Maria Cannata, timida ma potente signora del debito

Nel 2012 il Tesoro ha emesso 479,7 miliardi. Oggi asta record di Btp. Ecco chi c'è dietro

Un periodo intenso per Maria Cannata Bonfrate. Intenso ma foriero di buoni risultati, quasi miracolosi rispetto al quadro politico che solo nelle ultime ore sembra un po’ rasserenarsi. Cooptata nella stanza dei bottoni della Cassa depositi e prestiti – ma era già presente nel consiglio allargato dell’ente di via Goito –, la signora del debito pubblico è reduce dal successo del Btp Italia, emissione pensata per i piccoli risparmiatori che è andata oltre ogni aspettativa. Nel 2012 il Tesoro ha emesso ben 480 miliardi di euro, con un rendimento medio ponderato del 3,11%, sensibilmente inferiore rispetto al 7% previsto in via prudenziale. Numeri da far tremare i polsi. Anche l’asta di oggi è andata molto bene. Il Tesoro ha venduto tutti i 6 miliardi di Btp a 5 e 10 anni, con rendimento medio del decennale sceso al 3,94% dal 4,66% di marzo e quello del quinquennale al 2,84% dal 3,65% precedente. Rendimenti al minimo da ottobre 2010. Certo il tutoraggio di Mario Draghi sul debito sovrano di Roma sta funzionando, ma chi è questa signora discreta che governa da anni il nostro debito, nonostante lo spread?

Torinese, classe ’54, laureata alla Sapienza nel 1977 con Bruno de Finetti, statistico che ha dato un contributo fondamentale nello studio del calcolo delle probabilità. Argomento della tesi i processi stocastici: «È molto impegnativa, ma mi sa dare un piacere estetico. Sì, la matematica la trovo bella esteticamente», ha detto nel 2007 al Corriere. Due anni da maestra di matematica alle medie e magistrali, e un posto, nel 1979, da capostazione nelle Ferrovie dello Stato. Durerà poco: prima arriva un’offerta dall’Istat, poi il concorso da funzionario statistico presso il ministero del Tesoro. Da lì una carriera interna che la porta, a cavallo del millennio, fino alla direzione generale del debito pubblico. Chi ha lavorato in via XX Settembre racconta che Mario Draghi, incrociato per la prima volta da direttore generale del Tesoro nel ’91, straveda per lei.

Si dice che nel suo ufficio siano appese delle cambiali con decorrenza in data 1850. E dunque fortunatamente scadute, a differenza dei 2mila miliardi di debiti contratti negli anni dalla Repubblica Italiana e dei 1.700 miliardi di titoli di Stato in circolazione, sui quali ha la responsabilità. Un ruolo che comporta un dialogo costante con banche, intermediari nazionali e internazionali, e con le agenzie di rating – «il loro atteggiamento è molto cambiato. Forse, ed è una mia opinione personale, si sono rese conto di avere ecceduto in certi momenti», ha detto a fine dicembre a Radiocor

A queste incombenze, come se avanzasse tempo, si aggiunge la supervisione del processo di dismissione degli immobili della pubblica amministrazione e l’attività di consulenza per la regolamentazione dei derivati sottoscritti dagli enti locali. Questioni che tratta con competenza ma senza formalismi né liturgie. «È sempre disponibile, è capace di chiamarti da Londra o da New York “cazziandoti” perché non hai risposto a una mail. Ho sempre trovato questa spontaneità e semplicità inusuale per chi è chiamato a gestire un ufficio da cui dipende tutta la finanza pubblica», osserva chi la conosce da vicino. Che confessa: «Lavora a testa bassa, non usa giri di parole, non è una privilegiata della politica». Una civil servant, che non ha l’arrivismo nel suo Dna. «Indubbiamente ha un riconoscimento a livello internazionale ed è apprezzata dalle grandi banche. Potrebbe essere un ottimo candidato alla direzione generale del Tesoro o al ruolo di sottosegretario», notano. 

Un giudizio condiviso anche da chi sta dall’altra parte della barricata, cioè gli istituti di credito (i market maker) che curano e garantiscono le emissioni di Bot, Cct, Ctz, Btp, eccetera (qui la lista). «È una workaholic, molto energetica. È stata brava a circondarsi di un discreto numero di eccellenze. Professionisti di alto livello, li fa correre», confessa un banchiere. Il quale riconosce alla Cannata un’altra qualità fondamentale per il capo di un “Dmo” (debt management office): il sangue freddo. Come quando, nel novembre del 2011, il rendimento del Bot a sei mesi raggiunse il 7%: «La tensione era palpabile, ma Maria non ha perso la calma, aveva ben chiaro il senso d’urgenza ma è riuscita a essere lucida, consapevole che nel pre-asta sul secondario il mercato si era comportato discretamente. Era soltanto una questione di prezzo, ma il feedback costante con noi delle banche è stato fondamentale». 

Dal canto suo, è sempre stata mediaticamente rassicurante sull’appeal internazionale del nostro debito. In un’intervista a Class-Cnbc, lo scorso ottobre, ha affermato – pur invitando alla prudenza – che «ci sono tutti gli elementi e i fattori per aspettarsi un calo dello spread nel medio periodo». Incassato il successo dei Btp Italia, che hanno chiuso anticipatamente il periodo di sottoscrizione con 9 miliardi di ordini al 16 aprile, ora la Cannata punta sugli istituzionali. «Per catturare un maggior numero di investitori istituzionali ci si domanda se non si possa proporre un Btp indicizzato all’inflazione italiana ma di tipo standard, con l’accumulazione della rivalutazione all’inflazione a scadenza invece che subito come nel caso del Btp Italia», ha detto venerdì a Milano, a margine del Salone del Risparmio, sottolineando: «A questo punto per gli investitori istituzionali la scadenza sarebbe più lunga di quella del Btp Italia e oltre la vita media del debito: la scadenza classica è quella del decennale». Nel primo trimestre 2013, la vita media ponderata dei titoli di Stato si è accorciata da 78,24 a 77,66 mesi. 

La sua è una missione: «Dobbiamo soddisfare l’esigenza di dare liquidità ai titoli che confligge con la volontà di distribuire i flussi in entrata e in uscita. Le difficoltà ci hanno temprato: abbiamo una reputazione eccezionale sui mercati internazionali come gestori del debito pubblico. Vengono da tutte le parti del mondo a fare stage qui da noi per capire come si fa» ha detto con orgoglio la diretta interessata al Corriere. Se da un lato il modello di gestione del debito italiano, terzo al mondo dopo Giappone e Grecia per incidenza sul Pil (121%), fa scuola, dall’altro lato non è sufficientemente promosso a livello internazionale. 

«Il dipartimento del Tesoro irlandese che gestisce il debito pubblico ogni due settimane fa un roadshow a New York per pompare i loro risultati, e l’effetto è che gli Usa si sono comprati il 10-15% del debito del Paese», racconta chi compra e vende Btp da trent’anni. Sarà per il carattere, ma Maria Cannata non dedica tempo e risorse al marketing. «Molti “Dmo” sono molto focalizzati sul far sapere più che sul saper fare». Solo nel 2013 l’Italia avrà emissioni lorde di debito pubblico per 401 miliardi di euro e una redemption di 355 miliardi, secondo i calcoli di Morgan Stanley. E dunque la poca propensione per le public relations è paradossalmente un handicap per chi deve convincere gli investitori ad aprire il portafoglio, ad un prezzo il più basso possibile per le tasche dei cittadini italiani. 

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