Donne maltrattate: “Primo passo è riconoscersi vittime”

La Fundación Canal di Madrid racconta la violenza di genere su scala internazionale

Dall’Italia all’India. Se c’è una cosa che contraddistingue la violenza di genere è l’internazionalità. E anche se il numero dei casi differisce tra gli Stati, così come le reazioni dei singoli governi, la causa principale del fenomeno è comune in tutto il mondo: la mancata parità tra i sessi. È quello che racconta una raccolta di fotografie, video, sculture organizzata dalla Fundación Canal di Madrid, in mostra dal 7 maggio al 21 luglio.

Da Yoko Ono a Mona Hatoum l’esposizione ContraViolencias – 28 miradas de artistas, mette in evidenza i maltrattamenti che le donne subiscono anche nei paesi cosiddetti «avanzati» e difensori delle pari opportunità. Fra spazi aperti ed anguste gallerie dalle pareti rosse, la mostra si divide in cinque sezioni, in cui la violenza si relaziona con l’individuo, la famiglia, la comunità, la cultura e la politica. Alla descrizione di alcune delle più importanti opere dell’esposizione si legano le parole di Yolanda Besteiro, presidente della Federación Mujeres Progresistas, intervistata da Linkiesta sulla tematica della violenza di genere.

Violenza e individuo
Cos’è la violenza di genere?
È quella che esercitano gli uomini sulle donne in nome di una relazione di presunta disuguaglianza e superiorità. Questi uomini credono che la relazione tra i due sessi si regga sulla dominazione dell’uomo e la relativa sottomissione della donna.

Che tipo di donne sono vittime di questi abusi?
Non esiste un profilo unico. Tutte le donne possono esserne interessate. Allo stesso modo non c’è un prototipo di autore di questo genere di abusi. Tutti gli uomini, “potenzialmente”, potrebbero esserlo. A maggior ragione, se fra i due la relazione si poggia su di uno squilibrio basato su dominazione e sottomissione è possibile che s’inneschi questo tipo di violenza.

In Spagna qual è il numero di donne vittime di maltrattamenti?
Considerando si gli abusi fisici che psicologici, non è possibile avere un numero preciso. Conosciamo il numero di assassini (circa 50 casi nel 2012), ma è solo la punta dell’iceberg. Nel 2012, solo il 19% delle donne assassinate aveva denunciato gli abusi. La dimostrazione che conosciamo solo una parte piccolissima di quello che c’è dietro la violenza di genere.

Perché è così difficile per le donne denunciare i casi di abuso?
Innanzitutto perché le donne devono ammettere a se stesse di essere vittime. In alcune delle società in cui non si difende la parità dei sessi, la donna accetta passivamente la sottomissione e la interpreta come una condizione normale. La violenza inizia con una sottomissione di tipo psicologico da parte dell’uomo, che porta alla perdita dell’autostima. Poi si passa all’aggressione fisica che può sfociare anche nell’omicidio. Spesso chi maltratta tende ad isolare la vittima e costruisce con lei una relazione quasi esclusiva, da cui è difficile uscire. La dipendenza spesso è anche economica. La vittima è costretta a non lavorare ed a dipendere dal suo stesso carnefice. In altri casi ancora le vittime sporgono denuncia, ma poi la ritirano perché non sono in grado d’interrompere definitivamente la relazione.

Breath Rayographs – Lise Bjorne Linnert (Norvegia) – Ispirandosi alla tecnica della rayografia di Man Ray, l’artista cattura, chiusa in uno stanzino oscuro, le sue grida e i suoi respiri su una carta sensibile alla luce, lasciando macchie nere e bianche. La voce, secondo Linnert rende visibili e può contribuire alla nostra liberazione

Violenza e famiglia
In che modo la famiglia può aiutare il recupero della vittima?
La famiglia, e in generale la società, dev’essere cosciente che questo è un problema che riguarda le donne unicamente per il fatto di essere donne. È necessario fare attenzione a quello che succede intorno per poter intervenire e dare sostegno alle vittime. Allo stesso tempo bisogna “rifiutare” gli autori della violenza che spesso cercano di smarcarsi dal proprio ruolo. Si tratta di un delitto vero e proprio, quindi è necessario non dimostrare nessun tipo di comprensione o complicità con loro. Per quanto riguarda la donna, serve appoggio ma soprattutto il riconoscimento del delitto e della sua condizione di vittima. Sembra scontato, eppure, secondo i dati, solo il 30% delle denunce partono da persone vicine alla vittima. C’è ancora tanta strada da fare affinché le famiglie e la società siano coscienti del problema e agiscano di conseguenza.

