Pd, Renzi alza la pressione per il congresso

È il giorno della direzione nazionale del Pd. Oggi si decide quando sarà il congresso

Mancano poche ore alla prima direzione nazionale del Pd dell’era targata Guglielmo Epifani. L’ex segretario della Cgil, traghettatore dei democratici “ma anche no”, sta preparando la relazione che dovrà tenere unite le svariate anime dei democratici. Una relazione che dovrà tenere dentro chi vuole il congresso entro ottobre, come già approvato nell’assemblea nazionale di circa un mese, e chi, come Enrico Letta e Dario Franceschini, tutto sommato può desiderare che la segreteria Epifani «duri più a lungo possibile, magari fino alla conclusione del governo di servizio». Insomma, il neo segretario dovrà utilizzare l’espressione veltroniana del “ma anche” per contenere tutti, per non scontentare nessuno, e, in fondo, per costruire «la sua candidatura al prossimo congresso», profetizza un deputato bersaniano.

Alle 18 di oggi presso Largo del Nazareno, sede nazionale del Pd, in una direzione come di consueto a porte chiuse, il Pd cercherà di ripartire dopo i travagliati 55 giorni per l’elezione del Capo dello Stato e per la formazione del governo Letta. Da più parti assicurano «che non succederà nulla di eclatante». O almeno si spera. Ma è indubbio che ci sia una fetta di Pd, che comprende Matteo Orfini (giovane turco), Pippo Civati e l’eterna promessa Matteo Renzi che andrà lì decisa e vorrà sapere quando sarà il congresso. Orfini è stato chiaro: «Il congresso si deve tenere a ottobre senza rinvii e servono primarie aperte». Del resto, mormora un veltroniano, «se non lo fai ad ottobre troveranno un escamotage per rinviarlo al 2014». Infatti chi come Civati si sente «un po’ stufo» non esclude che lo stato maggiore dei democratici cercherà di spingere il match del congresso più in là: «Secondo me vogliono allungare il brodo». Chiaro.

Un modo come un altro per mettere in difficoltà Matteo Renzi, deciso da qualche giorno a scendere per la corsa congressuale. In questi giorni il sindaco di Firenze è in giro per tutto lo stivale per presentare il libro “Oltre la Rottamazione”. Un minitour che gli consente di essere sempre sulla cresta dell’onda e di frenare il vento contrario che proviene proprio dal suo partito. E oggi irritualmente non diserterà l’assise dei democratici. Parteciperà perché vuole mettere pressione ai vertici di Largo del Nazareno. Fin dal mattino sarà nella Capitale. Riunirà (forse) i suoi parlamentari all’ora di pranzo, e probabilmente incontrerà un’altra volta il lìder maximo Massimo D’Alema, ormai interlocutore preferito dell’ex rottamatore, come dicono al Nazareno, «il consgliere di Matteo». Risulta chiaro che i due abbiano un canale preferenziale di comunicazione, «c’è stima e feeling» e nella testa dell’ex presidente del Consiglio pare ci sia un solo obiettivo: Renzi segretario e vice il dalemiano Gianni Cuperlo per dare un tocco «sinistro» ai vertici del Pd. Un mix perfetto che terrebbe dentro praticamente tutti: dai veltronian-renziani (Gentiloni, Verini, Ceccanti) agli ex Ds, con in testa a premere l’acceleratore il sindaco di Torino Piero Fassino e il primo segretario della storia dei democratici Walter Veltroni.

Eppure le strategie future resteranno sullo sfondo della direzione. Il primo nodo che nel pomeriggio Epifani dovrà affrontare e sciogliere sarà quello dei dodici componenti delle segreteria e dei membri del Comitato di lavoro per il congresso. «Perché lì si capirà se ci sarà una gestione collegiale della segreteria e del congresso», sbotta un renziano. Il sindaco di Firenze vorrebbe la casella dell’organizzazione, ricoperta nell’era Bersani da Nico Stumpo, che di certo gli consentirebbe di gestire al meglio eventuali primarie. E per quella casella avrebbe pensato al fedelissimo Luca Lotti, già capo di gabinetto del comune di Firenze. Oppure ad un altro fedelissimo come Matteo Richetti, nelle ultime settimane in silenzio perché non avrebbe gradito alcune posizioni del capo corrente fiorentino. Ma, stando ad una fonte de Linkiesta, la casella dell’organizzazione dovrebbe andare o ad un bersaniano, Stumpo sarebbe nuovamente in campo, o tutt’al più ad un franceschiniano come Antonello Giacomelli. Al momento Epifani non avrebbe completato le dodici caselle, e poche ore prima della direzione il segretario in carica avrà alcune riunioni con i leader delle varie anime «per trovare la quadra».

Tuttavia non mancheranno le sorprese. «Siamo sempre ad una direzione del Pd: l’ennesima del 2013», scherza un veltroniano. Il primo a guastare i piani di Epifani sarà Beppe Fioroni. Il leader degli ex popolari presenterà un ordine del giorno proponendo di «fare un ampia consultazione nei circoli per capire le idee della nostra base sull’idea di governo avendo già sbagliato più volte», spiega a Linkiesta. Un ordine del giorno che sarebbe gradito anche da chi come Rosi Bindi sarebbe intenzionata a presentare un documento sopratutto in virtù delle aperture del governo Letta su una modifica dell’impianto della nostra Repubblica verso il semipresidenzialismo. Un tema «delicato» che ha aperto un ampia discussione all’interno del partito. In tour elettorale per la tornatina elettorale siciliana Massimo D’Alema, che risponde ad una grande fetta della direzione, avrebbe posto un freno sul tema del presidenzialismo: «L’elezione diretta del Capo dello Stato significa fare del Capo dello Stato il capo di una parte politica. Oggi invece noi abbiamo un Presidente della Repubblica che è al di sopra delle parti politiche e abbiamo constatato che è utile avere un Presidente al di sopra delle parti». Semmai qualora passasse un sistema presidenziale, sottolinea Anna Finocchiaro, «deve essere accompagnato da norme rigorosissime su incompatibilità e conflitto di interessi». Insomma un’altra patata bollente sul tavolo del neo segretario Epifani, che di certo complicherà l’inizio della stagione pre-congressuale.

Twitter: @GiuseppeFalci

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