Portineria MilanoBerlusconi: “Io come Tortora”, Brescia finisce nel caos

La manifestazione del Pdl in piazza Duomo

Si paragona a Enzo Tortora e rivendica come “suoi” i successi del governo di Enrico Letta. Silvio Berlusconi apre la campagna elettorale per le elezioni amministrative in una Brescia blindata dalla polizia per la presenza di esponenti del Movimento Cinque Stelle e dei centri sociali, entrambi non vogliono la manifestazione del Popolo della Libertà.

Gli esponenti pidiellini arrivano alla spicciolata o nascosti in macchine coi vetri oscurati oppure scortati da ben dieci carabinieri (come Renato Brunetta). Nelle vie adiacenti a piazza Duomo, dove è stato montato il palco del Pdl, ci sono capannelli di ragazzi con bandiere di Che Guevara e Beppe Grillo: litigano con i manifestanti del Popolo della Libertà. «Siamo stufi: nauseati, dalla presenza di Berlusconi», urla una ragazza a Maurizio Gasparri.

Nel frattempo Roberto Cecchi, militante del Pdl della sede di Viale Monza (Milano) viene aggredito e spinto a terra. Lui racconta ai giornalisti di aver fermato una rissa contro alcuni anziani e riporta un vistoso taglio in faccia. Del resto, prima dell’arrivo del Cavaliere, intorno alla piazza la contestazione è continua. Si bruciano bandiere del Popolo della Libertà, si cerca lo scontro con la polizia in tenuta anti sommossa e si attende l’arrivo di Berlusconi.

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Dietro al palco da dove entrano le autorità c’è Roberto Gasparotti, uomo di fiducia ed esperto di immagine di Berlusconi, cerca di capire quello che è successo in piazza: «Hanno accoltellato uno dei nostri, ho detto alla polizia di trovare i colpevoli». Per l’arrivo di Berlusconi sotto il palco vengono bloccate ben due vie d’accesso a piazza del Duomo. I contestatori assediano la polizia: quando arriva il Cavaliere parte un coro di insulti: «in galera, in galera, Brescia libera, Brescia libera». Proprio Brescia, la città dove gli avvocati di Berlusconi Niccolò Ghedini e Pietro Longo volevano spostare i processi.

Dietro la macchina di B. c’è Francesca Pascale, seduta dentro a un camioncino Mercedes. E da lontano si sentono i guaiti del cane Dudù, spaventato per la situazione. D’altra parte, in alcune zone Brescia sembra una zona di guerra: polizia ovunque e tensione alle stelle, tanto che alcuni pdllini, a microfoni spenti, suggeriscono di interrompere la manifestazione. Dentro la piazza ci sono numerosi infiltrati, da Sinitra Ecologia e Libertà di Nichi Vendola fino ai grllini che sostengono l’avvocato Gamba alle comunali di Brescia. La scelta del comizio di nella città della leonessa, però, non è casuale. Qui tra due settimane Adriano Paroli cercherà la riconferma alle elezioni amministrative. E allora anche il sindaco saluta i manifestanti, anche se non può non avvertire la tensione della giornata.

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E Berlusconi? Dal palco mette in scena il suo repertorio più classico: dal fatto che volevano impedirgli di arrivare a parlare fino alle responsabilità dei giudici, che lo hanno condannato nel processo Mediaset. «Nonostante l’assedio e la violenza dell’ultima settimana contro di me, sono ancora qui. Se qualcuno pensava di scoraggiarmi, spaventarmi o svilirmi ha sbagliato di grosso». Stavolta, però, il Cavaliere fa di più: aggiunge un paragone azzardato. Ricorda Enzo Tortora, che finì in carcere a metà degli anni ’80 per una testimonianza poi rivelatasi falsa di un pentito di camorra. La reazione della figlia Gaia è piccata: «No alle strumentalizzazioni. Ero preparata – scrive su Twitter – caro Silvio. Ma mio padre era un’altra storia e un’altra persona. Ognuno risponde alla sua persona». 

Infine, mentre ricorda al suo Popolo che a giugno sarà abolita l’Imu, parla di “suo” governo. Si dimentica che, invece, il premier è Enrico Letta. Bs è anche città dove hanno chiesto

Doveva essere una manifestazione tranquilla. Ma a Brescia è andata in onda una delle peggiori scene degli ultimi mesi, dove l’ordine pubblico non è stato gestito all’altezza: fortuna che in piazza c’era il minstro dell’interno Angelino Alfano.  

Twitter: @ARoldering