Irene Cao, un libro da record ad alto contenuto erotico

La risposta del Triveneto a “Cinquanta s

❝ Il giallo assorbe la luce del sole, vira all’arancio per poi sfumare in un rosso acceso. Un taglio, quasi una ferita, lascia intravvedere piccoli chicchi di un viola lucente.
I miei occhi sono fermi su questo melograno da ore. 

Questo è l’incipit del primo volume di quello che si preannuncia come il caso editoriale dell’estate, Io ti guardo, la trilogia erotica della friulana Irene Cao, nella top ten dei libri più venduti della settimana. Ad avere tali visioni mistiche non è un tossicomane, bensì la dolce e – ancora per poco – innocente restauratrice Elena, una Anastasia Steele (la protagonista di Cinquanta sfumature di grigio) un po’ più stagionata, che ancora non sa che il suo torrido mister Cracco è dietro l’angolo.

Ma cominciamo dall’inizio.

Gli Antefatti

La trilogia erotica delle sfumature di E.L. James è nata in metro a Londra come tentativo di distrazione di una casalinga oversize. Questa della dottoressa Cao negli uffici della Rizzoli. Successe che nelle mani della casa editrice arrivò il manoscritto di un romanzo rosa. L’Opera di per sé non brillava per particolari meriti letterari, se non quelli, alquanto evidenti (e lo confermo), che si esprimevano al meglio nella descrizione delle scene di Va Va Voom. Perché allora – si pensò in casa editrice – non creare una trilogia erotica italiana?

Attenti però: non lasciatevi trarre in inganno. L’autrice giura che suddetta scelta editoriale non fu per niente influenzata dal fenomeno Cinquanta sfumature: «Quando ho iniziato il primo libro, nemmeno sapevo che esistesse. Poi mi sono sentita in dovere di leggerle, le Cinquanta sfumature, per capire… perché questa, sia ben chiaro, è prima di tutto una storia d’amore».

L’Autrice

Quindi andarono a stanare la dottoressa Cao (dottorato di ricerca in Storia Antica presso la Ca’ Foscari University) nella profumeria friulana in cui lavorava, e le fecero la proposta indecente. C’è da dire che a differenza della collega E.L. James, questa avvenente signora del far east in foto viene bene. E pensare che certe cose le abbia scritte lei rispetto a una matrona agé, c’è poco da fare, dà tutta un’altra credibilità al prodotto finale.

Location 

Venezia, con una piccola deliziosa digressione nella campagna trevigiana.

I Personaggi

LEI
Elena Volpe, 29 anni, nata in Baia.

Professione: restauratrice precaria.

Segni particolari: Astemia e vegetariana. Per capirci, una che dopo la pizza alle verdure si beve una tisana alla melissa. E quando ha problemi sul lavoro per calmarsi si spara venti gocce rilassanti al tiglio. O ascolta musica tibetana.

LUI
Leonardo Ferrante, età imprecisata ma che comunque tende agli anta, siculo.

Professione: Chef famoso.

Segni particolari: orecchino sulla destra, denti ‘bianchi e feroci’, muscolatura possente, molte camicie di lino e un’amante russa che fa la violinista e gira solo in motoscafo. In generale, gran tombeur de femmes.

❝ Racchiude un’energia selvaggia sul punto di esplodergli sotto i vestiti. ❞ (pag. 33)

L’ALTRO 
Filippo, ventinovenne architetto un po’ sfigato amico di Elena dai tempi dell’università. Appartiene a quella precisa categoria di masculi che accompagna le donne a vedere i film indipendenti e ai musei d’arte antica per anni senza mai concludere niente. NB: Per lui Elena è “Bibi”

L’AMICA DI LEI  
Gaia, 29 anni, pr coatta, del tipo che si compra gli orologi tempestati di Swarovski, ascolta David Guetta, se deve giurare su qualcosa lo fa sulle sue Manolo Blahnik e ovviamente frequenta assiduamente il discobar Piccolo Mondo, un luogo nefasto frequentato al 99% da babyturiste americane e scapoli tedeschi sotto i 20 o sopra i 45.

IL DATORE DI LAVORO DI LEI (O CUPIDO)
Jacopo Brandolini, nobile veneziano. Che inspiegabilmente si innamora dell’amica tamarra. Commissiona a Elena il restauro di un affresco in un palazzo di sua proprietà (da lì la scena del melograno allucinogeno) in cui guarda caso poi fa alloggiare Leonardo, il nuovo executive chef del suo ristorante esclusivo a campo San Polo.

Se qualcuno ora sentisse il bisogno di conoscere la trama mi preoccuperei. Passiamo quindi agli Awards

Miglior Scena di Sesso

Dirò solo che include della tartare con olio allo zenzero piccante. Di seguito un breve assaggio:

❝ «Non provare a immaginare che gusto ha», mi suggerisce Leonardo. «Scoprilo e basta.» Poi infilza la forchetta nella sua tartare e ne assaggia un pezzo, intinge due dita nella salsa allo zenzero e me la spalma sulle labbra. Mi pulisce passandoci sopra la lingua, che in un attimo si fa strada nella mia bocca umida di voglia. ❞ (pagine 211-212)

Seguono minuti intensi in cui la fede vegetariana di Elena viene sostituita da quella per il manzo, vivo o morto che sia.
In seguito, per completare questa anticamera culinaria al nutrimento della passione, decidono di pulirsi la bocca con un po’ di verdura:

❝ Poi mi mette un po’ d’insalata nel piatto e mentre l’assaggio si fa più vicino. Il fuoco del peperoncino mi scende in gola, mischiandosi all’acre dell’arancia, all’amaro dell’oliva e al fresco del finocchio. «Preparati Elena, perché la prossima cosa che mangerò», Leonardo mi soffia sul viso, «sei tu.» ❞ (pag. 213)

Peggior Scena di Sesso

Francamente quella in cui lui la spoglia, la benda, la lega a una sedia e poi se ne va per un’ora.