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Cut Piece – Yoko Ono (Giappone) – In questa performance la famosa artista è nel bel mezzo della scena con indosso un abito nero. Poco a poco gli spettatori salgono sul palco con un paio di forbici per tagliare parti del suo vestito, lasciandola praticamente nuda. Per la maggior parte del tempo Ono si mostra impassibile, cercando di mantenere lo sguardo sereno verso il pubblico

Violenza e comunità
Qualche mese fa, Toni Cantó, deputato spagnolo del partito Upyd e portavoce della Commissione per le Pari Opportunità, scriveva su Twitter che «la maggior parte delle denunce per violenza di genere sono false». Prima spacciati come dati dell’Ine (Istituto nazionale di statistica spagnolo), sono poi stati collegati dal deputato alla Feder.gen, la «federazione delle vittime della legge di genere».
È un autentico insulto alle vittime. Quello che causano questo tipo d’interventi è soprattutto un rischio dell’incremento dei casi. Non c’è un solo dato oggettivo che avalli questa tesi. Inoltre secondo i dati del Consejo general del Poder Judicial non arrivano all’1% i casi in cui poteva pensarsi che si trattasse di una denuncia falsa. La media di 60 donne uccise all’anno è un’autentica tragedia e mette in evidenza solo i casi più estremi della violenza di genere. Affermare che la maggioranza delle denunce sono false è errato oltre che un insulto. E per di più se a farlo è un deputato che rappresenta sia donne che uomini è anche peggio. Dovrebbe presentare le sue dimissioni, in quanto non è degno di rappresentare gli spagnoli e soprattutto le spagnole.

Senza titolo – Yoko Inoue (Giappone) – In quelle comunità dove non è possibile intervenire direttamente contro gli abusi, le donne si riuniscono presso la casa dove si consuma la violenza colpendo con forza delle padelle per far sapere all’uomo che lo spirito che prova a spezzare appartiene a tutti e non ad una sola persona

Violenza e cultura
La cultura può essere uno strumento per sradicare la violenza di genere?
È uno strumento chiave per risolvere il problema. Se per cultura però s’intende la rappresentazione di donne in posizione di sottomissione, in ruoli e valori stereotipati, in questo caso contribuirà alla perpetrazione della violenza di genere. Se la cultura invece offre immagini di uguaglianza, di distribuzione dei compiti fra uomini e donne, meritocrazia, corresponsabilità nel potere politico, economico e sociale, nella famiglia e nelle faccende domestiche, contribuirà a migliorare la situazione. In Spagna si sono fatti molti passi in avanti, grazie alla legge di genere del 2004. C’è ad esempio maggiore sensibilità da parte dei media. Nelle informazioni si inserisce sempre il numero del servizio telefonico di assistenza alle vittime della violenza di genere (016). Ovviamente c’è ancora tanto da fare per evitare di trasmettere messaggi sbagliati. Per esempio spesso accade che la figura del colpevole segua uno stereotipo, come l’alcolista o il drogato. Nonostante ciò, non esiste un vero e proprio prototipo dell’uomo che commette violenza di genere. Per questo i media devono essere molto attenti alla descrizione dei fatti.

No – Maimuna Feroze-Nana (Pakistan) – Il vestito da sposa riprodotto dall’artista ricorda le spose bruciate vive in Pakistan o in zone vicine. Questo tipo di assassinio è dovuto alla risposta negativa della famiglia della donna di pagare una dote addizionale

Violenza e politica
Quali sono le leggi spagnole che maggiormente tutelano le donne dalla violenza di genere?
La legge fondamentale è la Ley integral contra la violencia de género del 2004. È molto importante perché non solo contiene misure dirette a proteggere la vittima ed a reintegrarla (attenzione psicologica, sociale, giuridica e indipendenza economica) ma anche le condanne per i colpevoli. In questo caso si parte dalla presa di coscienza del violatore di essere tale e tenta di correggere lo stereotipo su cui si fonda questo tipo di violenza, ossia il gioco dominazione-sottomissione. Per questo si è deciso d’introdurre all’interno del percorso educativo non solo dei bambini, ma anche quello dei professori, corsi di formazione sulla violenza di genere e l’uguaglianza. Purtroppo questa legge non è ancora completamente vigente in tutte le sue parti ed è imprescindibile che si proceda al più presto. Solo quando succederà, si potrà pensare ad aggiungere o cambiare alcuni dei provvedimenti. Esiste una legge complementare, la Ley para la igualdad efectiva entre hombres y mujeres del 2007, che tende ad promuovere la parità fra i sessi tanto nella sfera pubblica come in quella privata. Solo quando si raggiungerà l’uguaglianza si potranno sradicare le radici di questa violenza.

Day after rape – Joyce J. Scott (Usa) – La piccola scultura mostra la scena appena successiva ad uno stupro, con una donna legata e sanguinante