Portineria MilanoLa verità di Bisignani? In Italia comanda la burocrazia

Cosa insegna il libro-intervista con il faccendiere definito «stimolatore di intelligenze»

Leggendo pagine così succose è molto forte la tentazione di fermarsi al gossip politico-finanziario, al buco della serratura, al pissi pissi di trame e intrecci trentennali tra la politica, la finanza, la chiesa e la magistratura italiana, tra un bagno in una vasca idromassaggio di Ilda Boccassini a Ischia e un Vincenzo Maranghi costretto a ripulire nella notte una stanza segreta di Mediobanca. In realtà nel libro «L’uomo che sussurra ai potenti», intervista del giornalista Paolo Madron al faccendiere Luigi Bisignani, la grande protagonista indiscussa è un’altra: la burocrazia italiana. Quella «alta». Dei boiardi di Stato. Un sottobosco sconosciuto ai più, pochissimo trasparente agli occhi della gente, dove la regola aurea è la discezionalità perchè tutta l’impalcatura, immensa e barocca, è costruita da perfetti azzeccagarbugli. E dove non ci sono regole chiare, trasparenti e semplici, ecco che si aprono gli spazi per chi sa lucrare alla Bisignani nelle intercapedini, chi sa muoversi nell’ombra tra mille relazioni più o meno opache. E il mestiere del “facilitatore” diventa il mestiere per antonomasia, il più pregiato, il più richiesto nei palazzi del potere, nelle stanze delle pubbliche amministrazioni, nelle tante, troppe camere di compensazione dove tutto si gonfia e tutto si aggiusta in territorio extra giuridico, con radici che affondano nella Repubblica alla fine della seconda guerra mondiale. Senza questa immensa zona grigia semplicemente i Bisignani non ci sarebbero perchè non ci sarebbe bisogno dei suoi servigi a cui tanta parte di classe dirigente italiana ha dovuto e voluto attingere in questi anni.

Tra la molta «panna» che circola nelle parole dell’ex cronista Ansa, retroscena, sassolini tolti dalle scarpe su giornalisti (tra cui Ferruccio De Bortoli, Eugenio Scalfari, Alberto Statera e Fiorenza Sarzanini) e piccole vendette (soprattutto sull’ad di Telecome Franco Bernabè), c’è insomma un faro acceso su un mondo spesso sconosciuto ai cittadini italiani. Piccoli dettagli che permettono di capire come davvero lo Stato e gli ingranaggi che regolano la politica in Italia siano lontani anni luce dagli elettori o dalla semplice casalinga di Voghera. Non è un caso che il primo capitolo del libro dedicato al potere della politica, si apra tra Madron e Bisignani con questo scambio di battute che riportiamo qui sotto.

Domanda: Per la maggioranza degli italiani il potere sta a palazzo Chigi. Di alcuni dei suoi inquilini lei è stato per molti anni il confidente e suggeritore
Risposta: Il potere non è solo là dove è rappresentato dalle istituzioni, si trasmette e funziona anche in luoghi meno riconoscibili e controllabili, si moltiplica e può riprodursi in maniera nascosta e a volta ambigua e misteriosa
D: Mi anticipi almeno alcuni di questi luoghi
R:L’Ufficio legislativo del Quirinale, quello di bilancio della Ragioneria generale dello Stato e della Protezione Civile. I fondi riservati dei servizi segreti, i centri spesa degli enti locali. E poi, a gamba tesa e impropriamente, alcune stanze delle procure…

Bisignani sguazza da anni in questa terra di nessuno, è chirurgico nel descrivere chi, secondo lui, conta davvero in Italia. Cita l’ufficio legislativo del presidente della Repubblica, il custode delle leggi, ma pure il consigliere per eccellenza dei capi di stato sulle materie giuridiche. L’ultimo in ordine di tempo in Italia è stato Loris D’Ambrosio, consigliere insieme a Donato Marra per l’approvazione delle norme del parlamento italiano, morto il 26 luglio del 2012 dopo un infarto, nei giorni delle polemiche sul processo della trattativa Stato Mafia dove è stato coinvolto anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

I due secondi uffici riguardano invece «i cassieri» di via XX settembre, strada del ministero dell’Economia, gli addetti alla valutazione dei costi della macchina statale. Quelli che decidono cosa sbloccare e cosa non sbloccare, ruolo delicato e fondamentale, di massima responsabilità per chi lo ricopre. Bisignani non cita solo il Tesoro, ma pure la Protezione Civile, altro capitolo «giudiziario» degli ultimi anni, travolta insieme con Guido Bertolaso dagli scandali P3 e P4, dove l’intervistato è finito coinvolto.