❝ Adesso le caviglie cominciano a farmi male e anche i polsi. Il sangue a fatica raggiunge le estremità. Una lacrima sottile mi scivola da sotto la benda fino alle labra – è calda e salata – quando avverto un lieve fruscio. Percepisco una presenza nella stanza. “Leonardo? Sei tu?” ❞ (pag. 184)

Miglior Scena Non-di-sesso

Originariamente la giuria voleva assegnarlo alla scena in cui i due amanti sono a fare un’escursione bucolica nella terra del prosecco quando improvvisamente comincia a piovere e si vedono costretti a chiedere ospitalità a una vecchia coppia di contadini trevigiani, con cui finiscono per fare amicizia e passare il pomeriggio a bere vin brulé e a mangiare torta di mele (e probabilmente anche a imparare le bestemmie). Ma alla fine il trash ha vinto sul bene e quindi il premio va al cameo letterario di Tommy Vee, ovvero il deejay veneziano che partecipò al Grande Fratello un sacco di anni fa ed ebbe un torrido love affair con una modella di abiti da sposa venezuelana.

Nel libro Tommy Vee è il deejay-in-da-house di un’esclusiva festa di Carnevale a cui Leonardo porta Elena. Diremo solo che finisce con un letto a baldacchino matrimoniale sovrappopolato (nota bene: l’intruso è una ballerina vestita da porno odalisca). Ma ciò che davvero merita una segnalazione è l’eccezionale attitudine al meta-realismo dell’autrice:

❝ Un soppalco illuminato da luci psichedeliche ospita la consolle del dj. Lo riconosco. È Tommaso Vianello, in arte Tommy Vee. Facevamo la strada insieme quando andavo al liceo – io ero al primo anno, lui al quarto – e mi piaceva da morire, ma non ho mai avuto il coraggio di dirglielo. ❞ (pag. 306)

Premio Strega subito.

Peggior Scena Non-di Sesso

C’era questa scena in cui loro sono ancora due semisconosciuti al palazzo di Brandolini e arriva improvvisamente l’acqua alta. Lei è bloccata, «con le sue ballerine in pelle scamosciata e le calze alla parigina» quindi lui da bravo gentiluomo siculo decide prontamente di caricarla sulla carriola attraverso le calli di Venezia con corredo di stivali da pescatore e tutto. Però ha vinto un’altra scena, ed è quella in cui, nel mezzo della notte stellata, lui si ferma a guardare rapito l’acqua di un canale e, voltatosi con fare assorto verso di lei, le chiede:

❝ «Chissà cosa c’è là sotto, ci hai mai pensato?» ❞

Il che è già sufficiente per farlo internare in qualche ospedale psichiatrico.

Ma invece lei, l’aborigena Elena Volpe, cresciuta fra Pitura Freska e baccalà, sembra momentaneamente aver dimenticato ciò che si cela sotto le putride acque dei canali, ovvere le Scoasse, e ammaliata risponde:

❝ «Guardo in basso anch’io e mi rendo conto che in effetti non me l’ero mai domandato.» ❞

Cotanta epifania è poi seguita da una breve ma profonda digressione sul tema:

❝ «Questa città è talmente impegnata a stare a galla che uno non si preoccupa mai di cosa ci sia, nel suo cuore profondo.» Rifletto a voce alta. {Lui} Tace per qualche istante che mi sembra lunghissimo, poi si gira verso di me e mi domanda, in un sussurro: «Non ti piacerebbe scoprire cosa si nasconde al fondo di ogni cosa?» (pag. 130) ❞

Ovviamente, ogni doppio senso è puramente casuale. 

Twitter: @Alessandra_Mal
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Irene Cao, Io ti guardo, Rizzoli, 349 pagine, 5 €

Se si potesse catturare il piacere, Elena lo farebbe con gli occhi. Ventinove anni, di una bellezza innocente ma sfacciata, non sa ancora cosa sia la passione. Il suo mondo è fatto di arte e colori, quelli dell’affresco che sta restaurando a Venezia, la città magica dove è nata. Fino a quando incontra Leonardo, uno chef di fama internazionale, che irrompe nella sua vita travolgendo ogni cosa: la storia d’amore appena nata con Filippo, l’idea che ha sempre avuto di sé e, soprattutto, il suo modo di vivere il sesso. Perché Leonardo, inquilino inatteso nell’elegante palazzo in cui lei lavora, è arrivato per schiuderle le porte di un paradiso inesplorato di cui solo lui possiede le chiavi. I segreti della cucina, della materia grezza che nelle sue mani si trasforma in estasi per il palato, non sono gli unici che conosce: Leonardo sa che il piacere è una conquista per tutti i sensi, ha una forma, un odore, un sapore. E guiderà Elena oltre i suoi limiti, fino al confine più dolce ed estremo dell’ossessione. Ma a una condizione: non dovrà mai innamorarsi di lui. Elena non ha scelta, può solo accettare il suo patto spietato e lasciarsi sedurre da quell’uomo dal passato oscuro, che sembra sfuggire al suo desiderio di legarlo a sé…

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