Portineria MilanoDe Gennaro, uno sbirro per ripulire Finmeccanica

Dal caso Drs a Vito Palazzolo

C’è una frase di Giovanni Falcone che potrebbe tornare presto di attualità. E che Gianni De Gennaro, classe 1948, prossimo a diventare presidente di Finmeccanica, ricorderà sicuramente essendo stato amico e collega del magistrato ucciso dalla mafia nel 1992. La domanda che si faceva Falcone nel 1983 era questa, ovvero «quali rapporti esistessero tra la mafia e i nostri fabbricanti d’armi come Otomelara, Agusta e Aermacchi» in Africa, terra di guerra e di conflitti.

Parte forse anche da questa considerazione la scelta di nominare come numero uno della holding della difesa l’ex capo della polizia italiana. Perché l’incarico allo «sbirro» per eccellenza del nostro paese si sviluppa su due binari. Da un lato i rapporti con gli Stati Uniti minati dopo gli scandali della gestione di Giuseppe Orsi per gestire la delicata partita di Drs Technologyes. Dall’altra l’ombra della procura di Palermo che nel 2014 porterà in Italia Vito Roberto Palazzolo, il cassiere di Cosa Nostra, che avrebbe fatto affari con Finmeccanica in Africa.

Chi conosce da anni i meandri di piazza Montegrappa, sede della più importante azienda italiana nel settore della Difesa, racconta che la scelta di nominare il super poliziotto Gianni De Gennaro come presidente sia una scelta più «che mai felice» e «azzeccata» per lo Stato italiano. Sarà pure una pensione «dorata», da più di un milione di euro l’anno sussurrano i maligni, ma l’arrivo di un pezzo da novanta dell’intelligence dovrebbe mettere fine una volta per tutte ai veleni che in questi anni hanno toccato l’azienda leader nell’aeronautica e nell’elettronica militare, tra inchieste, faccendieri di ogni tipo e polemiche.

Il motivo della scelta è presto detto. E oltre a risiedere negli ottimi rapporti tra l’ex capo della polizia e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sta tutto nelle difficoltà «societarie» (copyright dell’ad Alessandro Pansa) che Finmeccanica ha dovuto scontare in questi anni: le inchieste sulla holding da Busto Arsizio fino a Palermo sono ancora tutte da chiudere e c’è il rischio che possano creare nuovi problemi o scandali. Sta anche qui, nelle vicende giudiziarie ancora sullo sfondo, la scelta di nominare un super poliziotto che riscatti agli occhi dell’opinione pubblica, soprattutto internazionale, l’azienda di piazza Montegrappa.

Sette anni da capo della polizia, unico non americano ad aver ricevuto la massima onorificenza dell’Fbi, quattro alla guida dei servizi segreti e uno da tecnico prestato alla politica come sottosegretario con delega agli 007, lo ‘Squalo’ – come lo chiamavano i suoi più stretti collaboratori – è sempre stato un uomo di poche parole, con le idee molto chiare e capacità riconosciutegli anche dai suoi nemici. «All’inizio degli anni novanta mi diedero un pezzo di carta e mi dissero ‘fai la Dia’ – raccontò quando il governo Prodi lo nominò commissario straordinario per l’ennesima emergenza rifiuti in Campania – Non avevo nulla, lo staff era composto praticamente solo da me. Con l’autista ci fermavamo in una traversa di via Barberini e in macchina scrivevo le relazioni». 

Del resto, l’unica macchia di De Gennaro nella sua carriera è quella del G8 di Genova, con la «macelleria» della scuola Diaz. Vicenda quest’ ultima, che potrà procurargli qualche fastidio iniziale, tra le proteste di Sinistra e Libertà o di una parte del Partito Democratico, ma che non minerà più di tanto l’arrivo di De Gennaro in Finmeccanica. C’è chi lo definisce una delle cinque persone più potenti in Italia. Di certo il rapporto di grande fiducia con il presidente della Repubblica aiuta. Perché «Di Gennaro» è un democratico a tutto tondo. Grande amico di Massimo D’Alema, in buoni rapporti con l’establishment di Silvio Berlusconi, l’ex super poliziotto è il tappo che potrebbe sedare gli anni di veleni che hanno accompagnato l’uscita di Pierfrancesco Guarguaglini e l’entrata di Orsi in Finmeccanica.

