Scandali escort e il mix fra uffici pubblici e i vizi privati

Scandali e senso del decoro

Adesso tutti quello che hanno linciato Franco Battiato e lo hanno accusato di misoginia per le sue esternazioni provocatorie dovrebbero andare in processione a chiedergli perdono. Adesso quelli che hanno spinto alle dimissioni da assessore regionale Franco Battiato per la sua celebre invettiva sulle “puttane” in Parlamento dovrebbero dire: scusate, era una potente metafora, ma noi non lo avevamo capito. Adesso – per esempio – dovrebbe chiedere scusa a Battiato Rosario Rosario Crocetta, il presidente di regione che lo ha fatto dimettere da assessore. Adesso dovrebbero risarcirlo, almeno moralmente, i due presidenti delle Camere, Piero Grasso e Laura Boldrini, che si indignarono, insieme ad Elsa Fornero e a Daniela Santanché per quell’accostamento fra prostituzione e istituzioni.

A Firenze abbiamo l’assessore che nelle intercettazioni chiamerebbe “Amore” la presunta prostituta romena Adriana, ma dice di non sapere che mestiere facesse, come qualcuno dei personaggi immaginati da Fabrizio De André nell’immaginario ipocrita di Bocca di Rosa. La stessa Adriana, per giunta, aveva alloggiato in una casa per persone disagiate presso la cooperativa sociale “Il Borro”, mentre al l’Hotel Mediterraneo, teatro di convegni amorosi a pagamento – se fosse vero quello che ci dicono le inchieste – si erano avvicendate 142 squillo in 23 giorni, un piccolo battaglione di impiegate del sesso.

In Sicilia le indagini ci dicono che avremmo la voce “Sara Tommasi” nel bilancio di una fantomatica campagna pubblicitaria dell’ente formazione regionale che però non risulta mai essere stata fatta. «Quei soldi – tremila euro – si riferivano a una prestazione di altra natura», avrebbe detto il testimone di un’inchiesta, la cui ipotesi accusatoria è che con i finanziamenti regionali ed europei, con i fondi per la disoccupazione si pagassero le escort per alcuni politici. Tutto questo nel paese in cui le Olgettine sono diventate un neologismo in cui il vicepresidente della regione Puglia, Sandro Frisullo, si è dimesso perché i magistrati scoprirono che si sarebbe fatto pagare delle prostitute dal re delle protesi Giampaolo Tarantini, e in cui il presidente della regione Lazio Marrazzo si è dimesso per una storia di trans.

E tutto questo nel paese in cui un senatore, Paolo Guzzanti, scrisse il profetico saggio “Mignottocrazia”, e nello stesso anno in cui Cosimo Mele, l’ex deputato dell’Udc che fu protagonista del famoso festino erotico in un albergo di via Veneto chiude l’odissea riabilitativa aperta da quello scandalo con una trionfale elezione a sindaco. E aveva ragione: qui lo scandalo non è nella mortificazione di un sentimento puritano. Non è nel tradimento delle istituzioni coniugali, e nemmeno nell’offesa al senso del decoro. Ma nella commistione tra gli uffici pubblici e i vizi privati.

Cantava Franco Battiato:

“Non ci siamo capiti 
e perché mai dovremmo pagare
anche gli extra a dei rincoglioniti?”. 

Parole sante del Maestro. Questa è la Mignottocrazia 2.0, bellezza.

Twitter: @lucatelese
 

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta