Bersani trova l’accordo con Berlusconi ma il Pd esplode

Il pasticciaccio brutto dell'elezione al Quirinale. Il rebus dei numeri

Ieri pomeriggio Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani si sono stretti la mano, seppur telefonicamente: «Allora si vota Marini, siamo d’accordo». Il Cavaliere lo ha comunicato ai suoi uomini, quelli più fidati, poi ha preso l’automobile e ha incontrato l’anziano ex presidente del Senato a casa di Enrico Letta, a Piazza dell’Emporio, al quartiere Testaccio. I due si sono capiti subito, hanno anche parlato di Giustizia, e Berlusconi («Marini è un uomo del popolo») è poi tornato molto soddisfatto a Palazzo Grazioli. Ma con un dubbio esiziale, presto confessato al segretario del Pdl, il suo Angelino Alfano: «Bersani ha un accordo con me. Temo non ce l’abbia però con il resto del Pd». Vero. Matteo Renzi non voterà Marini, lo ha detto ieri sera in televisione. E non lo faranno nemmeno – pare – i giovani turchi di Stefano Fassina così come non voteranno per Marini i quarantaquattro parlamentari di Nichi Vendola. Il primo scrutinio per l’elezione del presidente della Repubblica è stamattina alle 10 a Montecitorio, e Franco Marini si è già perso per strada almeno 150 voti del suo centrosinistra.

Nel corso di una giornata complicatissima, Bersani ha presentato al Cavaliere la rosa definitiva dei quirinabili: Giuliano Amato, Sergio Mattarella e Marini, appunto. Niente Massimo D’Alema. La vecchia volpe baffuta non è mai entrata nella lista ufficiale, ma nemmeno il suo nome è mai ruzzolato fuori dal tavolo della trattativa ufficiosa. E infatti, in privato, il Cavaliere dice che «se Marini non funziona dobbiamo trovare un’altra soluzione». Una soluzione coi baffi? Probabile. Le quotazioni di Amato sono scese moltissimo nel corso della giornata, mentre quelle di Mattarella per la verità non sono mai state davvero apprezzabili né all’interno del Pd né tanto meno nel Pdl. A Berlusconi piacevano soprattutto Amato e Marini (e fuori rosa D’Alema). Tutti e tre questi candidati hanno infatti la caratteristica di essere rassicuranti: sono uomini della partitocrazia, uomini di mondo e persino tre figure della Prima Repubblica. Ma dopo lunghe cogitazioni, ieri sera l’uomo di Arcore ha escluso Amato perché sgraditissimo alla Lega. Meglio Marini. Peccato che, malgrado le rassicurazioni di Bersani, l’ex presidente del Senato non sfondi a sinistra: la sua candidatura non piace nemmeno agli ambienti del giornalone Repubblica. A Largo Fochetti si preparano all’offensiva. E infatti stamattina Marini rischia di sprofondare in Aula. Per Bersani, che ieri sera lo ha proposto anche di fronte ai gruppi parlamentari del Pd scatenando una notevole fronda, sarebbe un colpo durissimo.

«Se non passa Marini rischiamo il caos», ha detto ieri sera Renato Schifani al Cavaliere. E il capogruppo del Pdl al Senato si riferiva al pericolo di un’elezione al buio, incontrollabile, uno scenario che – dice anche Maria Stella Gelmini – «favorisce l’ascesa di Prodi», il nome più sgradito che ci sia. Berlusconi adesso spera che le garanzie di Bersani non fossero solo parole: «Mi ha dato assicurazioni assolute sulla tenuta dei suoi numeri». Ma se Bersani non ce la facesse? E se Franco Marini come pare probabile cadesse sotto i colpi della sua fazione politica? Sconfitto Marini sarebbe sconfitto anche Bersani e le probabilità di controllare il meccanismo elettorale sarebbero a quel punto bassissime. Tuttavia il Cavaliere conserva in tasca una lama di lucidità, un asso nella manica che si chiama D’Alema. E’ la carta segreta che Berlusconi, un po’ anche per disperazione, potrebbe finire col giocarsi all’ultimo momento per impedire la soluzione che Fabrizio Cicchitto definisce “da guerra civile”: Prodi, appunto.

Ma D’Alema ce la può fare? Non è detto nemmeno questo. D’Alema ha problemi all’interno del centrosinistra, non meno di Amato e non meno del debolissimo Marini. Persino Berlusconi, che ha a lungo riflettuto sull’ipotesi di sponsorizzarlo sin dal primo momento, ha qualche problema a spingere sulla candidatura di un ex comunista che nel Pdl tutti chiamano con disprezzo “baffetto”. Dice infatti Berlusconi: «I miei elettori non capirebbero». Il grande capo del Pdl lo ha anche spiegato ieri a Denis Verdini, che teorizzava l’opportunità di insistere sull’ipotesi di D’Alema al Quirinale. Quindi è tutto molto, molto, complicato. Eppure chi lo conosce bene giura che il Cavaliere sarebbe disposto a sfidare la pancia del proprio elettorato. Tutto pur di scongiurare Prodi al Quirinale. Chissà. Il sipario si alza stamattina: Montecitorio ore 10, Parlamento in seduta plenaria.

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