Pizzarotti: Il mio bilancio di un anno a Cinque Stelle

L’intervista al sindaco di Parma

Un sabato pomeriggio, dopo pranzo, in municipio le luci sono spente. Solo un chiarore proviene dall’ufficio del sindaco. Federico Pizzarotti, con un occhio al suo computer, accetta di essere intervistato.

Sindaco Pizzarotti, qual è il suo bilancio dei primi mesi trascorsi dal M5S nella “stanza dei bottoni”, in comune?
Per me si tratta di un bilancio positivo, a dispetto delle critiche che ci sono state mosse siamo riusciti a raggiungere diversi obiettivi. Piuttosto, in futuro, dovremo migliorare nella comunicazione, dovremo cioè imparare a spiegare meglio alla cittadinanza cosa stiamo facendo. A differenza delle passate Amministrazioni a noi tocca comunicare la normalità, ma fare ciò è più difficile che annunciare grandi e costosi progetti. Un conto infatti è programmare un fine settimana a New York e un altro è impegnare il sabato e la domenica nella pulizia della cantina di casa.

La responsabilità di governo, in una città in gravi difficoltà economiche come Parma, ha offuscato quella luce che il M5S emanava come forza politica di frattura. L’istituzionalizzazione è un rischio?
Per certi aspetti è vero che, una volta al governo, le prospettive e l’approccio alla realtà cambiano. In campagna elettorale puoi concederti un certo grado di libertà. Per dire, puoi promettere l’aumento dell’organico della Polizia municipale ma poi, una volta in municipio, ti accorgi che le normative vigenti impediscono nuove assunzioni.

Sta dicendo una cosa molto importante, la sua è un’ammissione. In campagna elettorale anche voi avete fatto promesse difficilmente realizzabili?
Diciamo che in campagna elettorale, almeno nel nostro caso, hai il problema delle informazioni: non hai tutte le informazioni necessarie per un’esatta valutazione delle problematiche. Ora tutti ci contestano per esempio il passo indietro su ParmaZeroSei, la società comunale che gestisce alcuni servizi educativi. In campagna elettorale avevano espresso la volontà di chiudere questa società. Ecco, in quel caso alcune cose non le sapevamo, non sapevamo che senza ParmaZeroSei alcuni servizi sarebbero stati a rischio, visto che sono gestiti proprio dalla società in questione.

Sarebbe stato meglio stare all’opposizione?
Credo di no, fare soltanto i cani da guardia del potere non ha senso, continuare a restare fuori dai luoghi in cui si gestisce la cosa pubblica è un limite e non ti consente di conoscere alcuni meccanismi della politica. Essere eletti è importante.

La vostra elezione è stata una rivoluzione?
(pausa) Non so, per me “rivoluzione” vuol dire sovvertire lo stato di fatto in modo più radicale: lo si può fare solo a livello nazionale e deve essere il frutto di un processo molto più partecipato. A Parma direi che è stato già tanto aver ottenuto il risultato che abbiamo ottenuto; volendo considerare la natura culturale e sociale della città certamente si può parlare di risultato notevole.

Qual è l’obiettivo più ambizioso del mandato amministrativo a 5 Stelle?
Vorrei che le persone tornassero a essere entusiaste del bene pubblico. Mi dici che c’è una fontana monumentale senz’acqua, per esempio? Bene, perché non ti chiedi quanto costa mettere in funzione le fontane di quel tipo? Chi le ha lasciate senz’acqua? Perché lo ha fatto? Stesso discorso per tutti gli altri ambiti che attengono alla cura del bene pubblico.

Il MoVimento 5 Stelle conserva, pur nella sua funzione di governo a Parma, una certa tendenza alla mobilitazione delle coscienze. L’obiettivo sembra essere una sorta di “comune etico”, un modello di istituzione che tende a promuovere determinati stili di vita (salutismo, ambientalismo, partecipazione, digitalizzazione dei processi democratici come destino ineluttabile della politica). È anche questa la funzione di un comune?
Come è nel nostro stile cerchiamo semplicemente di affronta- re un determinato argomento e di dire ciò che secondo noi va detto. Non abbiamo l’assillo della rielezione, non ci preoccupa l’eventualità di urtare alcune sensibilità. Nostro compito è dire alcune cose, certo senza superbia anche se le opposizioni ci accusano proprio di questo.