Del resto, Bisignani, è come il prezzemolo, è l’uomo di collegamento (copyright Gianni Barbacetto), quello che olia gli ingranaggi, mette in contatto «le intelligenze», come dichiara proprio lui stesso in un passaggio del libro, rifiutando gli appellativi di «faccendiere» e «lobbista». Spiega Bisignani «Una volta un cardinale mi definì “uno stimolatore di intelligenze”. Definizione che mi ha commosso. Mi fece venire in mente quando nel 1970, pochi giorni dopo la perdita di mio padre, io, giovane studente, leggevo accanto a Paolo VI la prima lettura sull’altare maggiore di San Pietro. Era la domenica delle Palme».

Bisignani conosce Papi, cardinali, gran commis della politica e della finanza, uomini dei servizi segreti, delle forze dell’ordine, della guardia di finanza, generali, ambasciatori, massoni argentini, presidenti della repubblica. Bisignani conosce tutti. Li mette in contatto proprio perchè l’Italia è il regno del provvisorio e della regola che trova immediatamente l’eccezione e la deroga. Agevola gli affari e gli incroci. Fa incontrare persino Silvio Berlusconi con l’ingegnere Carlo De Benedetti, i due acerrimi nemici a casa di Gianni Letta, a discutere nel 2005, come se il passato burrascoso della cessione Mondadori non fosse neppure esistito.

Bisignani consiglia i «potenti» su come muoversi, nella politica e nei territori limitrofi e persino nell’informazione. Ammette di aver «agevolato» alcune nomine nella grandi aziende o nella politica. E pare alla fine essere il vero interprete, l’unico che forse l’ha capita per davvero, del problema principale in Italia: la burocrazia. Bisignani la supera sfruttando l’opacità e l’enorme tavola della discrezionalità lasciata apparecchiata, permettendo ai suoi conoscenti di farlo. Conosce i trucchi per aggirarla, perché vi è dentro, perché conosce i protagonisti dei segreti e di chi in fin dei conti gestisce per davvero i soldi pubblici.

Sui servizi segreti la conoscenza è sterminata, tra dettagli e aneddoti. Incomincia con una denuncia debole di una certa attenzione da parte degli americani a Beppe Grillo, ma continua con il racconto di Aldo Moro, quello che «mi aprì gli occhi sui servizi segreti» e di come per davvero Bisignani entrò in contatto con i servizi.

Domanda: Chi erano i riferimenti di Moro dentro ai servizi?
Risposta: Fondamentalmente due. Il colonnello Stefano Giovannone, soprannominato «Lawrence D’Arabia italiano» e il generale Vito Miceli, capo del Sid (Servizio informazioni difesa), presso il quale mi accreditò

E Bisignani racconto pure di come vengono gestiti i soldi dai servizi segreti

Domanda: Come avviene di solito la movimentazione dei fondi riservati?
Risposta: Per le esigenze operative all’estero, le valigette piene di banconote – meglio se dollari – viaggiano senza problemi sugli aerei della Cai, la flotta gestita dai servizi, che tra l’altro costa più di 40 milioni di euro l’anno
D: E dove arrivano?
R: Giungono con la riservatezza di un plico diplomatico in tutto il mondo, a volte con modalità di consegna bizzarre, degne di una spy-story 

Per questo è utile leggere questo libro. Non tanto per le miserie e i peccatucci (o i peccatoni) che rivela, non di rado con una concessione al pissi pissi davvero eccessiva, ma perchè rivela dall’interno come funziona questo paese. La sua costituzione materiale, l’immensa zona grigia in cui prosperano cattive abitudini, inefficienze, corruzioni piccole e grandi, con ricadute penali ma anche no, clientele e i tantissimi Bisignani d’Italia. Il contrario di una moderna cultura liberale. E di una classe dirigente degna di questo nome.