Nel caos siriano, crescono i fondamentalisti islamici

Nelle aree liberate di Damasco la popolazione vive sotto il regime della sharia

Mentre le guerra in Siria tra le truppe di Bashar al Assad e i ribelli è in una fase di stallo, gli unici a vedere accrescere di giorno in giorno la loro forza sono le varie formazioni jihadiste presenti nel Paese. Buona parte delle aree liberate dalle truppe di Damasco sono infatti nelle loro mani e le popolazioni locali vivono sotto il regime della sharia. Ne sanno qualcosa gli abitanti della ricca zona di al Raqqa, dove si trovano importanti giacimenti petroliferi, controllate dalle milizie salafite. Due giorni fa queste milizie hanno malmenato un attivista dell’opposizione siriana, di estrazione laica, colpevole di non aver accettato le dure regole della legge islamica. In sua difesa sono scesi ieri i giovani rivoluzionari di al Raqqa che hanno per la prima volta tenuto un sit-in di protesta davanti alla sede della locale brigata salafita, per chiedere maggiore rispetto per i civili.

Prima di questo episodio, emblematico degli effetti che sta avendo questa guerra nel Paese, il tema della presenza delle organizzazioni terroristiche islamiche in Siria era divenuto centrale per la serie di comunicati diffusi la scorsa settimana in Rete. Il primo a scendere in campo è stato il leader di al Qaeda, Ayman al Zawahiri, che il 7 aprile si è rivolto con un messaggio audio ai ribelli siriani chiedendo “la nascita di uno Stato islamico nel Paese”. A fare scalpore è stato però il messaggio audio di Abu Bakr al Baghdadi, emiro dello Stato islamico iracheno, sigla dietro la quale si nasconde al Qaeda in Iraq, che aveva annunciato la fusione del suo gruppo con il Fronte di salvezza siriano, altra formazione jihadista nata due anni fa in Siria. Salvo però ricevere la smentita di questi ultimi che in un altro messaggio audio hanno negato di esseri uniti agli iracheni, confermando al tempo stesso il giuramento di fedeltà fatto ad al Zawahiri.

Giuramento che pochi mesi fa era stato nascosto dai capi dell’Esercito siriano libero, cartello che riunisce buona parte dei gruppi armati, i quali avevano invece difeso il Fronte di salvezza, definendolo parte integrante della rivoluzione siriana, dopo che gli Stati Uniti avevano inserito la formazione jihadista nella lista delle organizzazioni terroristiche. Questo perché sono ormai tante le formazioni armate presenti in questo momento in Siria, e ognuna di esse fa capo ad un gruppo o a una corrente diversa. Ci sono le milizie dei Fratelli musulmani, quelle dei salafiti e quelle dei gruppi che si richiamano ufficialmente all’internazionale di al Qaeda. È possibile però dividere queste formazioni in tre fazioni principali.

La prima è quella formata dal gruppo Fronte della liberazione della Siria islamica (Jibha Tahrir Suria al Islamiya). Si tratta di una formazione armata composta da 20 falangi nata nel settembre del 2012. Al suo interno ci sono anche gruppi vicini ai Fratelli musulmani, come le falangi del Monoteismo (Liwa al Tawhid) che rappresenta una delle più forti e importanti formazioni dell’opposizione della provincia di Aleppo, nel nord della Siria. Ne fanno parte anche altri gruppi islamici indipendenti come le brigate al Faruq, attive soprattutto a Homs, sempre nel nord, e nelle zone di confine con la Turchia.

La seconda è una formazione armata che ha legami con l’Esercito siriano libero e si tratta del Fronte siriano islamico (Jibha Suriya al Islamiya). Fondata nel dicembre del 2012 è considerata come la più piccola tra quelle islamiche ma è anche la meglio organizzata e strutturata, in particolare rispetto al Fronte della liberazione della Siria islamica. È caratterizzata da una forte presenza tra le sue fila di elementi salafiti ed è presente in diverse aree del Paese. Al suo interno ci sono gli uomini delle brigate Ahrar al Sham, che controllano tra l’altro la zona di al Raqqa. Questo Fronte ha avuto un ruolo importante nella conquista dell’aeroporto militare di Taftanaz, nella provincia di Idlib, avvenuto lo scorso gennaio, oltre che nella conquista di al Raqqa avvenuta a marzo. Questa formazione sostiene formalmente di voler dare vita a uno Stato islamico dove vige la sharia. Al suo interno militano numerosi combattenti stranieri, anche se i capi sono siriani.

L’ultimo e più famoso gruppo islamico è quello del Fronte di salvezza, che ha annunciato di aver giurato fedeltà ad al Qaeda. Si tratta della sigla più nota, soprattutto in Occidente, eppure non è il gruppo più grande e più diffuso in Siria. Anche se i suoi obiettivi sono la costruzione di uno stato islamico in alcune occasioni si trova ad essere scavalcato da altre formazioni più estremiste operative sempre in Siria, che operano pur senza il riconoscimento della rete internazionale del Jihad di al Qaeda. Al momento nessuno è in grado di fornire l’esatto numero dei combattenti jihadisti del Fronte di Salvezza in Siria. Secondo una fonte della corrente salafita giordana, citata dall’emittente televisiva “al Maiadin”, si parla di circa 1.500 uomini, 500 dei quali provenienti dalla Giordania.

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