Parliamo del debito. Grillo disse che non sareste andati in ginocchio dalle banche. I movimenti politici parmigiani, in relazione al risanamento dei conti comunali, vi contestano un atteggiamento troppo timido proprio nei confronti delle banche. Cambio di programma?
Non siamo andati in ginocchio dalle banche, ma in piedi sì. In un sistema come quello di Parma, messo com’è messo, le banche servono. Di fatto, grazie all’assessore al Bilancio Gino Capelli, stiamo chiedendo agli istituti di credito di rinunciare a un sacco di soldi. Il nostro piano di risanamento dei conti da questo punto di vista è molto coraggioso, al primo incontro magari i nostri interlocutori hanno respinto le richieste, magari prendendoci per matti. Poi però gradualmente è nato un dialogo.

In generale qual è il vostro rapporto con i centri di pressione e di interesse economico?
Mi pare che dopo una prima fase di diffidenza le cose stiano cambiando. Spero che cambino definitivamente in futuro.

Stiamo parlando dell’associazione locale di Confindustria?
Non solo, i centri di potere a Parma sono anche altri, lo sguardo andrebbe spostato sull’intera rete di relazioni di questa città. Nei primi mesi di mandato si avvertiva, in generale, un certo scetticismo nei nostri confronti del tipo “dai, spingi che cadono presto”. In seguito, secondo me, si è capito che su questo versante non c’è molto da fare.

Resterete in carica per l’intero mandato?

I perfidi sostengono che in qualche modo vi faranno lo sgambetto…
Chi? E come? Noi rifiutiamo la politica “degli amici degli amici”, dunque non abbiamo fianchi scoperti né ci esponiamo a ricatti. E poi il livello di moralità e correttezza nella nostra compagine credo sia sotto gli occhi di tutti, i nostri consiglieri sono sin troppo idealisti, per esempio su alcune scelte dolorose da fare in Consiglio soffrono personalmente.

Grillo vorrebbe abolire i sindacati. Lei è d’accordo?
Su questo punto mi sento d’essere persino più duro di Beppe. Rispetto e condivido le battaglie dei sindacati ma non la loro forma organizzativa, che è poi del tutto analoga a quella dei partiti. Le sigle di rappresentanza di Parma inoltre mi hanno esortato a “impegnarmi politicamente” su determinate questioni. Ecco, questa è una richiesta irricevibile, ci sono delle regole da rispettare, l’impegno “politico” non può prescindere da queste regole.

Da mesi televisioni e giornali la cercano, la criticano, la tengono d’occhio considerando l’esperienza della sua Giunta come la prova del fuoco per il M5S. Che effetto le fa?
Spero di liberarmi di questo ruolo di osservato speciale, anche se francamente non mi interessano molto i titoloni fatti dai giornali.

Capitolo democrazia partecipata. Quando nel gennaio 2013 presentaste il bilancio preventivo in assemblea pubblica molti criticarono il metodo di gestione degli interventi, basato sulle domande scritte su dei bigliettini, un metodo ritenuto tutt’altro che partecipativo. Migliorerete?
Come suggerito educatamente da una partecipante a margine di quell’assemblea, in effetti avremmo potuto organizzarci in modo da dedicare una parte della serata alle domande sui biglietti e una parte alle considerazioni libere.
In particolare un comitato cittadino, la commissione per l’Audit sul debito pubblico, lamentò di essere stato zittito.
Avevo ricevuto in municipio la commissione Audit una settimana prima, l’avevo invitata a fare una proposta concreta, conoscevo già la sua posizione, sapevo cosa avrebbe detto.

D’accordo, ma il pubblico aveva il diritto di ascoltare…
Ho chiesto alla sala, che però ha preferito proseguire nel dibattito.

In seguito lei ha accettato il dialogo con i movimenti, presentandosi in piazza nel corso di una manifestazione. Un gesto apprezzato e innovativo a Parma. L’inizio di un confronto organico?
Sicuramente sì, quando dico una cosa poi la metto in pratica. Ma va anche capito chi siano i movimenti e chi rappresenti- no. Quando ci si siede a un tavolo di confronto bisogna capire prima da chi è composto quel tavolo, senza dimenticare che la discussione va allargata il più possibile all’intera popolazione.
Sul portale Web del Comune avete predisposto una sezione per la consultazione dei cittadini su alcuni provvedimenti dell’Amministrazione.

