La maledizione di Wimbledon sui grandi: ko pure Federer

Il campione in carica è out

LONDRA – Non c’è pace nel regno della tradizione, siamo solo al terzo giorno del Wimbledon edizione 2013 che si ha già la sensazione di vivere in un mondo alla rovescia. Il mercoledì della prima settimana, mentre neanche si è finito di disputare tutti gli incontri del secondo turno, già si registra ogni sorta di primato di imprevedibilità: ci sono stati sette ritiri, che ufficiosamente (per mancanza di prove scritte) viene considerato il record in un singolo giorno di un torneo del Grande Slam, c’è il sole e ancora non ha piovuto dall’inizio del torneo, e i favoriti della vigilia cadono sconfitti a getto continuo. Cominciamo dalla deflagrazione che ha concluso la giornata di oggi: il campione in carica Roger Federer è stato sconfitto in quattro set da Serhij Stachovs’kyj, tennista ucraino attualmente classificato numero 116, che ha piegato lo svizzero con un coraggioso serve&volley senza tregua, attaccando in qualsiasi momento gli fosse possibile. Proprio quel tennis che viene dato per finito, considerato impraticabile nel tennis balistico moderno, ha fruttato a Stachovs’kyj la sua prima vittoria contro un top 10, dopo 21 confronti.

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Troppi i numeri per dare l’idea dell’evento verificatosi: Stachovs’kyj è andato a rete 96 volte, quindi praticamente un punto su tre dei 323 punti giocati, di queste sortite in avanti ne ha vinte 61, mostrando un coraggio e un’incoscienza che forse è tra le assenze più rimpiante nel gioco moderno. Battendo Federer gli ha procurato la sconfitta più prematura in un’edizione di Wimbledon dal 2002, quando il Maestro perse nel primo turno, e in assoluto la più cocente in uno Slam dal 2003, quando uscì al primo turno del Roland Garros.

Con questa sconfitta Federer interrompe la sua striscia di 36 quarti di finale consecutivi agli Slam, e diventa il campione in carica battuto più prematuramente a Wimbledon dopo Lleyton Hewitt, che nel 2003 perse al primo turno. Non solo: oggi erano in azione ben sette ex numero 1 tra singolare maschile e femminile, e hanno perso tutti. Quest’anno Londra dietro la patina di tradizione vuole sconvolgere tutta la prevedibilità che di recente affligge i grandi tornei: ha iniziato mettendo i bastoni tra le ruote proprio a Federer, vietandogli di usare le scarpe sfoggiate al primo turno perché la suola arancione contrastava con la regola all-white in voga all’All England Club. Roger in effetti oggi si è presentato con calzature più consone, e non si può fare a meno di pensare allo sgarbo pedante che ha dovuto subire, lui che qui ha vinto sette volte e che incarna come nessuno lo spirito del gentiluomo vecchia maniera, costretto a cambiare scarpe alla vigilia di un match che poi ha perso, con tutte le conseguenze statistiche e storiche appena illustrate.

Ma le stranezze non si easuriscono qui, perchè dopo Nadal eliminato lunedì dal belga n. 135 Darcis (ritiratosi anche lui oggi prima di scendere in campo), Federer giustiziato da Stachovs’kyj, anche la n. 3 Maria Sharapova oggi è caduta per mano di un’altra sconosciuta, la n. 131 Michelle Larcher de Brito. Innervosita da un manto erboso a suo giudizio scivoloso e che l’ha vista andare a terra in un paio di occasioni, la siberiana si è piegata a un’avversaria che non esitava a picchiare la palla (e a emettere rantoli sofferenti) tanto quanto lei. Come Maria, anche l’ex numero 1 Caroline Wozniacki è finita nelle spire dell’erba londinese, chiedendo l’intervento del fisioterapista dopo una brutta caduta, ma non riuscendo a evitare una sconfitta per 6-2 6-2 contro la ceca Petra Cetkovská, che avanza al secondo turno di uno Slam soltanto per la seconda volta in carriera.

Flavia Pennetta poi ha passato il turno per ritiro della numero 2 Victoria Azarenka, ancora sofferente per un incidente al ginocchio destro patito nell’incontro precedente, mentre Jo Wilfried Tsonga si è ritirato quando era sotto 2 set a 1 contro il lettone Ernests Gulbis per un dolore sempre al ginocchio, stavolta il sinistro. Tra storie di Davide contro Golia, prati scivolosi, scarpe inappropriate, il torneo dell’ortodossia sta mostrando un’imprevedibilità che aggiunge molto intrigo alla prima settimana, che in genere si svolge come una passerella dei campioni prima di arrivare agli scontri diretti. Con le varie star cadute prematuramente si liberano diverse posizioni verso le fasi finali, e c’è da augurarsi che qualche nome nuovo si faccia largo per provare a guardare da vicino l’argenteria. Un nome su tutti, impossibile non essere con lui: metà giamaicano metà tedesco, una chioma di dread lunghi quasi un metro, un gioco folle, spadaccino come neanche Stachovs’kyj oggi contro Federer, il n. 189 Dustin Brown oggi ha raggiunto per la prima volta un terzo turno di uno Slam battendo Hewitt, con stile avventuroso e grande tocco. Se Wimbledon vuole continuare a fare sul serio con le sorprese, allora vogliamo Dustin Brown protagonista anche nella seconda settimana, perché il reggae applicato al tennis non si era mai visto.

Un mesto Roger Federer saluta il pubblico dopo la sconfitta (Carl Court/Afp)

Twitter: @FabSevero

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