Anche i sindacati, per prima la Uilm, hanno accettato da subito la nomina di De Gennaro, che potrebbe anche stoppare le mire «militaristiche» che aveva Orsi, ovvero quelle di portare il gruppo a promuovere di più rami d’azienda come Agusta Westland e svendere magari asset come Ansaldo Energia o Selex. «La società capogruppo, guidata all’Ad Alessandro Pansa» scrive la Uilm «ha bisogno di un ‘management’ forte che ridia tranquillità ai mercati e permetta di proseguire su quella strada dell’efficientamento iniziata già da diversi mesi in tutte le aziende del gruppo.

Non è un mistero che De Gennaro sia in buone relazioni con gli Stati Uniti. Inizia a tessere relazioni oltreoceano già a 27 anni quando inizia a collaborare con gli investigatori della Drug Enforcement Administration (DEA) e dell’Fbi, tanto che sarà uno dei protagonisti dell’inchiesta ‘Pizza Connection’, che Giovanni Falcone coordina dall’Italia facendo sponda con un altro nome americano caro a De Gennaro, cioè l’ex procuratore e poi capo dell’FBI Louis Freeh. Tanto che allo stesso De Gennaro, allora Capo della Polizia, la stessa FBI riserva un encomio nel 2006.

Nei primi anni ’80 una delle sue indagini finisce nei fascicoli del maxi-processo: con la squadra narcotici di Roma individua un traffico di stupefacenti globale che trova come snodo la Thailandia e il trafficante Koh Bah Kin, arrestato nell’agosto del 1983 e in contatto con figure di spicco della malavita siciliana e romana. Koh Bah Kin viene ritenuto dagli investigatori anche in contatto con un altro nome che in questi giorni è tornato in primo piano proprio nella vicenda Finmeccanica: si tratta di quel Vito Roberto Palazzolo, oggi in carcere a Bangkok in attesa di estradizione verso l’Italia.

Nel 2014 Palazzolo, il cui nome fece la comparsa nelle inchieste della magistratura anche sulla scorta delle indagini di De Gennaro, potrebbe rientrare e chiarire il giro di tangenti estere che sarebbero transitate per commesse di elicotteri venduti in Africa dalla holding della Difesa italiana. Anche se fino a oggi le intenzioni di colui che gli inquirenti hanno dipinto come il “cassiere di Cosa Nostra”, sembrano quelle di riferire fatti fino al 1985.

Dopo le indagini degli anni ’80 (De Gennaro sarà colui che consegnerà Buscetta a Falcone) occuperà costantemente ruoli chiave nell’amministrazione della Pubblica sicurezza, inanellando nomine una dietro l’altra: nel 1990 è vice direttore della Polizia, nel 1993 è a capo della Direzione Investigativa Antimafia, nel 1994 guida la Criminalpol e nel 1997 arriva sulla poltrona di vice-capo vicario della Polizia per poi diventare capo dal 2000 al 2007. Successivamente è tra i Commissari straordinari per l’emergenza rifiuti in Campania per circa cinque mesi nel 2008, poi Direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (Dis) fino al 2012, e conclude come sottosegretario di Stato con delega ai servizi segreti. Incarico da cui si dimette nell’aprile 2013.

Ad avvicinare Gianni De Gennaro e il Presidente dellaRepubblica Giorgio Napolitano sono proprio gli anni ’90. Dopo gli anni caldi delle bombe della mafia e di tangentopoli (fu quello il periodo in cui il futuro capo della Polizia si inimicò parte di quello che diventerà il centrodestra: sarà la sua Criminalpol a supervisionare le indagini dello Sco che porteranno a Cesare Previti), in cui De Gennaro guida la DIA e la Criminalpol, nel 1994 è Maroni a promuoverlo vice capo della Polizia, ma sarà sotto l’egida del Napolitano ministro dell’Interno nel ’97 che il il prefetto si guadagna la qualifica di vice-vicario.

Le strade dei due si incrociano e De Gennaro imboccherà così una riorganizzazione dell’apparato di sicurezza e del servizio segreto scontrandosi anche con l’ex capo dei servizi Nicolò Pollari. Dal 2000 al 2007 De Gennaro è capo della polizia. In mezzo c’è la mattanza di Genova, ma il personaggio assume peso anche all’interno delle relazioni istituzionali, e l’arrivo ai vertici di Finmeccanica non è che una conferma della caratura raggiunta e di una strategia di corsa al potere iniziata ben prima di qualche mese fa.