Funzionerà davvero la e-democracy?
Sarà un percorso, il mio sogno è avere centomila persone che, per esempio, discutano su problemi e miglioramenti per la città. Certo non dovrà essere una discarica, niente sfoghi personali, insulti. Si potrà sia lasciare proposte sia votare i post altrui.

Come immagina Parma fra cinque anni?
È un pensiero che faccio spesso. Sicuramente dobbiamo in- vestire in mobilità, in energia, in risparmio, in alimentazione intesa come ciclo produttivo, valorizzare i chilometri zero. Ma la sfida più grande sarà proprio il coinvolgimento di tutti. C’è sempre una domanda sulle criticità di Parma ma mai una proposta.

Bastano il pragmatismo e il buon senso?
C’è un film che mi ha molto colpito, s’intitola Dave. Presidente per un giorno, è del 1993. Colto da un ictus, il presidente degli Stati Uniti viene sostituito da un sosia. Solo che questo so- sia è una persona come tante, senza sovrastrutture, e vuole avviare una politica a favore degli orfani e dei disoccupati. Un collaboratore del presidente, ambizioso, glielo impedisce e sfidandolo gli dice: “Be’, se riesci a trovare i soldi posso anche concedertelo”. Ebbene Dave, completamente inesperto di bilanci statali e di finanza, trascorrerà una notte intera a studiare e alla fine riuscirà a trovare una notevole somma per gli orfani e per i disoccupati, utilizzando soldi recuperati da voci di spesa inutili. Il collaboratore del presidente resterà di stucco.

Lei si sente come Dave?
A volte sì, anche se non mi sono ancora trovato in situazioni del genere. Certo abbiamo razionalizzato la spesa su diversi fronti, dalle auto blu agli stipendi. Ma non sempre è così facile. Tuttavia è già capitato di suggerire soluzioni banali a determinati problemi di spesa e di esserci sentiti rispondere “Eh, è vero: non ci avevamo pensato”.

Mi faccia degli esempi.
Al di là delle questioni di mero bilancio, ci siamo trovati in circostanze nelle quali, volendo rinnovare o apportare cambiamenti negli uffici e nel personale in funzione di una maggiore efficienza, per esempio con cambi di mansione e di responsabilità, ci siamo sentiti rispondere “Eh ma sa, la tal dirigente è sempre stata in questo ufficio, ha sempre svolto questo incarico”. E noi: “Bene, allora è proprio il caso di provare a cambiare”.

A proposito di personale. In campagna elettorale il M5S ha più volte affermato che un amministratore ha il compito di impartire la linea politica all’azione di governo. Per le questioni tecniche ci sono i tecnici. Tuttavia avete adottato delle precauzioni? Avete predisposto ad esempio un turnover negli uffici in modo da evitare zone d’ombra, personalismi e disfunzioni?
Alcuni cambiamenti ci sono stati. Inoltre sono stati raccolti nuovi curricula, anche se l’assetto complessivo è rimasto grossomodo lo stesso di prima. In più la logica del “tu vai via” non è naturalmente praticabile e neppure condivisibile, siamo una istituzione pubblica e non una società privata, l’assetto è più garantista.

E se volessimo fare come il Dave del film, la Giunta Pizzarotti a chi destinerebbe o destinerà fondi e sovvenzioni?
In passato a Parma si tendeva a concedere fondi anche perché tizio conosceva un membro della Giunta comunale. Con noi tornerà il primato del merito. Poi, certo, se altri hanno bisogno si cercherà di aiutarli.

Ecco. Lei dice: “Se altri hanno bisogno si cercherà di aiutarli”. Dunque ritenete che il principio del merito debba essere bilanciato dal principio della solidarietà, che del resto è elemento imprescindibile nell’azione di un ente pubblico?
Certo. Però rimanendo sul tema, un’amministrazione pubblica, in questo caso il Comune, non deve essere un ente foraggiatore. Deve essere piuttosto una spalla. Tu devi saper essere indipendente, altrimenti l’anno prossimo tornerai da me a chiedere ancora aiuto.

