Frustato per l’alcool, in Egitto la Sharia è già legge

Primavere arabe e derive estremiste

Mentre il presidente egiziano Mohammed Morsi e i magistrati si scontrano sulla riforma della magistratura, in questi giorni allo studio al Senato del Cairo, nel paese la sharia islamica è da considerarsi come legge già in vigore. A denunciarlo è il sito informativo arabo “Elaph”: il paese arabo, dice, sta lentamente scivolando verso l’applicazione dei principi dell’integralismo islamico, legittimati dalla nuova Costituzione. Ha provocato un vespaio di polemiche l’attuazione di una sanzione ispirata dalla legge islamica da parte di un magistrato egiziano.

Si tratta di una sentenza di condanna emessa da un tribunale egiziano nei confronti di un cittadino a subire 80 frustate per aver bevuto alcolici. È questo un precedente di una certa gravità se si pensa che riguarda un paese che conta 85 milioni di persone, di cui il 15 per cento sono di fede cristiano-copta. La sentenza era stata emessa dal sostituto procuratore della provincia di Menia, nel sud dell’Egitto, Hussein Anani, il quale ha ordinato di infliggere 80 frustate sulla schiena di un uomo «colto in fragranza di reato mentre consumava alcol ed era palesemente ubriaco».

La sentenza, che si ispira alle pene della sharia islamica, le cui fonti sono il Corano e alla tradizione di Maometto, ha scatenato forti polemiche nel mondo politico. La vicenda è diventata di dominio pubblico solo il 22 aprile scorso quando una fonte giudiziaria ha rivelato che la pena era stata congelata, anche se effettivamente rispecchia le norme contenute nella nuova Costituzione egiziana, voluta dai partiti islamici, che impone alla società, e quindi anche agli organi dello Stato, «l’obbligo di preservare la natura genuina della famiglia egiziana».

È stato congelato l’ordine di frustare l’imputato grazie all’intervento del procuratore generale, Talaat Abdullah, che ha fermato la sentenza della procura. Secondo quanto spiega una nota del suo portavoce, Mahmoud al-Hafnawi, è stata anche ordinata l’apertura di un’inchiesta sul sostituto procuratore che ha emesso quel discusso ordine, non essendo chiaro in base a quale testo di legge abbia preso quella sua decisione. Anani sarà quindi sottoposto a sanzione disciplinare dopo un’attenta analisi del caso da parte di un gruppo di ispettori.

Alcuni ambienti islamici difendono però l’ordine del procuratore, sostenendo che l’uomo ubriaco fermato dalla polizia era anche in possesso di sostanze stupefacenti e per questo è stato ordinato agli agenti di frustarlo, in applicazione dei versetti del Corano. Anani è accusato di aver applicato una legge «che non fa parte dell’ordinamento giudiziario e di aver obbligato la polizia ad eseguirla». Secondo i leader dell’opposizione egiziana, che hanno sin dall’inizio contestato la nuova Costituzione egiziana, è proprio per questo motivo che il suo contenuto non è stato mai accettato dal Fronte di Salvezza e dai suoi partiti, al punto da ritirarsi insieme ai rappresentanti della Chiesa copta dalle riunioni della costituente e boicottarne il referendum confermativo dello scorso dicembre. L’articolo due del testo dice infatti che «i principi della sharia islamica sono la fonte principale della legislazione», così come all’articolo 219 si legge che «i principi della sharia islamica riguardano tutti i settori della giurisprudenza».

Mentre Morsi, come riporta il giornale “Asharq al Awsat”, tratta con i giudici che vogliono fermare la sua riforma della giustizia, osteggiata proprio dai magistrati che accusano i Fratelli Musulmani di volerli condizionare, per l’opposizione la sharia grazie alla nuova Costituzione egiziana è comunque già una realtà nel paese. Con la nuova legge allo studio del Senato però i giudici islamici potrebbero fermare quei procuratori, come Talaat, che cercano ancora di far prevalere lo stato di diritto sulla legge islamica.