Matera e l’incredibile parco eolico vista Sassi

Patrimonio Unesco a rischio. Partito democratico spaccato sulla decisione

Se la cultura è il petrolio italiano, che cos’è il petrolio lucano? Cos’è l’energia di questa Basilicata che copre il 10% del fabbisogno nazionale? Certamente è una risorsa, risposta scontata. Ma è anche una questione talmente delicata e complessa che su di essa la Basilicata si sta incartando. L’ultimo esempio di questa composita controversia energetico-culturale è a Matera. La città dei Sassi. La piccola Galilea italica, che da Pasolini in poi ha un’evidenza cine-spirituale ormai planetaria.

 https://www.youtube.com/embed/_5ZQXJNH8q4/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

Un insediamento urbano tutelato dall’Unesco. Matera che ambisce ad avere un’ulteriore affermazione, candidandosi a capitale europea della cultura 2019. Insomma un luogo che sembra calibrarsi su una precisa strada di sviluppo. Poi esce fuori che da pochi giorni è stato autorizzato un parco eolico da 30 megawatt per 45 pale a firma della Zefiro Energy e che la Italcementi attende la imminente concessione per costruire a ridosso del Parco della Murgia un impianto di produzione che impiegherà combustibili solidi secondari. Apriti cielo.

La rissa istituzionale a insegna pd vede opposti il Comune e la Regione: l’uno a urlare alla “prevaricazione” e ribadire la netta contrarietà, l’altra a chiedere retoricamente dov’era il sindaco Adduce quando in sede di conferenza dei servizi veniva stabilito il quadro. Mentre viene fuori che in sede municipale la questione è stata affrontata non con la decisione mostrata in questi giorni.

Intanto tra i Sassi – che peraltro sono di proprietà dello Stato, e dunque un intervento da Roma sarebbe probabilmente opportuno – si teme che la vicenda possa innescare una procedura di verifica da parte dell’Unesco sullo stato del sito. Con tutte le conseguenze anche sulla corsa per diventare capitale europea, che richiamerebbe investimenti importanti sulla città (l’unica peraltro in regione a non perdere presenze turistiche).

Al di là del merito che pure è fondamentale, resta un quesito di fondo, che va oltre i problemi della Basilicata: in ultima analisi, l’Italia è davvero in grado di stabilire che la cultura è il suo petrolio, e che è capace di trarre politiche conseguenti a questa idea? C’è una struttura delle istituzioni in grado di favorire uno sviluppo delle sue risorse, di ogni tipo e dunque di quelle paesaggistiche e culturali come di quelle energetiche, armonizzando il proprio intervento?

Restando in Basilicata, si arricchisce di sempre nuovi capitoli il romanzo politico del petrolio (qui c’è il più grande giacimento a terra d’Europa), tra posizioni quasi sempre fratricide sul versante dell’egemone centrosinistra: tra chi lo vuole, chi lo vuole in un certo modo, chi non lo vuole più, chi non lo hai mai voluto. La regione ha bloccato le nuove estrazioni (ma non i permessi di ricerca già concessi) con una legge. La Consulta però di recente l’ha bocciata. Si riapre dunque con più vigore la questione sulla gestione del territorio groviera, bucato ovunque alla ricerca dell’oro nero. Il nodo è la tutela del paesaggio (un paesaggio peraltro tra i più variegati della penisola, passando dalle rocce quasi dolomitiche alle spiagge, attraverso boschi verdi e calanchi lunari, nel giro di poche decine di chilometri). E soprattutto la messa in sicurezza dell’ambiente, visti gli allarmi che puntualmente vengono lanciati sulle falde acquifere e i terreni agricoli.

Certamente l’argomento assorbirà molta parte della campagna elettorale che si aprirà a breve per la guida della Regione (si vota il 17 e 18 novembre), dopo le dimissioni anticipate del governatore pd Vito De Filippo in seguito allo scandalo su rimborsi e scontrini falsificati o gonfiati che ha travolto giunta e consiglio: per carità, niente diamanti belsiti o ville fiorite, ma piuttosto francobolli, giornali, perfino un pezzo di caciocavallo, che vedono coinvolti una quarantina di persone per episodi diversi e di diversa entità. Di certo si annuncia una campagna di fuoco, per una regione erroneamente ritenuta piccola, periferica forse ma centrale per molte partite, su tutte l’energia. E in questo senso, acquista un particolare rilievo anche simbolico quest’ultimo caso del parco eolico di Matera: perfetta metafora di un paese litigioso e incapace di decidere cosa vuole per sé.