È vero che il Comune è stato “commissariato” dall’assessore al Bilancio Capelli, da un tecnico, come sostiene il Pd di Parma?
Innanzitutto vorrei dire che, di tecnici come Capelli, bisogna trovarne. Quando Capelli presentò la sua prima relazione sul bilancio molti valutarono troppo morbida la sua posizione, in realtà mandò in corto circuito la logica politica consolidata. I politici di mestiere, al suo posto, avrebbero fatto una gran scena.

Cosa intende per “fare una gran scena”?
In Consiglio comunale spesso assistiamo a interventi lunghi, pieni di parole quando basterebbero poche frasi. Mi accusano di non rispettare il Consiglio comunale: in questo senso sì, se per una delibera ci vuole un’ora e mezza allora siamo davvero, come si dice spesso, al teatrino della politica.

Ha mai avuto paura in questi mesi?
Paura no, preoccupazione e sconforto sì. Sconforto soprattutto quando mi accorgo che, nonostante gli sforzi per fare bene alla città, c’è sempre qualcuno che rema contro, che fa di tutto per metterti in difficoltà anziché puntare al bene comune.

Avrebbe preferito un bel posticino all’opposizione, poca spesa e massima resa? Sonni tranquilli, a casa presto…
Mia moglie sicuramente sì.

Capitolo elezioni politiche 2013. Molti vostri avversari avevano iniziato ad arrotare i coltelli in vista di un’eventuale flessione del M5S a Parma. Poi è andata diversamente. Qual è stata la sua reazione?
Dopo l’esito delle urne, sentire dire a tutti gli esponenti politici locali che si era trattato di elezioni politiche nazionali, e non di un test per la nostra maggioranza comunale, quando sino a pochi giorni prima avevano sostenuto il contrario… be’, è stata una cosa senza prezzo! Archiviate le elezioni, comunque, ci siamo rimessi al lavoro con la città per risanare e rinnovare il nostro Comune.

Ermanno Olmi, intervistato su La7, per definire il caos e il fermento registrato in Italia a cavallo delle consultazioni ha detto che anche nello studio di Michelangelo Buonarroti c’erano confusione e riccioli di marmo a terra, ma che quei riccioli di marmo erano frammenti che si stavano staccando e che stavano gradualmente facendo emergere il capolavoro dalla pietra. Lei pensa che i 163 attivisti a 5 Stelle eletti in Parlamento riusciranno a far cadere tutti i riccioli di marmo e a far venir fuori il David della politica italiana? Fuor di metafora: ce la faranno a lasciare un segno inequivocabile di cambiamento culturale in questo Paese?
Faremo entrare persone che con impegno e competenza sapranno cambiare drasticamente l’aspetto e il rapporto del Parlamento con i cittadini, ne sono convinto. Non saranno onorevoli supponenti, ma persone disponibili e impegnate per il bene comune. Il cambiamento, come ogni viaggio, inizia varcando una soglia e prosegue un passo dopo l’altro. Noi questo cammino lo abbiamo intrapreso da tempo: sarà un punto di svolta decisivo per il futuro dell’Italia e della sua politica.
© 2013 et al. S.r.l.

Marco Severo
Parma, Italia
Una città frontiera fra berlusconismo e democrazia a 5 stelle
Prefazione di Roberto Biorcio
256 pp. 17,50 €

Sito casa editrice: www.etal-edizioni.it

Versione ebook (8,49 €)

* Marco Severo, nato a Penne (Pescara) nel 1977, ha studiato, vive e lavora come giornalista a Parma. Ha collaborato con diversi quotidiani, riviste e siti d’informazione, tra cui Diario e l’edizione emiliana de il Fatto Quotidiano.it; negli ultimi anni ha seguito per la redazione parmigiana di Repubblica.it gli eventi che hanno portato alla caduta della Giunta comunale di centrodestra e all’affermazione del MoVimento 5 Stelle. Nel 2012 ha pubblicato per Fedelo’s editore Sconvocati. Le tangenti, la rivolta, la crisi del Sistema Parma.
 

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