Rcs, se John Elkann vuole innovare usi i soldi di Exor

Nuovo o vecchio capitalismo?

Non sbaglia affatto chi legge(va) la vicenda del travagliato aumento di capitale del Corriere della Sera come prova provata del fallimento della borghesia italiana, versione galassia del nord, nemmeno più in grado di pensare ad un destino diverso da una semi liquidazione del gruppo Rcs per mancanza di idee, di senso delle cose e quindi di soldi e dello stare nel proprio paese con ambizioni da classe dirigente, oltre revanchismi (magari anche giusti) e lamentazioni. Una sindrome dei Buddenbrook cominciata alla fine degli anni Settanta con la crisi della grande impresa puntellata dalla Mediobanca di Enrico Cuccia, protrattasi fin sulle soglie della »web revolution».

Dove sono finiti i borghesi?, si chiedeva qualche anno fa un grande liberale come Sergio Ricossa. Su Linkiesta ne parliamo spesso. Con le dovute eccezioni, chi nella rendita comoda, chi a tenere bordone all’amico Berlusconi per convenienza, convinzione o pigrizia, chi nella dimensione borghigiana di cui parla spesso Giuseppe De Rita, chi semplicemente a coltivare il proprio orticello, i suoi bei weekend al mare o in montagna. Chi infine all’estero, costretto a fare business via dal paese. Nel frattempo quei pochi grandi gruppi rimasti, dopo che il capitalismo famigliare italiano è uscito via via dai settori innovativi (chimica, farmaceutica, elettronica, trasporti), si sono fatti rentier: dalle auto, dagli pneumatici, dalle macchine per scrivere e dai pc alla gestione di autostrade, telefoni, energia elettrica e gas. Insomma protezione, cedole, tariffe al posto della dura intrapresa, tutti settori che richiedono di non disturbare il manovratore a palazzo Chigi e la politica in genere, con cui è meglio scendere a patti in cambio di protezioni. Ex post, la fine, il declino, il ridimensionamento o la trasformazione delle varie Montedison, Olivetti, Pirelli e Fiat è di questa debolezza industriale, borghese e di sistema insieme, che raccontano.

Il Corriere della Sera in questi decenni è stato il luogo per eccellenza in cui si è specchiata questa borghesia riluttante e schizofrenica perchè via Solferino, con le sue ipocrisie, il suo fascino e i suoi limiti, ha saputo mescolare miserie e grandi visioni, modernizzazione e provincialismi, grandi narrazioni originali e il più trito politicamente corretto. In ogni caso, chiunque accarezzasse una idea di paese e di futuro per l’Italia era su quella tribuna e da quella tribuna che doveva parlare.

Poi è arrivata la crisi, economica ed editoriale, ed è cambiato il mondo. Velocemente. In pochi anni. Anche se tutto si può dire tranne che fosse uno tsunami inaspettato. E con la pubblicità sono finiti i soldi. Sono esplosi i debiti. Sono caduti i mostri sacri e si è liquefatto il salotto buono. Dei vecchi fasti di via Solferino oggi non resta che la tappezzeria sdrucita insieme a qualche scintilla che andrà marcata stretta, per capire se è l’epigono del vecchio mondo che prova a riprodursi, o l’alba di un nuovo modo di essere borghesi, innovatori e classe dirigente. 

Sì perchè ieri c’è stato un giovane borghese, cosmopolita e facoltoso, che ha battuto un colpo in Rcs. John Elkann e la sua Fiat hanno comprato in borsa e pagando cash diritti di azioni per salire nella fase post aumento di capitale oltre il 20% della società che edita il Corriere. Diventandone l’azionista forte e incontrastato. Dopo mesi di confusione e di incertezza nella catena di comando e di governance dell’azienda, potrebbe anche essere un gesto di chiarezza e di coraggio. Superando il barocchismo del vecchio patto di sindacato. 

C’è un “però” che ad oggi fa tutta la differenza e non fa intravedere quella svolta tanto attesa che ci si aspetterebbe da chi dice di voler abbandonare la logica del salotto buono. Se John Elkann vuol davvero rilanciare il Corriere portandolo nel terzo millennio, cambi portafoglio e non usi i soldi di Fiat – impresa che ha troppe partite aperte con la politica a cominciare dal futuro degli stabilimenti italiani e l’utilizzo della cassa integrazione in tutte le sue forme, pagata dalla collettività. Usi i soldi e le risorse di Exor perchè sono gli Agnelli che devono fare l’ultimo passo e investire di tasca propria. Con il portafoglio Fiat si facciano le auto, possibilmente belle e competitive. Altrimenti il colpo battuto ieri salendo in Rcs resterà solo un colpo dal basso, vecchia maniera. E questo non va bene.  

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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