre molte famiglie di Mizda, per la seconda volta in meno di un mese, hanno lasciato le loro case per timore di essere coinvolte negli scontri. Al fianco delle milizie di al Qantrar c’erano infatti le potenti milizie di al Zintan, che già agli inizi di marzo avevano partecipato agli scontri avvenuti intorno all’impianto Mellitah Oil & Gas.

L’episodio più grave però, avvenuto nei giorni scorsi a Tripoli, è quello dell’attacco compiuto da ignoti contro un aereo civile carico di passeggeri mentre era in fase di atterraggio all’aeroporto di Mitiga. Come ha spiegato la tv locale Libya al Hurra, uomini armati hanno aperto il fuoco contro un aereo della compagnia aerea Barq Aviation, che aveva a bordo 150 persone. I proiettili hanno colpito il velivolo senza provocare grossi danni, ma forte è stato lo spavento per i passeggeri i quali hanno subito intuito che era stata sfiorata la strage. L’aereo era del tipo Boeing 737 ed era stato attaccato mentre si trovava a pochi chilometri da Tripoli. Il velivolo era partito da Bengasi alla volta della capitale ma non è chiaro se si sia trattato di un attacco premeditato o di un incidente, considerato che in Libia si è soliti sparare in aria in occasione di feste e altri avvenimenti.

Sempre nella stessa settimana le autorità libiche hanno denunciato di aver sventato un tentativo di golpe da parte di un gruppo di ex fedelissimi del regime di Gheddafi. Un ufficiale dell’esercito di Tripoli ha spiegato al giornale al Quds al-Arabi, che un tentativo di ribellione armata nel sud del paese è stato scoperto da parte di un gruppo di uomini considerati fedeli del defunto colonnello libico. Nel corso dell’operazione sono state arrestate 17 persone. Il tutto è avvenuto nella città di Sebha dove, secondo il capo del comitato militare locale Ahmed al Ataibi, «un gruppo armato ha tentato di mettere a segno un colpo di stato e di ritornare al passato regime di Gheddafi».

La mancanza di sicurezza nel paese non risparmia nemmeno i miliziani islamici di al Qaeda. L’emiro della brigata islamica di Derna, nella parte orientale della Libia, è sfuggito infatti il 14 aprile ad un attentato nella zona di Ras al Hilal, nell’est del paese. L’agenzia di stampa libica al Tadhamoun ha riferito che Abu Sufian Bin Qamu, leader del gruppo locale denominato Ansar al Sharia, ha subito un tentativo di omicidio mentre si trovava in compagnia di due persone. Ignoti avrebbero aperto il fuoco contro la sua auto ferendolo in diverse parti del corpo. La notizia ha fatto scalpore perché Derna è considerata la città roccaforte degli uomini vicini ad al Qaeda in Libia e lo sceicco Bin Qamu è uno dei principali sospettati per l’attacco al consolato degli Stati Uniti di Bengasi dello scorso settembre, nel quale ha perso la vita l’ambasciatore americano Christopher Stevens.

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